Greetings from Expo

Breve resoconto della (nuova) visita a Expo. Inizio col dire che funziona tutto, e bene, cosa non scontata viste le polemiche di maggio. Anche le fontanelle d’acqua gratis funzionano e sono ben distribuite, cosa importante visti i prossimi mesi estivi, e diversi padiglioni offrono anche sistemi di nebulizzazione molto rinfrescanti.

Anche il capitolo prezzi per mangiare registra novità interessanti. Al cluster del riso ci sono degustazioni a prezzi ragionevoli, con l’opportunità di pranzare o cenare con 10 euro. Ma anche al padiglione olandese ci sono possibilità di mangiare spendendo cifre abbordabili: basta “giocare” a fare un po’ gli esploratori e le possibilità si trovano. 

Un evento che si conferma popolare, pop come si direbbe oggi, in cui si mischiano appuntamenti istituzionali, incontri tematici, giochi interattivi e svaghi per ogni età e ogni tipo, da quelli che insegnano la corretta nutrizione a quelli che favoriscono il movimento. Comunque, eccovi un po’ di foto (e qualche spiegazione).

Padiglione del Bahrain: un’esposizione di colture tipiche, di tecniche di coltivazione in aree desertiche. L’esempio di come l’ingegno umano riesca a rendere fertile una terra apparentemente inservibile all’agricoltura. Alla fine di Expo il padiglione andrà in Bahrain per diventare un giardino botanico.

 Padiglione del Vietnam: interessanti all’interno, oltre alla parte dedicata a cibo e agricoltura, sono le testimonianze storiche della cultura vietnamita, composte da statue, vasi e altri reperti. Un vero viaggio nella cultura del paese.
 Cluster del Caffè: nei cluster sono raggruppate più nazioni unite da un elemento comune, in questo caso il caffè. Viene spiegato il ciclo di vita della pianta, dove cresce, come si cura, come si raccoglie, come si arriva ad ottenere i chicchi di caffè. Si scopre che noi solitamente ne consumismo due varietà, ma che in realtà ne esistono molte di più. E si scopre che in Italia, come vedete sopra, abbiamo un consumo pro capite inferiore ad altri Paesi (anche se il nostro caffè è più concentrato).

   

Padiglione del Regno Unito: una specie di grande alveare, con le piante posizionate ad altezza occhi, “per rendere voi visitatori le api di questo padiglione”. Idea molto originale. Ho ceduto comprando anche un vasetto di miele, e devo dire che è ottimo.
 Curiosità: lungo il Decumano, il grande viale che corre lungo Expo, si trova questa urna in cui si può fare una donazione per il Nepal. Sappiamo tutti del terribile terremoto che ha colpito quella nazione pochissimo tempo fa, l’aver piazzato questa urna al centro di Expo è un bel messaggio di solidarietà.

 Padiglione dell’Olanda: tanti furgoni per il cibo è un’area per parlare di agricoltura. La zona dei furgoni sembra quasi una comune, con musica lounge, aria iper rilassata, gente sorridente e molto cordiale. Viene quasi voglia di comprare in blocco tutto il padiglione per metterselo fuori casa.
   
Padiglione della Francia: è una magnifica esposizione della grandeur francese, in cui si sfoggia tutto il meglio. Vini, formaggi, sistemi di coltura, sistemi di selezione dei semi e delle piante, addirittura sfoggio dei migliori chef di Francia. Il patriottismo si respira a ogni passo. Ci sono anche due furgoni per il cibo, ma non come quelli olandesi dallo stile retrò, qui sono due Peugeot tecnologici e futuristici.

 Padiglione della Santa Sede: menzione speciale per questo padiglione, che espone un quadro originale del Tintoretto, “L’Ultima Cena”. Punto di partenza per parlare dell’importanza del cibo, per parlare della scarsità di cibo patita da molte popolazioni, per parlare dei modi di redistribuzione più equa del cibo.
 Padiglione di Israele: un lungo muro dove vengono mostrate le principali varietà coltivate in Israele accoglie i visitatori, che mira a mostrare come potrà essere l’agricoltura in futuro.

   

Padiglione Italia: avrei voluto visitarlo ma la coda era sempre proibitiva. Probabilmente evitando il fine settimana ci sono più probabilità di vederlo con calma. Imponente poi l’Albero della Vita, che offre ogni ora uno spettacolo di giochi d’acqua e musica (e luci di sera).
 Padiglione Italia: oltre al padiglione vero e proprio ci sono diverse aree regionali e per tipologia. C’è anche uno spazio dedicato al vino, in cui si ricostruisce la sua storia, le sue qualità, e i suoi diversi colori (che potete ammirare sopra). C’è anche una zona degustazione, tipo Vinitaly: con 10 euro si hanno diritto a tre diverse degustazioni. Un’ottima idea per un buon aperitivo. Ah, c’è anche l’angolo delle grappe. Prosit.

 Terrazza Martini: in fondo siamo pur sempre a Milano, no? Non poteva quindi mancare la mitica terrazza Martini, con la possibilità di provare uno dei suoi meravigliosi aperitivi.
   
  

Padiglione della Polonia: si entra salendo una scala che porta a un bel giardino. Entrando poi nel padiglione si incontrano videoinstallazioni, il market, una zona interattiva dove misurarsi nella gestione di una fattoria. C’è poi un angolo tecnologico, dove si parla di aerospazio, e un divertente video interattivi dove un viso enorme parla con chi è seduto di fronte. Adatta la lingua al suo interlocutore, fa domande e valuta le risposte.
 Padiglione del Kazakhstan: da fuori sembra ipertecnologico, e la grande coda suggerisce sua anche molto interessante. Tra l’altro sarà questa nazione a ospitare l’Expo del 2017, motivo in più per visitare il padiglione e prendersi un assaggio di ciò che potrà vedersi fra due anni.
 Chiudo con una questione, diciamo, personale: questa che vedere è una delle tante fontanelle d’acqua gratuita che sono sparse per Expo. Queste casette avranno un futuro dopo Expo, verranno ricollocare in alcuni comuni, e quella che vedete verrà a stare nel mio piccolo comune, a Senago. Ecco, mi raccomando, trattatemela bene. 

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Categorie:Riflessioni

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