I tagli si, i tagli no, la terra dei cachi

Mi scusino gli Elii (di cui sono un devoto fan) ma questo titolo mi è sembrato azzeccato per parlare dei tagli alla spesa pubblica. Un titolo provocatorio, ma che racconta perfettamente le sensazioni delle persone comuni davanti alle tante promesse fatte negli ultimi anni riguardo ai tagli alla spesa e agli enti pubblici. Una percezione sostanzialmente negativa, anche a fronte di eventuali iniziative governative già decise e avviate.

  
I dati parlano chiaro: di questi tagli non se n’è accorto quasi nessuno. Ben il 36% degli intervistati dice che sono stati troppo pochi, mentre addirittura il 45% pensa che non ci sia stato alcun taglio. Risposte probabilmente condizionate dal fatto che gli eventuali tagli già fatti non hanno significativamente inciso sulla vita delle persone comuni, non hanno cioè implicato conseguenti tagli alla pressione fiscale o al costo dei servizi pubblici. Il cittadino continua a pagare le stesse identiche altissime tasse.

  
I cittadini però invocano questo benedetto taglio della spesa pubblica, e indicano anche dove tagliare. Fra le prime voci troviamo i ministeri, la Difesa e, udite udite, i trasferimenti alle regioni. Esatto, quelle stesse regioni che lamentano il taglio dei trasferimenti dello Stato, che usano come giustificazione per aumentare le tasse regionali, si trovano additate dai cittadini come meritevoli di un ulteriore taglio. Reazione forse dovuta agli innumerevoli scandali dei vari consigli di molte regioni, tutti colpiti da indagini sui rimborsi spese gonfiati? E su chi si scaricano le colpe dei mancati tagli?

  
La colpa dei mancati tagli resta in capo ai politici. Fra quelli che hanno risposto che non vi è stato alcun taglio della spesa pubblica, ben il 65% afferma che la colpa è dei politici, mentre per il 45% questa mancanza è dovuta all’incapacità della classe politica. Molto più distaccate tutte le altre risposte. Insomma, non solo i cittadini non credono all’impegno di tagliare la spesa pubblica, ma disprezzano anche la classe politica che, nel suo piccolo, prova a cambiare qualcosa.

È un cortocircuito curioso, in cui i cittadini non credono e non si fidano delle promesse dei politici, ma pretendono da loro il rispetto dell’impegno preso sui tagli. Sanno perfettamente che sono i politici a dover decidere queste cose, sanno che loro non possono far altro che mettere pressione ai propri referenti politici, e forse per questo si sentono inermi e presi in giro dalla mancanza di riscontri immediati. Se almeno i primi tagli ai ministeri avessero prodotto un relativo taglio dell’Irpef, allora probabilmente il tenore delle risposte sarebbe stato diametralmente opposto.

Resterebbe da capire se e quando questi tagli potranno riverberarsi positivamente sulla vita quotidiana delle persone. Spesso si è parlato di tagliare la spesa pubblica in eccesso, di intervenire sugli sprechi per recuperare denaro da investire anche nel taglio delle tasse. Forse sarebbe ora di tradurre anche queste parole in fatti, prima che la sfiducia delle persone continui a salire fino ai livelli massimi.

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Categorie:Sondaggi

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