In Ucraina continuano gli scontri

 

Ancora fino a qualche mese sembrava la crisi più grossa è difficile da affrontare: l’Ucraina. Ci eravamo lasciati con gli accordi di Minsk fra Russia e Ucraina, in cui si stabiliva un cessate il fuoco e tutta una serie di accordi volti a garantire un minimo di stabilità politica.

Sembravano buoni accordi, ma la realtà sta dimostrando il contrario. Come riporta Internazionale, gli scontri nell’est dell’Ucraina sono ripresi, con l’utilizzo di carri armati e di artiglieria pesante a Maryinka e Krasnohorivka, a poca distanza da Donetsk. Nel territorio di Luhansk si parla di due civili uccisi da un colpo di mortaio. Un cessate il fuoco ormai non più rispettato da nessuno, in cui ognuno rimpalla le accuse di averlo violato all’altro.

Una ripresa dei combattimenti che non svelenisce il clima, anzi, contribuisce ad aumentarne l’odio. Come raccontato da Euronews, a Kharkov un consolato russo è stato preso di mira dal lancio di uova e colore, ennesima dimostrazione di come l’odio profondo fra i due schieramenti sia sempre più marcato. Si arriva addirittura al caso limite di manifestazioni doppie, in cui gruppi di manifestanti chiedono cose diverse.

A Donetsk qualche centinaia di persone hanno manifestato davanti al palazzo del governo dei separatisti filorussi. Abitanti che vivono nei pressi dell’aeroporto della città, teatro ancora oggi di pesanti scontri. Ma mentre una parte dei manifestanti accusava i separatisti di avere magazzini di armi nel loro quartiere, usandoli come scudi per i bombardamenti dell’esercito regolare, un’altra parte chiedeva ai separatisti di lanciare un nuovo attacco verso le posizioni ucraine di Piski e Avdiivka, due località vicine all’aeroporto da dove partirebbero i bombardamenti dell’esercito ucraino.

Come se non bastasse anche gli Stati Uniti si stanno muovendo. Starebbero pensando di dislocare armi e mezzi nei Paesi dell’Est Europa: carri armati, veicoli per la fanteria, artiglieria e altri armamenti pesanti per circa 5.000 uomini. I Paesi interessati sarebbero Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Bulgaria, Lettonia, Lituania ed Estonia. Piano raccontato dal New York Times, che deve avere ancora il via libera dal segretario alla difesa Ashton Carter, per uno sforzo simile a quello che gli Usa hanno mantenuto per un decennio in Kuwait dopo l’invasione da parte dell’Iraq nel 1990.

Politicamente intanto si continua a spingere all’isolamento la Russia, o meglio, la si spinge lontano dall’Unione Europea, verso sempre più strette collaborazioni con Cina e Iran. Una politica, questa dell’Occidente, che sembra funzionale al rendere reali i più profondi timori di instabilità mondiale. Praticamente ci si sta rendendo responsabili della propria rovina.

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Categorie:Attualità

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