Un progetto affascinante: riaprire i Navigli

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A Milano in questi giorni si fa un gran parlare della riapertura dei Navigli. Un progetto affascinante, che darebbe a Milano un tocco retrò e accattivante facilmente spendibile per il settore turistico. Ne parla Wired presentando il progetto del Politecnico, che prevede la costruzione di 12 chilometri di canali navigabili, che potranno poi anche fungere da sistemi di comunicazione.

Il costo dell’opera è stimato in 406 milioni di euro, una cifra considerevole. Il vicesindaco con delega all’Urbanistica Ada Lucia De Cesaris afferma che, con la conclusione del progetto del Politecnico, ora si hanno gli strumenti per avviare tra il 2016 e il 2020 la fase di progettazione vera e propria e di ricerca dei finanziamenti. Insomma, sebbene il progetto sembri più un’utopia che una reale intenzione, pare che le intenzioni siano serie. Lo conferma anche l’adesione di Umberto Ambrosoli, leader dell’opposizione di centrosinistra nel Consiglio Regionale della Lombardia, ma anche le adesioni della Regione stessa, del Parco Adda Nord e di una lunga lista di comuni.

Per avere maggiori informazioni riguardo alla riapertura dei Navigli basta guardare questo sito, in cui si spiega dettagliatamente tutto il progetto e dove si possono avere informazioni sui vari incontri che si stanno tenendo per parlare di questa proposta. Sito aperto dall’associazione “Riaprire i Navigli”, che sta raccogliendo attorno a se molti consensi. Fin qui le buone e positive notizie.

Già, perché per questo progetto c’è chi vede molti più problemi di quelli presentati, e non parliamo di una persona a caso. Si tratta di Lucio Latini, colui che nel 1969 fu chiamato per stilare i preventivi per ricoprire di terra i Navigli. E la sua prima valutazione su questo progetto è sostanzialmente negativo. Dice:

“Io la sotto in quei cunicoli, ci sono stato, li ho percorsi tutti, metro dopo metro. Era il 4 agosto 1969. Per questo penso che chi sogna di riaprire i Navigli oggi, non sa a cosa va incontro. I 404 milioni di euro? Non scherziamo, è una cifra destinata a moltiplicarsi. Ho ispezionato il canale, andavo io a vedere prima degli operai. Un viaggio incredibile, a ripensarci. Eppure ricordo alla perfezione il fondale di terra ricoperta con piastrelle, certamente non impermeabilizzato. S’è visto bene quando hanno cominciato a scavare per costruire la Linea 1 del metrò. Arrivati all’incrocio di Corso Venezia con via Senato, durante gli scavi il fondo del canale crollò. Allora non c’erano le talpe e il tunnel della metrò si scavava aprendo la strada. Fatto il tunnel, venne ricostruita la soletta del vecchio Naviglio ma con un solaio dalla portata di 250 chili. Quella soletta e li dal 1969 e se vogliono riaprire il canale e rimettete l’acqua a rifatto il lavoro, perché così com’è di acqua ne può portare al massimo 25 centimetri.”

Se non una bocciatura completa è quantomeno una stroncatura molto forte. Gli estensori del progetto, a fronte dei 400 milioni di costi, hanno preventivato anche un potenziale ritorno economico compreso fra gli 800 milioni e il miliardo di euro, ma con i costi destinati a salire questo margine potrebbe essere interamente mangiato via. Soprattutto se si renderanno necessari i grossi interventi descritti da Latini.

Resta comunque l’indubbio grande fascino dell’opera. Un progetto che per forza di cose non potrà essere realizzato in breve tempo, ma che potrebbe cambiare radicalmente il volto della città. Un progetto che, nonostante i tempi lunghi di realizzazione e i conseguenti disagi, vede comunque entusiasti buona parte dei cittadini milanesi. La domanda alla fine resta una, visto il tanto tempo da cui se ne discute: ci sarà davvero la volontà politica di portare fino in fondo questo progetto?

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Categorie:Attualità

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3 replies

  1. I navigli non si riaprono semplicemente perché non ci sono più, semmai si riscavano da zero. Ma è il massimo dell’antistoricità voler recuperare la storia come se il tempo non fosse passato. Il ritorno agli splendori passati di Milano città d’acqua è pari alla Roma imperiale di Mussolini. Piantiamola col ritornello della sua unicità, visto che c’erano il Navile a Bologna, il Canalgrande a Modena, la Giovecca a Ferrara ecc., e nessuno si sogna di riaprirli, come pure il Rio Terà dei Pensieri a Venezia.
    A Vienna la Ringstrasse è stata costruita demolendo i bastioni. Se fosse vero che si può eliminare una circonvallazione, cominciamo da quegli orrori dei cavalcavia di Monteceneri e Corvetto, invece di creare un centro per snob in gondola e scaricare il traffico sulle periferie.
    Si può valorizzare la memoria, magari con tabelloni esplicativi. Il progetto di dipingere sull’asfalto le onde può piacere più o meno, mentre certamente è il caso di restaurare le conche già esistenti per farle funzionare con acqua a ricircolo, e magari piazzare nei giardini di Santo Stefano un blocco di granito a ricordo di quelli che arrivavano per costruire il Duomo all’approdo del Laghetto, il primo a essere chiuso per motivi igienici.

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    • Mi sfugge l’antistoricità di un recupero di qualcosa di interrato (e non cancellato), che è stato patrimonio della città fino a non molti decenni fa. Senza contare che la circonvallazione interna non verrebbe completamente alienata al traffico.

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  1. Pavé e Navigli, le ultime polemiche “made in Milano” – Iperattivo Categorico

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