Expoi: arrivano le prime idee per il dopo Expo

 

Sabato 23 maggio si è tenuto un primo vero tavolo di confronto sul futuro del sito di Expo. È stato un incontro promosso dal Partito Democratico Metropolitano di Milano e dal suo segretario Pietro Bussolati, che ha visto la partecipazione di molti soggetti, sia politici che tecnici, con lo scopo di esporre idee per riutilizzare l’area dove oggi sorge il sito espositivo. Un progetto importante, non banane visto l’estensione dell’area, di cui fin’ora si è sempre parlato troppo poco.

Sappiamo tutti come le prime aste per la vendita dei terreni siano andate deserte. Questo anche per via del prezzo di vendita, ritenuto troppo alto e completamente fuori mercato, dovuto al salatissimo prezzo di acquisto stabilito all’epoca dell’alienazione da parte degli enti pubblici. Dei problemi sui futuri progetti di destinazione ne parlai in questo primo post e successivamente li ripresi in questo secondo post, riportando ad esempio le parole di Stefano Boeri sul progetto di un parco delle biodiversità, ma anche spiegando la questione del prezzo dei terreni e illustrando i rischi di abbandono che si vedono in altre aree di precedenti Expo. Ad esempio, dicevamo del costo dei terreni: valevano 25 milioni circa, furono comprati per una idea complessiva di circa 140 milioni, si vorrebbe vederli in un’asta che parte da una base di 315 milioni circa. Forse qualcuno ha un po’ esagerato.

Ma torniamo alle idee messe sul tavolo. Nell’incontro di sabato sono stati esposti diversi progetti, come quello di riconvertire tutta l’area in un immenso cimitero multiconfessionale che, però, pare non aver incontrato il favore delle istituzioni. Altri progetti prevedono la costituzione di una cittadella completamente ecosostenibile, piuttosto che la creazione di uno spazio espositivo, un grande polo museale e di ricerca che ricalchi nelle idee il famoso Smithsonian Institution. Ma si pensa anche a un polo di ricerca puro, un campus scientifico da creare in collaborazione con l’Università Statale di Milano sul modello di quelli che stanno sorgendo a Grenoble e ad Amburgo, con la costruzione di un acceleratore di elettroni sotto il Decumano, da realizzare in 6 anni ad un costo di circa 600 milioni di euro.

Possiamo quindi finalmente dire che qualcosa si muove. Certo, forse la riflessione su cosa potrà essere il sito di Expo dopo l’Expo era magari da fare in collegamento a come si è immaginato il sito espositivo: ne sarebbe scaturito un progetto più organico, un pensiero più lineare che avrebbe visto Expo solo come punto di partenza per un piano di sviluppo decennale già stabilito e pianificato. Così rischiamo di arrivare in ritardo al 1 novembre, quando Expo sarà finito, con il dibattito su cosa fare dopo ancora in alto mare.

Alcuni dei progetti presentati rappresentano un incredibile motore di innovazione per il Paese, un’opportunità occupazionale e di crescita. Cogliere quest’opportunità, viste le nostre condizioni, diventa quindi un obiettivo assolutamente da non mancare, da cogliere al volo. Sarebbe anche la migliore risposta a quanti paventano il rischio di abbandono dell’intera area, come accaduto in altre Expo. Almeno per una volta cerchiamo di distinguerci dagli altri. In positivo, però.

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Categorie:Attualità

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