Cessione Pirelli e la questione dell’italianità

  

Ci risiamo: si torna a parlare di una grande azienda italiana che diventa di proprietà straniera, in questo caso di Pirelli che passa di mano ai cinesi di ChemChina, e ovviamente tutti a lamentarsi dell’italianità che svanisce, di un pezzo d’Italia regalato agli stranieri. 

Praticamente Camfin, società di Marco Tronchetti Provera, cederà il pacchetto di controllo di Pirelli a una nuova newco chiamata Bidco la cui maggioranza sarà di ChemChina, reinvestendoci i proventi della vendita per avere comunque un pacchetto di minoranza in questa nuova società. Obiettivo è togliere da Piazza Affari la Pirelli, scorporare la produzione di pneumatici per camion (Pirelli Truck) da quella di pneumatici per auto e moto d’alta gamma (Pirelli Tyre), inglobando la prima nella società Aeolos di proprietà della ChemChina, e tornando a quotare in borsa solo la seconda, per godere di guadagni più elevati.

Tra l’altro, gli accordi prevedono che sia l’attuale CEO Pirelli, ovvero Tronchetti Provera, a decidere quando quotare nuovamente la Pirelli Tyre. Nel caso però non avvenga entro quattro anni, i soci italiani e quelli russi di Rosneft (attuali soci di Camfin) potranno cedere le loro restanti azioni ai cinesi allo stesso prezzo della loro opa iniziale. 

L’italianità della Pirelli, dalla sua sede e al suo know-how, saranno garantiti da precise norme statutarie, modificabili col 90% dell’assenso del capitale. Il che vuol dire che potrà essere preservata fintantoché resteranno anche Tronchetti Provera e i russi, a meno che poi cedano tutti ai cinesi. Anche la gestione aziendale resterà in mano agli italiani, attraverso dei patti specifici.

Del resto Pirelli è un pezzo pregiato dell’industria italiana, un’azienda che produce utili ed è in continua crescita soprattutto sul mercato estero. Non è un mistero che il mercato italiano valeva il 10% del fatturato nel 2009 mentre oggi vale solo il 5%, con le produzioni che vendono sempre più in Sudamerica, negli Stati Uniti e nei paesi asiatici.

In tutto questo tantissimi pensano a una svendita allo straniero: intendiamoci, non credo siano sempre positive la cessioni agli stranieri rispetto agli italiani in contrapposizione a chi le ritiene sempre negative, dico solo che nella classe imprenditoriale italiana non mi pare ci siano tutti questi grandi investitori capaci e determinati a fare operazioni simili. La polemica tra l’altro non è neanche nuova, ma si ripropone ogni volta che un’azienda viene presa di mira da un gruppo straniero.

Ricordate Alitalia? Pareva destinata a esser venduta ai francesi di Air France, ma saltò tutto, per finire nelle mani di una Cordata di Patrioti che dovevano preservarne l’italianità, ma che riuscirono a creare una nuova società capace di bruciare milioni di euro ogni mese. Nel giro di pochi anni ci si ritrovò con nuovi debiti e con un nuovo rischio di fallimento. Solo l’arrivo di Etihad l’ha salvata, sempre col codazzo di polemiche sull’italianità svenduta.

Ma l’italianità di un prodotto viene determinata dalla sua proprietà o da come viene realizzato quel prodotto? Per intenderci, ad esempio, qualcuno giudica non rispondente al dna italiano le Lamborghini? Qualcuno le giudica non corrispondenti alla loro storia? A me non sembra, anzi, sono un buon esempio di ottimi prodotti italiani, costruiti in Italia, da un’azienda dal dna italiano ma con proprietà tedesca. Hanno incrementato le produzioni, i guadagni, ottenuto buoni contratti di lavoro: davvero dovrei dispiacermene?

Certo, ci sono altri casi in cui gli acquirenti esteri hanno smantellato le società italiane acquisite per inglobarle, e proprio per questo dico che le cessioni non sono positive o negative in se: dipende da come avvengono e da cosa viene stabilito. Nel caso Pirelli i margini per mantenere la tanto amata italianità mi pare ci siano tutti, in barba ai soliti polemici di professione, come Cesare Romiti che parla del pericolo di cedere interi settori agli stranieri. E si torna al punto di partenza: dove sarebbero gli italiani disposti a rilevare aziende simili? Perché non si fanno mai avanti?

Annunci


Categorie:Attualità

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , ,

1 reply

Trackbacks

  1. Caprotti, Esselunga e il solito discorso sull’italianità svenduta delle nostre aziende – Iperattivo Categorico

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: