Iran Talks, il negoziato che ridisegna il futuro del Medio Oriente

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Iran Talks, i negoziati sul nucleare iraniano. Una serie di negoziati che travalicano l’oggetto del contendete, ovvero il programma nucleare dell’Iran, ma che assumono significati molto più profondi e complessi e che riguardano i delicati equilibri geopolitici dell’area araba. Negoziati che, in un modo o nell’altro, possono arrivare a ridisegnare profondamente il futuro sviluppo e il relativo indirizzo di un’area molto vasta. Ma cosa prevede questo accordo?

Sostanzialmente prevede che l’Iran prosegua col programma nucleare a scopo civile. Le linee generali dell’accordo vengono ben descritte in questo pezzo de Gli Stati Generali, e prevedono l’abbattimento della capacità di arricchimento dell’uranio, che resterà possibile in un solo sito mentre gli altri verranno riconvertiti a centri di ricerca. In più l’arricchimento potrà essere solo parziale, utile per le centrali nucleare civili ma non sufficiente per la creazioni di armi, e saranno predisposti rigidi controlli da parte delle autorità internazionali. Altresì si prevedono successivi allentamenti delle sanzioni contro l’Iran, motivo per cui questo accordo è stato lungamente festeggiato dalla popolazione iraniana.

Un accordo che genera speranze per il futuro. La speranza che il rinnovato peso politico riconsegnato all’Iran possa svolgere su questa nazione una sorta di effetto positivo, dando maggior respiro a quelle forze moderate che da sempre hanno caldeggiato questi accordi e che sono distanti dalle posizioni più estremiste delle leadership religiose. Uno straordinario esercizio di diplomazia multilaterale, come osserva Paolo Magri dell’ISPI, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale. Un accordo storico, che ha ricordato come gli Stati Uniti sappiano non soltanto usare la forza in ambito di politica estera ma che se vogliono sanno anche usare l’arma della diplomazia per raggiungere, insieme sia agli alleati europei che agli avversari russi e cinesi, risultati molto importanti. Direi questi storici.

Eppure c’è chi considera dannosi e pericolosi questi accordi. Per esempio Israele, che considera pericolosissimo lasciare la possibilità all’Iran di costruirsi armi nucleari. Sostengono che questi accordi non eliminino la possibilità di costruire queste armi, ma che ne rallentino solo il processo. Lo ricorda Pierluigi Battista in un pezzo sul Corriere, in cui parla di paura ragionevole di Israele. Sostanzialmente basa questa teoria sul fatto che l’Iran ha promesso più e più volte di voler annientare fisicamente Israele, e sul fatto descritto prima, ovvero che la possibilità di avere una bomba atomica sia soltanto rallentata, non impedita. E il rischio c’è, è inutile negarlo: ma gli aspetti positivi credo siano maggiori, la speranza che viene introdotta da questi accordi penso sia più forte dei rischi connessi.

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Senza dimenticare le ricadute sul confronto fra Arabia Saudita e Iran. Ne parla benissimo Limes in un articolo molto preciso, che coinvolge anche la Siria di Assad. Un complesso scacchiere che oggi vede le due nazioni scontrarsi sullo Yemen, in una guerra che contrappone il mondo sciita a quello sunnita e che vede un’alleanza strategica fra Arabia e Israele, con la prima disposta a cedere lo spazio aereo alla seconda in caso di necessità, come ad esempio per bombardare i siti nucleari iraniani. Questo perché loro non credono affatto alla buona volontà dell’Iran.

Personalmente le prospettive positive introdotte da questo accordo mi convincono. Non voglio dire che sicuramente tutto ora andrà per il meglio ma, rispetto all’ostracismo in cui era confinato l’Iran, questi negoziati introducono quella speranza che prima era inimmaginabile. Come poter pensare a una nuova stabilità quando uno degli attori principali viene osteggiato e sanzionato duramente? Le vere incognite le descrive bene Bernard Guetta in questo pezzo apparso su Internazionale, di cui consiglio la lettura. Qualcuno tra l’altro ha paragonato questa mossa di Obama con la politica di appeasement di Neville Chamberlain, ma lo fa in malafede: allora gli Accordi di Monaco recepivano alla lettera tutte le richieste di Hitler, oggi gli accordi di Losanna stabiliscono invece rigidi paletti e stringenti controlli all’Iran.

E intanto la Lega Araba pensa a un esercito arabo. I 22 Paesi aderenti all Lega si sono detti sommariamente concordi su questa opportunità, a parte l’Iraq, il cui governo iracheno viene considerato vicino a quello di Teheran, sebbene sia spalleggiato anche dagli Stati Uniti. Una guerra prima di tutto interna al mondo islamico, che rischia di generare pericolose e incontrollate frizioni. Anche per questo un nuovo ruolo internazionale per l’Iran può essere un fattore positivo: se davvero li si considera come un cane rabbioso, allora è meglio provare ad approcciarsi con diplomazia e con qualche concessione, piuttosto che continuare con un muro contro muro che in decenni non ha mai prodotto nulla.

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Categorie:Attualità

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