Marchionne colpisce ancora

Fatemi un poco gongolare. Oggi, permettetemi un attimo di gongolare e di vantarmi, perché credo fermamente di meritarmi di fare entrambe le cose. Perché? Perché ricordo bene tutte le male parole che prendevo quando difendevo Marchionne, ricordo bene tutti gli articoli di grandi (ehm) firme giornalistiche (ciao Telese) sputare veleno contro il manager in maglioncino. Dicevano che era un incapace. Dicevano che avrebbe distrutto la Fiat.

Dicevano che non si sarebbe più prodotta nemmeno un auto in Italia a causa sua. Dicevano che non aveva strategia. Dicevano che raccontava un mucchio di storie, che non rispettava mai. Dicevano così tante cose denigratorie nei suoi confronti, che da subito mi venne il sospetto che fosse una persona che sapeva benissimo il fatto suo. E d’altronde, dopo gente come Cesare Romiti, Paolo Cantarella, Paolo Fresco, eccetera eccetera, fare peggio era ben difficile. E infatti dagli anni novanta, primi anni duemila, le cose sono molto cambiate.

Cambiate al punto che Fiat, oggi FCA, risulta essere un player mondiale nel campo automobilistico. Tutti dicevano che l’acquisizione di Chrysler avrebbe affossato tutti e due, e invece oggi assistiamo a un gruppo in forte crescita, con auto sempre più apprezzate dal mercato e dagli esperti di settore. I dati sul mercato europeo sono esemplari: nel mercato europeo più i Paesi EFTA si è avuta una crescita del 10,8%. Il Gruppo FCA è cresciuto del 15,7%. In tutti i principali mercati nazionali è cresciuta più della media di mercato. Emblematico il dato in Germania: mercato tedesco cresciuto del 9%, FCA cresciuta del 25,2%. E tanti saluti a tutti quanti.

  

Ricordo quando, parlando di stime di crescita, gli davano del pazzo. Tipo per la Maserati: produceva poche migliaia di auto l’anno, lui disse di voler arrivare a 50.000 auto annue. Pazzo, gli dissero. Visionario. Contaballe. Oggi grazie alla Ghibli, ai V6 Diesel, alla imminente suv, i numeri rischiano anche di essere maggiori. L’anno scorso, per dire, ne immatricolarono 37.000. E quando diceva di voler investire in Italia? Tutti a dargli del bugiardo. E lui a Melfi, in uno stabilimento sempre più vuoto, ha imposto la produzione di due piccoli suv gemelli, la Fiat 500X e il Jeep Renegade. Si stima a regime di poter produrre fino a 390.000 auto annue. Già solo oggi, dallo stabilimento parte per Civitavecchia un treno carico di Renegade, dove ogni settimana parte una nave con 3.000 modelli in direzione degli Stati Uniti. Nello stabilimento di Melfi si sono recentemente aggiunte 1.500 nuove assunzioni, più 500 lavoratori in cassintegrazione presi da Pomigliano e Cassino.

Per capire il successo di Marchionne, se ve guardare un dato del cosiddetto indotto. La compagnia di navigazione Grimaldi, in previsione delle esportazioni di Fiat negli Stati Uniti, ha ordinato cinque nuove navi cargo, da 7.000 auto l’una. Questo anche perché presto anche l’Alfa Romeo tornerà negli States. Ma facciamo attenzione: se vogliamo tenercele queste produzioni, serve lottare. Serve favorire il lavoro. Leggo che il Wall Street Journal racconta che a Toledo in Ohio, dove c’è lo storico impianto di produzione della Jeep, sono pronti a scucire centinaia di milioni di Dollari di incentivi per far costruire il nuovo stabilimento che Marchionne ha in mente.

E a proposito di Alfa Romeo: a Termoli Marchionne ha annunciato l’avvio della produzione di due nuovi motori, fra cui un V6 sviluppato dalla Ferrari, destinati all’Alfa Romeo, che a giugno presenterà la nuova berlina media. Per Alfa si prevede un’offerta articolata su 8 modelli differenti di auto, per raggiungere le 400.000 auto prodotte nel 2018. Un dato alto? Guardate alla Jeep: sul mercato europeo è al 17º (diciassettesimo) mese consecutivo di crescita. È passata da una fetta di mercato dello 0,2% allo 0.6%. In questo trimestre ha immatricolato oltre 21.000 vetture, con una crescita sullo stesso trimestre del 2014 del 190%.

