Non gioco più, me ne vado

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Ricordo tanti anni fa, c’era già Montezemolo presidente, quando la Ferrari si lamentava dei regolamenti di Formula 1 vagheggiando un possibile abbandono del campionato in favore di altre categorie. Erano gli anni in cui la Ferrari vinceva poco, in cui arrancava, in cui più che prendersela con le proprie incapacità di creare una macchina veramente competitiva, se la prendevano con le regole del gioco, ree di favorire gli avversari. Sfido io, se gli altri sono più bravi è logico siano favoriti. Anche prima di Montezemolo accadevano polemiche simili, basti ricordare lo scontro fra Enzo Ferrari e la FIA nel 1985\1986, che portarono la Ferrari a sviluppare la Ferrari 637 Cart, una monoposto creata per correre nel campionato americano Champ Car. Macchina che poi, in realtà, non corse mai.

Tutto cambiò quando divenne la Ferrari la scuderia migliore. Divenne la più brava a creare la migliore macchina, e lo fu per molti anni consecutivi: cinque Mondiali Piloti di fila vennero conquistati da Schumacher in quello che era a tutti gli effetti considerato un vero Dream Team Rosso. Allora le polemiche erano molto minori, più che altro concentrare sul poco spettacolo. Anche se lo spettacolo era poco proprio perché la Ferrari era talmente superiore da potersi permettere un anno addirittura di chiudere la battaglia sul Campionato Mondiale Piloti già in estate. Anche oggi si fanno polemiche simili, sebbene non sia la Ferrari ad esserne protagonista. Questa volta tocca alla RedBull, e alla Renault.

Intendiamoci: non condividevo queste polemiche allora e non le condivido ora. Ora come allora le ritengo strumentali, e utili soltanto per mascherare la pochezza del proprio progetto, del proprio pacchetto telaio-motore. Oggi ha iniziato la RedBull a paventare un ritiro, confermando che ”Queste regole uccidono questo sport. Faremo nuove valutazioni in estate e se saremo ancora insoddisfatti potremmo pensare a un addio alla Formula 1. Dopo qualche giorno ha fatto loro eco la Renault, il loro motorista, già accusato dalla RedBull di aver creato una power unit che sviluppa ben 100 cavalli in meno di quella Mercedes. Cyril Abiteboul, numero uno della divisione sport della Renault, ha confermato che ”Stiamo valutando numerose opzioni, fra cui l’uscita dal circus. Già, dice che se questa disciplina diventasse negativa per la reputazione della Renault allora sarebbe meglio mollare. Farsi sfiorare dall’idea che per mantenere una buona reputazione serve principalmente costruire qualcosa di competitivo?

Perché a me queste recriminazioni mi sembrano tanto quelle della famosa volpe che non riesce ad arrivare all’uva, e allora va ripetendo che è acerba. Allo stesso modo questi lamentano regole sbagliate e dannose solo perché non riescono ad avere il prodotto migliore, quello più competitivo. La stessa RedBull si lamentava poco quando era lei, insieme proprio alla Renault, a comandare i campionati in lungo e in largo. Allora probabilmente il Campionato di Formula 1 andava bene per la reputazione, che risultava indubbiamente vincente. Ma quando non vinci, allora si pensa di portarsi via il pallone. Come Montezemolo (ancora lui) lo scorso anno, quando lasciò intendere che la Ferrari poteva abbandonare la Formula 1 per dedicarsi alla gare endurance.

Anche li la Ferrari non vinceva da anni, anzi rimediava pessime figure da anni, nonostante un caparbio Fernando Alonso che le provava tutte pur di riuscire a ottenere qualcosa di buono. Oggi Fermando guida una McLaren Honda che naviga stabilmente in fondo alla classifica, ma la Honda (sebbene appena tornata nel Circus) non ci pensa nemmeno alla pessima immagine che sta avendo. Così come non ci pensa nessuno quando debutta, solitamente ci pensano dopo, quando dopo essere diventati forti, vincenti e primedonne, tornando a dover interpretare il ruolo di comprimari. Allora scatta la sindrome del “me ne vado e porto via pure il pallone”.

Se tutti volessero davvero bene a questo sport, e volessero davvero migliorarlo per renderlo più competitivo e più spettacolare, dovrebbero iniziare a smetterla con questi giochini e queste ripicche, e impegnarsi tutti collettivamente per stilare regole più semplici, chiare, che regalino una competizione più spettacolare, più combattuta. Viceversa si resterà sempre più prigionieri di scontri e ripicche politiche, in cui a contare è più il peso che si ha all’interno della Federazione piuttosto che la qualità dello spettacolo. E gli spettatori, lo potete ben vedere, si allontanano sempre più.

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Categorie:Motori, Sport

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