Opposte reazioni all’Iran Talks

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Ieri ho parlato degli Iran Talks. Ne ho parlato In questo post, descrivendo i colloqui che hanno dato vita all’accordo sull’energia nucleare iraniana. Ho riportato i termini dell’accordo e spiegato perché, per me, è un buon punto di partenza per il futuro. A distanza di un giorno registro due altre reazioni.

Inizio parlando delle reazioni interne in Iran. Di queste ne parla Internazionale tramite la penna di Bernard Guetta. Reazioni che nessuno si sarebbe aspettato durante i colloqui, con gli oltranzisti e i falchi che avrebbero facilmente e felicemente impallinato i riformatori iraniani, col presidente della repubblica Hassan Rohani su tutti. E invece, inaspettatamente, le reazioni a questo accordo hanno assunto toni festosi e celebrativi come nessuno si sarebbe mai aspettato: merito dell’appoggio dato ai riformatori dalla Guida Suprema Ali Khamenei, l’uomo più potente del regime.

Da lì, tutti sono diventati sostenitori dei moderati. Prima di tutto il parlamento, dominato dai falchi, ha iniziato a tessere le lodi dell’accordo. Poi a loro si è aggiunto addirittura il capo dei Guardiani della Rivoluzione, il generale Jafari, che ha reso onore non solo a Rohani ma anche al ministero degli esteri Mohammad Javad Zarif. Insomma: oggi in Iran sono diventati i liberali quello che dettano l’agenda e che occupano le posizioni di primo piano, in un rovesciamento di prospettiva che pareva impossibile solo fino alla scorsa settimana. Un cambiamento deciso, non apparentemente profondo ma in realtà davvero copernicano.

Dall’altra parte c’è chi guarda a questo accordo come a una sciagura. È il caso di Rights Reporter, che descrive uno scenario quasi apocalittico. Affermano come l’Iran ha solo rallentato il processo che lo porterà ad avere l’arma nucleare, cosa che porterà alla reazione dell’Arabia Saudita che a sua volta ha già avviato la creazione di un suo arsenale nucleare con l’aiuto del Pakistan. Affermano che il togliere le sanzioni inonderà l’Iran di un flusso ingente di denaro, che finirà poi ai gruppi estremisti che lo utilizzeranno per aumentare i conflitti regionali e il terrorismo.

La loro ricostruzione si basa su tre punti. Primo: l’Iran prima o poi avrà la sua bomba atomica. Secondo: di conseguenza anche Arabia Saudita e Turchia vorranno a loro volta un loro arsenale nucleare, dando vita a un’escalation nucleare. Terzo: gli Ayatollah useranno i miliardi di dollari che arriveranno dall’eliminazione delle sanzioni per fomentare guerre e atti terroristici. In quest’ottica danno ragione a Netanyahu e al suo scetticismo su questo accordo, scetticismo che sfiora l’aperta ostilità verso tutti i componenti dei colloqui, soprattutto verso quegli Stati Uniti che da sempre sono considerati stretti alleati di Israele.

Un’analisi, come detto, apocalittica. Non per nulla Rights Reporter sostiene la necessità dei bombardamenti mirati volti a radere al suolo le centrali nucleari iraniane, praticamente il piano sviluppato da Israele, un piano che ha le sue radici profonde nel decennale comportamento di emarginazione dell’Iran che, in realtà, non ha mai portato a nessun concreto risultato. Questo risultato invece porta un profondo cambiamento che sarà valutabile sul medio periodo, nel breve è praticamente impossibile farlo.

Ovviamente è impossibile stabilire oggi con certezza come andranno le cose. È impossibile stabilire se diverrà realtà la visione più catastrofista oppure quella più positiva, o se invece si troverà più realisticamente una via di mezzo. Non è assolutamente già il tempo di stappare lo champagne, anche perché tutti i dettagli di questo accordo verranno stilati nei prossimi mesi, ma non è nemmeno il tempo di fasciarsi la testa lamentando rotture che ancora non ci sono. Sicuramente entro l’estate ne sapremo molto di più.

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Categorie:Attualità

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