  

E poi la chicca finale, la stoccata a chi gli ha sempre dato del nemico dei lavoratori. Con un gran colpo da maestro, annuncia che i dipendenti FCA in Italia parteciperanno agli utili dell’azienda. Viene congegnato un sistema di incentivazione e premi a seconda dei risultati aziendali, con un minimo comunque garantito per tutti. Riporto un esempio:

“…Per un dipendente di livello contrattuale medio, ad esempio un operaio specializzato, in caso di risultati conformi agli obiettivi, l’erogazione attesa ammonta a € 1.400 annui per gli anni 2015, 2016 e 2017 e cresce fino a € 2.800 nel 2018. In caso di risultato superiore alle attese, queste due erogazioni possono raggiungere rispettivamente € 1.900 annui nell’arco 2015-2017 e € 5.000 nel 2018. Il sistema prevede, infine, in caso di mancato raggiungimento di ogni obiettivo, un’erogazione minima di € 330 all’anno. In caso di raggiungimento dei risultati attesi quindi, il dipendente riceverà una somma totale nel quadriennio di oltre 7.000 euro. In caso di performance superiori agli obiettivi il totale dei bonus potrà crescere fino ad un valore nel quadriennio intorno ai 10.700 euro. Il costo totale massimo per FCA del piano quadriennale sarà di oltre 600 milioni di euro…”

Ma non dicevano che Marchionne era quello che tagliava diritti e denaro ai lavoratori? A me pare il contrario. Ma sicuramente avranno ragione loro, quei grandi esperti del giornalismo che, con compiaciuta sicumera, preconizzano per FCA un futuro di declino e fallimento. Il bello è che lo ripetono da anni, e da anni vengono puntualmente smentiti. Io chiudo questo post con le parole dette dallo stesso Marchionne, pronunciate ieri durante l’incontro con le Organizzazioni Sindacali:

“…Negli scorsi anni FCA ha dovuto fare i conti con un sistema di relazioni industriali stagnante basato su sterili contrapposizioni tra capitale e lavoro. Quei giorni sono finalmente finiti. Quello che abbiamo proposto oggi è un sistema che riconosce la centralità dei nostri lavoratori per il raggiungimento degli obiettivi del piano industriale 2015-2018. Senza il loro contributo e il loro impegno gli obiettivi del piano sarebbero irraggiungibili. Il miglioramento dell’efficienza operativa (WCM) e il raggiungimento degli obiettivi finanziari che rispecchiano le nostre ambizioni di costruttore globale, dipendono da loro. Ed è per questo che riteniamo che debbano ricevere benefici economici significativi al raggiungimento dei risultati previsti…

E tanti cari saluti a tutti.

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Categorie:Motori

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12 replies

  1. scusami non per attaccare il signor marchionne ma nella mia ditta sono dieci anni che abbiamo un premio di risultato che viene diviso anche ai lavoratori e abbiamo un minimo scritto su contratto integrativo.
    credo che abbia scoperto l’acqua calda……scusami non è una polemica la mia.

    marcello

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    • Ti posso dire che se leggi, questo non è un semplice premio di produzione ma un vero e proprio bonus sull’andamento globale dell’azienda. Che per altro prevede un’erogazione minima anche in caso non si siano raggiunti i target prefissati.

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      • anche noi abbiamo questo….
        credimi ho letto e so che dico
        visto che ti parlo da delegato Fiom della mia azienza dove i rapporti sono ottimi.
        abbiamo pari pari quello che sta dicendo ora marchionne ma solo lo abbiamo raggiunto circa dieci anni fa.
        lavoro alla GE OIL AND GAS A FIRENZE.
        so benissimo che per fiat è un bellissimo obbiettivo ma i giornali ne parlano come se fosse un successone o abbia scoperto chi sa che cosa.

