Aria di lotta dentro il Movimento 5 Stelle

GIANROBERTO CASALEGGIO E BEPPE GRILLO

Sul Movimento 5 Stelle si scrivono spesso molte cose, spesso inventando per rendere la notizia più appetibile. Quante volte abbiamo letto di fantomatici litigi interni al Movimento? Quante volte abbiamo avallato la ricostruzione per cui si era sempre sul punto di un radicale cambiamento della leadership? Quante volte abbiamo letto ricostruzioni che davano per imminente l’evoluzione del Movimento in un partito? Pezzi che incuriosiscono molto, ma che vengono velocemente smentiti dai fatti, anche oggi che se ne torna a parlare.

Forse però, oggi, le cose iniziano davvero a essere diverse. Non che questo indichi che tali voci siano effettivamente vere, ma l’analisi di alcuni fatti collaterali sembra suggerire che, questa volta, qualcosa di effettivamente vero c’è. Anzitutto c’è questo articolo di Jacopo Iacoboni, che parla di uno scontro fra Casaleggio e il direttorio al vertice del Movimento. Una vera e propria scalata interna che vede Di Maio nel ruolo di capocordata e nuovo leader. Si dice che il vicepresidente della Camera abbia già una sua specie di struttura, che gli permette di poter “trattare” con gli avversari per cercare di portare a casa qualche risultato. Un esempio lo si indica nella legge sugli ecoreati, Iacoboni afferma che potrebbe succedere anche nella battaglia sul reddito di cittadinanza.

Luigi Di Maio

Potrebbe essere l’ennesimo articolo che parla di retroscena più o meno inventati, ma potrebbe non esserlo. E possiamo ipotizzarlo da un secondo articolo uscito il giorno seguente, una chiacchierata di Repubblica con Paolo Becchi, professore universitario, (ex?) ideologo del Movimento stesso. Beppe Grillo, alcuni anni fa, dopo aver a lungo dato risalto alle idee e alle posizioni del professor Becchi e dopo averne ottenuto l’appoggio, ha ampiamente sconfessato il professore stesso affermando che non ha mai avuto alcun ruolo nel Movimento. Nonostante il forte intreccio esistono fra i due. Ebbene, in questa questa chiacchierata Becchi afferma chiaramente che dopo le elezioni europee del 2014 il M5s è cambiato radicalmente, imboccando una strada diversa da quella pensata dal duo Grillo Casaleggio. Dice:

“Lui [Grillo] è ancora la pancia del Movimento. Urla: io con quelli lì non ci parlo. Ma il resto del Movimento è ormai nella logica partitica. Così Di Maio risponde: “Trattiamo, se vogliamo raggiungere un risultato”. Il vero problema dei 5Stelle è quello della indecisione: non sanno ancora se trasformarsi veramente in un partito come gli altri oppure mantenere la loro peculiarità”

Un affondo importante, portato da una persona che in quel Movimento c’è stata per parecchio tempo. Un affondo che potrebbe presto avere un riscontro diretto proprio dall’azione parlamentare dello stesso Movimento: se davvero ci sarà una specie di trattativa o di collaborazione per veder approvato una sorta di reddito di cittadinanza, allora potremmo rischiare di trovarci di fronte alla prova provata di una reale scissione interna al Movimento stesso. Del resto è diverso tempo che Luigi Di Maio viene indicato come futuro leader del M5s, e non è un segreto che il fare di Di Maio è visto di buon occhio da molti, perché meno estremista e dirompente di Grillo e quindi più utile per allargare ulteriormente il consenso.

  
Resta da capire se questa scalata, se davvero esiste, sia destinata a portare anche a una trasformazione dell’essenza del Movimento. Si istituzionalizzeranno? Diverranno davvero partito? Tra l’altro, nel caso di lenta trasformazione in un partito, ci sarà da tenere in considerazione eventuali reazioni di altri big del movimento come Alessandro Di Battista, come Roberto Fico, come Paola Taverna, come Carla Ruocco. Soprattutto Di Battista e Taverna rappresentano un po’ l’area più “pasionaria” e intransigente del Movimento, quella che potrebbe digerire più difficilmente l’eventuale svolta impressa da Di Maio. Si potrebbe paventare addirittura il rischio di una scissione?

Al momento reputo queste ipotesi delle mere speculazioni. È certo che qualche prova, oggi, esiste, ma sono ancora prove indiziarie che non determinano nulla più che una robusta congettura. Qualcuno dice che già lo stesso Direttorio sia un prova concreta del calante potere di Grillo e Casaleggio sul Movimento, un loro essersi chiusi all’angolo, ma saranno i prossimi mesi a indicare se davvero questa mutazione esiste. Dopo le imminenti elezioni regionali e dalle prossime mosse del governo Renzi potremo valutare più attentamente le evoluzioni del M5s: un Movimento che sembra sempre più dilaniato fra la voglia di restare antisistema e la necessità di diventarne concretamente parte.

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Categorie:Politica

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