Prima visita a Expo2015

Potevo farmela mancare? Direi di no, abitandoci anche relativamente vicino. E allora sabato 2 maggio abbiamo scelto di fare una rapida e parziale visita serale per iniziare a dare una prima occhiata, per renderci conto di quello che è stato fatto e per tastare con mano la situazione, che alcuni definiscono ancora disastrosa.

Ecco: doverosamente va detto che non tutto è al 100%. Per molte ragioni ci sono ancora piccole cose da sistemare: punti bancomat di Intesa San Paolo ancora da aprire; fontanelle per bere ancora non perfettamente funzionanti, distributori automatici di bevande da finire di collegare; alcuni esercizi che non hanno ancora abilitati i Pos; alcuni padiglioni che stanno finendo alcuni lavori. Insomma, è ancora un cantiere anche se non si vede che è un cantiere.

Discorso a parte per il Nepal. Li gli operai sono quasi tutti tornati in patria dopo il tremendo terremoto, e i pochi che ci sono continuano lentamente l’opera di costruzione. Nel loro padiglione non c’è esposto nulla ma è già bellissimo da se, con tutto quel legno intagliato a mano. Un lavoro certosino, aiutato per la muratura da molti carpentieri italiani accorsi a dar loro una mano.

Poi c’è una curiosa norma che ho scoperto mentre prendevo da mangiare da Eataly (menù sardo, davvero ottimo): loro sono autorizzati a vendere cibo ma non bevande. Per quelle ti devi rivolgere al piano superiore della loro struttura, dove ci sono i tavoli e dove c’è un bar. Una regola abbastanza curiosa.

Ora vi lascio con alcune foto. Al di là delle polemiche, dei ritardi, degli errori, delle cose sbagliate o fatte male, al di là anche della corruzione scoperta e del grosso impatto di questo evento, Expo 2015 è davvero qualcosa da vedere, un evento che merita almeno una visita. Anzi, viste le dimensioni, facciamo almeno un paio di visite.

  

Il Padiglione Zero, in cui si parla di cibo, della sua evoluzione, dell’evoluzione della sua produzione.

  

Il mondo rurale.

 

L’ingresso del Padiglione Zero: una libreria, che simboleggia il sapere mondiale sull’agricoltura, le sementi, i metodi per coltivare. Uno dei più grandi patrimoni, e delle più grandi ricchezze, dell’uomo.

 

Un muro fatto da cibo: cereali, legumi, sementi. Il forziere della nostra vita.

 

Un muro impressionante. Una quantità di informazioni sbalorditiva. Scorrono immagini varie, notizie, prezzi al dettaglio e all’ingrosso di ogni cibo nelle varie parti del mondo. L’interconnessione delle informazioni.

 

E questa è una delle cose più emblematiche del Padiglione Zero: lo spreco di cibo, lo spreco alimentare. Un problema grande, un problema su cui tutti dovrebbero responsabilizzarsi.

Il Padiglione del Nepal, ancora in via di conclusione. Come detto all’interno non hanno ancora nulla, ma la sola bellezza della struttura merita ampiamente una visita. 

Questi sono alcuni intagliatori nepalesi che continuano l’opera di cesello delle varie parti. Una maestria davvero rara.

Padiglione del Vietnam.

Padiglione della Bielorussia. Musica, balli e shottini di vodka a 2 euro e 50.

Padiglione della Cina. Imponente da fuori, molto interessante da dentro.

Padiglione della Malesia.

Padiglione della Colombia.

Padiglione dell’Argentina.

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Categorie:Attualità, Riflessioni

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