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      • Ancora: il premio produzione ti viene dato in base a ciò che produci. Quello l’ho pure io. Qui il premio è legato anche alle performance di vendita, oltre che a quelle di produzione e della qualità. Questo significa che una parte di quel premio dipende dai ricavi che l’azienda ottiene: più sono alti, più quella parte di premio è alta. 🙂

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      • certo in base a dei parametri ben delineati.
        infatti io sto parlando di premio di risultato non di produzione.
        noi abbiamo un consolidato di 900 euro e poi in base ai ricavi e vendite posssiamo arrivare fino a 2300 max
        come abbiamo ottenuto quest’anno

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      • Il punto è che É un successone per la Fiat, e trovo divertente come si cerchi di sminuirlo affermando che “non si è inventato nulla”. Se si ha presente cos’era e com’era Fiat solo 10 anni fa, si capisce come Marchionne abbia fatto fare a questa azienda dei passi da gigante, a dispetto di tutti quelli che continuano a criticarlo 🙂

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      • Non lo metto in dubbio verissimo.
        Però poteva esser fatto prima.
        Molto interessante comunque acrivere con te.
        Alla prossima occasione.

        Marcello

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      • Secondo il tuo ragionamento pure nel tuo stabilimento potevano farlo prima, dato che General Electric applica contratti simili da più di dieci anni. È semplicemente un’obiezione inesistente 😉

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      • l’unica cosa è che prima noi eravamo dell’ENI e solo dopo esser stati comprati dagli americani abbiamo ottenuto il premio di risultato.
        e comunque ripeto sono felicissimo di quanto possa essere ottenuto in FCA, la mia è stata solo una considerazione sulla notizia uscita sui giornali che poi va’ valutata attentamente sui contenuti ancora non chiarissimi e in fase di incontri.

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      • Niente, si deve sempre cercare di sminuire. Il fatto della General Electric era solo un esempio, per dire che questi tipi di premio non sono stati inventati da Marchionne ma nemmeno dalla GE.

        Trovo sempre divertente questa corsa a ridimensionare le buone notizie cercando sempre dei lati negativi. Sa quasi di patologico 🙂

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      • non sono qui per fare polemica anzi sono contentissimo se si riesce ad ottenere per i lavoratori questi obbiettivi credimi.

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  2. Vista l’incomprensione che mi è sembrato di leggere nei commenti, possiamo provare a mettere la cosa in questi termini: anche in FCA i premi legati al risultato esistevano già. Gli stabilimenti potevano e possono ricevere un premio in base a determinati KPI specifici per la loro attività. Analogamente gli impiegati e i dirigenti hanno la loro PLM: un sistema di valutazione delle performance e della leadership che determina un premio individuale. Quello che si prospetta ora può invece essere vista come una redistribuzione, tra tutti i dipendenti, degli utili aziendali. Personalmente trovo che si stia delineando un sistema di incentivazione completo. E soprattutto equo. E’ infatti un po’ stucchevole quello che capita di vedere da diverso tempo: ogni anno i media rilanciano cifre esorbitanti riguardo i bonus “elargiti” ai dipendenti di altri brand europei. Peccato che queste informazioni siano utilizzate per creare clamore, spesso usate in maniera esplicita come termine di paragone verso un costruttore domestico. Non si spiega invece mai che quei bonus sono destinati solo ai dipendenti “prioritari” del gruppo. Ovvero se il gruppo VW ottiene ottimi utili dalla vendita di TT, Cayenne e Caddy, non vengono premiati gli operai slovacchi, ungheresi e polacchi che queste macchine le hanno prodotte, ma i loro colleghi tedeschi, indipendentemente dalle performance di questi ultimi. Al contrario, se io, come impiegato italiano, lavoro bene, vengo premiato individualmente. Se a lavorare bene sono i miei colleghi serbi di Kragujevac, vengono premiati loro. E da domani, se FCA nel suo complesso avrà buoni risultati, verremo premiati entrambi in maniera equanime. Se ben applicato, credo possa essere un buon modello di incentivazione basato sulla meritocrazia e al tempo stesso equilibrato.

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