Terre rare: il lato oscuro della tecnologia

Qualche giorno fa scrissi della Obsolescenza Programmata, dei tempi di vita prestabiliti delle apparecchiature elettroniche. Un argomento spesso trattato poco o superficialmente, che porta con se altri argomenti importanti: il riciclo delle apparecchiature elettroniche e l’utilizzo (e riutilizzo) delle cosiddette terre rare, elementi chimici largamente utilizzati nell’elettronica.

Scandio, Ittrio, Lantanio, Cerio, Neodimio, Promezio, Europio, Lutezio: questi, e molto altri, sono le terre rare. Sono usati per creare superconduttori, auto ibride, magneti, catalizzatori, fibre ottiche, smartphone, computer. Soprattutto l’elettronica di consumo ha contribuito a dare un profondo impulso al loro utilizzo, dando vita a vere e propri miniere di raccolta che lavorano a ritmi serrati pur di rispettare le richieste di materiale. Anche per questo c’è chi parla di rischio esaurimento delle terre rare e necessità di maggior riciclo, utile anche a ridurre il fortissimo impatto ambientale dovuto alla loro estrazione e alla loro lavorazione.

  

Provate a guardare l’ambiente nei pressi di Baotou, in Cina. È uno dei principali giacimenti mondiali di terre rare, posizionato in una nazione che oggi è la leader incontrastata delle estrazioni, con una produzione di oltre il 90% del fabbisogno mondiale, e detenendo in questo sito ben il 70% delle riserve mondiali oggi conosciute. Guardate attentamente le immagini di questo paesaggio: su Tom’s Hardware possiamo leggere la testimonianza del reporter Tim Maughan, che ha visitato questo posto e ne è rimasto sconvolto. Ha visto coi suoi occhi il famigerato lago inquinato, un lago artificiale in cui confluiscono gli scarichi degli scarti di lavorazione degli elementi chimici. Dice:

“Lungo il litorale ci sono decine di tubi, che sfornano un torrente di rifiuti chimici spessi e neri dalle raffinerie che circondano il lago. L’odore di zolfo e il rombo dei tubi invade i miei sensi. Ci si sente in un inferno sulla Terra

[…]

Avevo visto alcune foto prima di partire, ma nulla di ciò mi ha preparato a quanto ho visto. È un ambiente davvero alieno, distopico e sconvolgente. Il pensiero che è stato realizzato dall’uomo mi ha depresso e terrorizzato, così come la consapevolezza che si trattava del sottoprodotto non solo dell’elettronica di consumo nella mia tasca, ma anche di tecnologie verdi come turbine eoliche e le auto elettriche di cui siamo così entusiasti in Occidente”.

Le grandi aziende, anche tramite l’obsolescenza programmata, oggi ci spingono a cambiare dispositivi a ritmi frenetici, spesso portandoci a cambiarli anche quando potrebbero essere ancora facilmente usati dopo aver fatto loro un po’ di manutenzione. Ma nessuno insegna a fare manutenzione, nessuno insegna a fare le piccole riparazioni necessarie ad allungare la vita ai vostri smartphone, ai vostri tablet, ai vostri portatili. Ci convincono che a un certo punto è più semplice cambiarli. Si potrebbe dire che anche questa è la società consumistica, bellezza.

  

Il pesante inquinamento ambientale è il lato oscuro della medaglia. Una devastazione che lascia ancor più interdetti se si guarda in quali campi vengano usate le terre rare: oltre agli altri già citati, ci sono le auto ibride, le auto elettriche e le turbine eoliche. Tecnologie che dovrebbero avere il compito di preservare il mondo, di contribuire a diminuire l’inquinamento. E da un certo punto di vista lo fanno, solo che lo aumentano in un’altra fase. Guardate le immagini di Baotou, dopo non riuscirete più a guardare i vostri dispositivi con gli stessi occhi.

Tra l’altro, per la Cina, detenere una fetta così grande del mercato rappresenta un’arma di pressione politica molto forte. Come racconta bene il Fatto Quotidiano, queste pressioni e i vari blocchi dell’export hanno favorito il mercato nero, la ricerca di nuovi giacimenti in giro per il mondo e dato nuova spinta per la ricerca tecnologica, volta a fare a meno delle terre rare. È il caso della Samsung, che investirà 1 miliardo di Euro in 10 anni nella ricerca tecnologica, fra cui campi di ricerca utili per trovare nuovi elementi sintetici per sostituire l’utilizzo delle terre rare.

È un circolo chiuso da cui oggi è difficile uscire. La Cina estrae a basso costo non curando le norme ambientali, favorisce le aziende nazionali di produzione di elettronica, aziende che lavorano per molte multinazionali che applicano l’obsolescenza programmata. Questo genera sempre maggiore richiesta di dispositivi, quindi sempre maggiori richieste di produzione, quindi sempre maggiore utilizzo delle terre rare e della loro estrazione. E quindi dell’inquinamento a loro connesso. Una spirale autodistruttiva davvero molto pericolosa.

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Categorie:Attualità

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