C’è un fantasma che si aggira per l’Italia: i Verdi

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Circa un anno fa feci un’intervista a Angelo Bonelli, uno dei due portavoce dei Verdi. Fu un’intervista molto interessante, in cui Bonelli parlava delle imminenti elezioni europee, delle politiche ecologiche in Italia e in Europa, e delle intenzioni del nuovo governo targato Renzi. L’unica cosa di cui non si parlò, ma di cui in realtà non si parla quasi mai, è la costante marginale rilevanza del movimento dei Verdi in Italia.

Dovessimo fare un confronto fra i vari movimenti dei Verdi in Europa, l’Italia ne uscirebbe a pezzi. E la cosa è quasi paradossale, considerato che siamo la nazione che ha i paesaggi più belli e variegati, con aree che ci vengono invidiate da tutto il mondo. Abbiamo un vasto e importante patrimonio, ma non sappiamo sviluppare un soggetto politico solido per proteggerlo. Fin dalla nascita della Federazione dei Verdi, questo soggetto politico è sempre stato subalterno alle formazione di centrosinistra, senza mai riuscire a sviluppare una vera e propria identità politica. Tanta ideologia, tante buone idee, ma pochissima progettualità politica.

Basterebbe ripercorrere le loro partecipazioni elettorali nazionali per rendersene conto. Alle politiche del 1987 si presentano ottenendo il 2,5% dei consensi, eleggendo 13 deputati e 1 senatore. Nel 1992 ottengono il 2,8%, eleggendo 16 deputati e 4 senatori. Nel 1994 entrano nell’Alleanza dei Progressisti, ottenendo il 2,7% dei consensi e eleggendo 11 deputati e 7 senatori. Nel 1996 sono fra i fondatori dell’Ulivo, e nella tornata elettorale ottengono il 2,5% eleggendo 14 deputati e 14 senatori. L’Ulivo vince, e loro ottengono il Ministero dell’Ambiente, con Edoardo Ronchi. Nel 2001 formano una lista unitaria con l’Sdi, chiamata Il Girasole, restando all’interno della coalizione di centrosinistra: otterranno come lista il 2,2% dei consensi, eleggendo 8 deputati e 9 senatori.

Si aspetta sempre che i Verdi spicchino il salto verso l’alto, ma non accade mai. Nelle elezioni del 2006 sono nell’Unione, che candida Romano Prodi: ottengono il 2,1% alla Camera, dove eleggono 16 deputati, e il 4,2% al Senato, dove eleggono 11 senatori. Ma al Senato sono in una lista collegata con il PdCi e i Consumatori, quindi in realtà i senatori in quota ai Verdi sono solo 6. Anche qui ottengono il Ministero dell’Ambiente con Alfonso Pecoraro Scanio, più due sottosegretari. Nel 2008 aderiscono al progetto Sinistra Arcobaleno, e alle elezioni questo progetto non va oltre un complessivo 3%. Infine nel 2013 decidono di sostenere il progetto di Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia, ma anche qui i risultati saranno miseri: un 2,2% alla Camera e un 1,8% al Senato. Nessuno riuscirà a essere eletto.

Dicevamo del rapporto coi partiti Verdi degli altri Paesi europei: impietoso. Consideriamo quello tedesco, forse la nazione dove i Verdi sono più forti, alle ultime elezioni federali del 2013 i Verdi ottennero l’8,4%, ottenendo la bellezza di 63 seggi. In Francia, alle presidenziali del 2012, Europa Ecologica – I Verdi ottengono il 5,46%. In Austria, alle elezioni del 2013 i Verdi ottengono il 12,3%. In Svezia il Partito Ambientalista I Verdi, nelle elezioni del 2010, ottenne il 7,1%. In Belgio, Ecolo alle elezioni del 2010 ottiene il 5% dei voti. Ovunque crescono, ottengono consensi, mentre qui in Italia continuano a restare marginali, nonostante siano uno dei primi partiti ecologisti a essersi formato. Ma tutti questi dati non rispondono al perché in Italia contino così poco, al limite lo possono soltanto certificare oltre ogni ragionevole dubbio.

Forse la colpa è da ricondurre ad alcune incapacità dello stesso movimento. Soprattutto il non essere riusciti a creare una classe dirigente solida e autonoma, che avrebbe dovuto dare una fisionomia ben definita al movimento e, soprattutto, un’autonomia di azione politica che non portasse sempre e comunque a proteggersi sotto il comodo cappello delle grandi alleanze. Una scelta, quella di non seguire questa strada, che li ha conservati come dentro un baccello, senza la reale possibilità di crescere davvero. Un conto sarebbe stato stipulare vere alleanza politiche che obbligassero gli alleati a tenere conto delle politiche ecologiste proposte dai Verdi, altro conto era cercare comode posizioni dentro grandi alleanze che, avviandosi verso sistemi maggioritari, in caso di vittoria avrebbero garantito loro qualche posto di rappresentanza.

Banalmente, è mancata la costruzione di una visione da offrire agli elettori. E senza una visione, senza un progetto organico da presentare e da raccontare alle persone, raccogliere consenso diventa dannatamente difficile. Così come arroccarsi su posizioni rigidamente dogmatiche ed estreme, interrompe ogni possibilità di ampliare il proprio elettorato e di fare presa su nuove persone. Il che non vuol dire annacquare le proprie richieste, quanto imparare a trattare per portare a casa il miglior risultato possibile. Sta sempre a loro scegliere come voler essere, e dove voler arrivare. Tenendo conto di una cosa abbastanza importante: questa loro “vocazione a non crescere” sta comportando una progressiva scomparsa dei temi ecologici dall’agenda politica. Si riuscirà quanto prima ad invertire questa tendenza?

Post Scriptum:

Le polemiche sul ddl sugli ecoreati è una perfetta cartina tornasole della situazione grottesca dei movimenti Verdi in Italia, con i Verdi e Bonelli contrari a questo provvedimento e Legambiente invece favorevole a una sua veloce approvazione. Nel mezzo restano sempre gli elettori, sballottati in battaglie politiche fra fazioni che non li appassionano per niente.

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Categorie:Politica

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