Quale progetto ha in mente Civati?

  

Alcuni anni fa teorizzavo la necessità di un partito di sinistra, a sinistra del Partito Democratico. Qualcosa che non fosse l’ennesimo partito velleitario di sinistra, uno di quelli che bada più a esistere che a ottenere consenso, ma bensì una vera forza che rappresentasse quel cuore oggi dilaniato. Dimenticare tutti i personalismi che hanno costellato le innumerevoli scissioni fin qui avvenute per tendere a un nuovo, unico soggetto.

Anche per questo ho salutato anche in modo positivo la scelta di Civati. Lasciare un Pd in cui non si riconosceva più, che giudicava ormai troppo lontano dalla sinistra, per andare a intraprendere un percorso per dar vita a un nuovo soggetto politico, potrebbe essere una mossa vincente. Tra l’altro iniziano in diversi a seguirlo: il suo braccio destro Paolo Cosseddu, poi Elly Schlein, Thomas Castangia, Mirko Solinas, Paolo Della Ventura, Paolo Sinigaglia. Molti nomi, alcuni anche molto importanti, che mettono nero su bianco la propria scelta di andare via. E io mi soffermo a leggere le loro lettere, i comunicati con cui sui social annunciano questa decisione.

Sono addii dignitosi e pieni di rabbia per un partito che non riconoscono piu. Ma sono anche lettere che presentano un canovaccio curiosamente simile, come se avessero tutte la medesima struttura su cui essere formate, come se fossero ognuna una variazione dello stesso tema. Impressione mia, si può dire, e certamente le motivazioni di queste uscite sono più o meno simili. Ma che trovo curiose per quello che accennano riguardo al progetto politico futuro a cui andranno incontro, indicazioni più o meno velate che si possono rintracciare in diverse di queste comunicazioni. Come in quella di Sinigaglia che scrive come “Alla fine si sta in politica per fare delle cose ed è chiarissimo cosa vogliamo fare noi: sta tutto scritto nel Patto Repubblicano che abbiamo presentato a dicembre a Bologna. A questo punto se l’Ulivo non ha resistito al tempo si farà un olivastro che è più rustico, oppure si ricostruirà l’asinello che scalcia molto”

Idea affascinante, ma che si intende con “olivastro” o “asinello che scalcia molto”? Quale parte della fetta dell’elettorato vogliono andare a coprire? Perché le grandi praterie di cui loro stessi parlano e che definiscono come da prendersi, sono praterie a sinistra di un partito (il Pd) percepito da molti come ancora di centrosinistra, sebbene per loro non lo sia. Ma essere legittimamente convinti di qualcosa non fa si che questa cosa sia necessariamente vera per chiunque. E le esperienze dell’Ulivo o dell’Asinello non erano propriamente esperienze di sinistra, quanto più un agglomerato elettorale che guardava molto anche al centro, proprio come l’odierno Pd.

Accusano il Pd di Renzi di essere un partito che vuol tenere dentro tutto, ma guardano proprio a esperienze simili. Prendete L’Ulivo: al suo interno trovavamo il Partito Democratico della Sinistra (Pds), i Movimenti per L’Ulivo, il Partito Popolare Italiano (Ppi), i Socialisti Italiani (poi Sdi), il Patto Segni, l’Alleanza Democratica, la Federazione dei Verdi, La Rete, il Partito Repubblicano Italiano (Pri), la Federazione dei Liberali, la Federazione Laburista, il Movimento dei Comunisti Unitari, i Cristiano Sociali. Successivamente vi entreranno anche l’Udeur e il Partito dei Comunisti Italiani (PdCI). Già allora pareva un esperimento in cui far rientrare un po’ tutto. Ma anche L’Asinello, meglio conosciuto poi come I Democratici, seppur più in piccolo non era da meno. Lo fondarono Centocittà, movimento di sindaco ulivisti, L’Italia dei Valori di Di Pietro, La Rete di Leoluca Orlando, il Movimento per L’Ulivo e l’Unione Democratica. Fondato nel 1999, nel 2001 fece un accordo con Ppi, Udeur e Lista Dini per dare vita a La Margherita.

Io temo che si punti a un progetto che sia in toto alternativo al Pd, anche come spazio politico, con tanti saluti a quelle praterie di sinistra che rischierebbero di rimanere ancora frazionate sulla miriade di piccoli movimenti già esistenti. Un’erosione da fuori del terreno del Pd che rischia di avere percentuali altissime di insuccesso, data l’attitudine ad agire da schiacciasassi dell’odierno Partito Democratico. Ma davvero il progetto politico che hanno in mente è questo? Sono sempre curioso verso le nuove avventure politiche, ma così fosse questa mi lascerebbe molto perplesso. Presto comunque, già dal 2 giugno, potremo iniziare a veder nascere la nuova Cosa (Civati dixit), e allora forse molte cose potranno essere molto più chiare.

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Categorie:Politica

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2 replies

  1. Ciò che è chiaro del progetto di Civati, è che non intende costruire un puzzle di pezzi di sinistra sparsi e neppure un partitino di sinistra identitario e minoritario.
    L’ispirazione “ulivista” consiste nell’unire diverse tradizioni politiche su obiettivi comuni (uguaglianza, ecologia, pacifismo, diritti civili, nuovo europeismo, ecc), non per sommare pezzi di ceto politico e di elettorato ma per costruire un nuovo pensiero comune. L’interlocuzione deve essere ampia perchè si punta ad una forza di governo, capace di risvegliare dal loro torpore i troppi italiani rassegnati e rifugiati nell’astensione… ma il dialogo va tenuto aperto con la società, non con leader e leaderini in cerca di scialuppe di salvataggio 😉

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    • Il punto sulla “ispirazione ulivista” è proprio questo: era un mirabile esercizio di equilibrio fra forze non prettamente omogenee, con alcune che su diversi temi avevano posizioni anche divergenti. Un grande contenitore in cui metterci dentro il più possibile, un campo largo che presenta gli stessi pericoli di altri progetti simili, Pd compreso.

      Do già per scontato che non sarà una sommatoria dell’esistente, sarebbe un suicidio e Civati è sufficientemente intelligente per saperlo e tenersene alla larga. Ma è altrettanto vero che è l’elettorato di questa frammentata area a essere senza una degna rappresentanza, e Civati potrebbe essere la persona adatta non per raggruppare chi già esiste ma per ripulire il campo e presentate un unico soggetto nuovo.

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