Quella stretta allo stomaco che non ti molla mai

Diaz, Don't Clean Up This Blood

Ieri sera mi annoiavo a guardare i soliti talk show politici, e facendo un po’ di zapping sono arrivato su RaiMovie. Stava iniziando Diaz – Don’t Clean Up This Blood. L’avevo già visto, anche più di una volta, ma anche durante questa ennesima visione la sensazione dello stomaco che si chiude e del respiro che resta strozzato nei polmoni si ripresenta uguale a tutte le altre volte che ho visto questo film. Una sensazione atroce, con degli urti di vomito nel vedere la devastante quantità di odio e violenza riversate da molti poliziotti su degli inermi cittadini.

La mente corre subito alla recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo: quei fatti di Genova sono da definire come tortura. Una sentenza importante, una sentenza che (si spera) abbia rilanciato definitivamente il processo per determinare la definitiva approvazione della legge contro il reato di tortura, una legge che l’Italia doveva inserire nel proprio ordinamento già molti anni fa ma che è sempre rimasta lettera morta. Violenze, soprusi, abusi, in quei giorni a Genova accadde di tutto e anche di più, molto più di quanto una mente umana potrebbe pensare, specialmente da parte di agenti di Polizia.

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A distanza di anni c’è addirittura chi lo rifarebbe. Si tratta di Fabio Tortosa, agente di Polizia, che scrive “Lo rifarei mille volte”, riferendosi all’irruzione alla Diaz. Rifarebbe mille volte quella macelleria messicana, come la battezzò il vice questore aggiunto del Primo Reparto Mobile di Roma, Michelangelo Fournier. Delle scene atroci, come ha descritto anche l’ex questore di allora, Vincenzo Canterini, ex capo del VII Nucleo Sperimentale del Primo Reparto Mobile di Roma. Una presa di posizione, quella di Tortosa, che fa accapponare la pelle.

E allora appaiono come ristoratrici le parole di un altro poliziotto, Gianpaolo Trevisi. Parole nette, chiare, parole che invitano a una seria riflessione anche e soprattutto all’interno degli organi di Polizia, perché queste pagine buie non abbiano più a ripetersi. Vi riporto post integralmente:

Diversi anni, capelli e sogni fa, ero davanti alla scuola Diaz, come si vede in foto, a discutere con Agnoletto; ad alcuni sembrerà strano che io non abbia detto nulla in questi giorni, dopo la sentenza della Corte europea, su quella nerissima notte e su tutto quello che è successo e non è successo dopo, ma in questa occasione, ancora più che in altre, ho pensato che era meglio fare, piuttosto che dire. Il giorno dopo la notizia, infatti, dopo aver parlato con loro, per circa un’ora, del mio G8 di Genova, ho fatto vedere ai 160 allievi, molti dei quali nel 2001 avevano 9/10 anni, il film Diaz. Aspetto la prossima settimana per discuterne insieme, perché so bene, avendolo visto più volte, che subito dopo l’ultima scena, i titoli di coda ti stringono il collo, ti lasciano senza fiato e senza parole; rimani in silenzio e immobile sulla poltrona, ben sapendo che, nella maggior parte dei film o delle serie televisive, grazie alle quali molti amano la Polizia, è quasi tutto inventato e nell’unico, forse, unico film che ci distrugge è tutto drammaticamente vero, in quanto basato su fatti processualmente verificati. Proprio per questo, soprattutto tra di noi, se ne deve parlare e si deve litigare e discutere e domandare e rispondere, se si può. Proprio perché amo la mia Polizia sino al midollo, non voglio dimenticare quella notte e la voglio ricordare a chi la sta scordando e descriverla a chi non la conosce. Sono certo, infatti, che anche per la Polizia, come per noi tutti essere umani, valga il fatto che si possa crescere, migliorare e cambiare proprio riconoscendo i gravi errori e studiando gli insuccessi e i fallimenti. Certo restano sempre aperte le ferite di chi quella notte, dentro un sacco a pelo, stava inseguendo dei sogni, magari anche macchiati di utopia, e si ritrova, ancora oggi, a convivere con un incubo sporco di sangue. Anche davanti a loro resto senza parole, dopo averne pronunciata solo una: scusate. Alle volte, comunque, alcuni silenzi dicono tante di quelle cose da diventare assordanti o da trasformarsi in musica da far sentire a chi non sa ballare…

La Diaz, ma in generale i fatti di Genova sono e restano ancora una ferita aperta per tante, troppe persone. Ferite che certe prese di posizione, come quelle di chi dice che rifarebbe tutto ancora altre mille volte, contribuiscono solo a far sanguinare ancora di più.

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Categorie:Attualità, Riflessioni

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