Colonizzare lo spazio



È una di quelle cose su cui ho iniziato a riflettere grazie a un film, dopo la visione di Interstellar, e come un tarlo me lo sono portato dietro per diverso tempo. Ora quel tarlo torna a farsi sentire dopo la scoperta del progetto Mars One, che si prefigge di portare una prima colonia umana su Marte entro il 2024.

Giusto per chiarire subito, gli esperti del Massachusetts Institute of Technology di Boston hanno bocciato senza pietà questo progetto, a causa dei calcoli sbagliati e troppo ottimisti fatti dagli scienziati del progetto. Qui potete leggere l’articolo originale.

Ma questo non ferma il progetto che entra ora nella fase finale della selezione degli astronauti. 100 candidati che si dicono tutti pronti a un cambio radicale di vita, a diventare dei pionieri, degli esploratori, dei colonizzatori, tutti consci del fatto che, se verrà mai realizzato, sarà un viaggio di sola andata. La terra, e la vita di ognuno sulla terra, resterà soltanto un ricordo. Come scrive Vice, “…Molti pensano che anche solo aiutare a fare un gesto serio per provare che gli umani sono pronti per andare su Marte, sarebbe valso la pena, per lo meno per ispirare i futuri esploratori…”

Ed è forse questo il miglior pregio del progetto Mars One, cioè quello di iniziare ad avviare seriamente il dibattito su progetti simili di colonizzazione dello spazio. In Interstellar il professor Brand, scienziato della NASA, diceva una battuta che mi ha fatto molto pensare: “Non siamo destinati a salvare il mondo, ma ad abbandonarlo”. Questo potrebbe essere uno scenario realizzabile fra moltissimo tempo, ma è pur sempre uno scenario da tenere in considerazione: perché allora non cominciare seriamente una riflessione su cosa serve per realizzare un piano simile? Buchi neri e viaggi in altre galassie a parte, perché non pensare di attivare colonie su altri pianeti del nostro sistema solare?

Ad oggi la NASA come primo passo sta pensando di spedire un elicottero su Marte, per proseguire nell’esplorazione del pianeta al fine di conoscerlo meglio. E non è un mistero che il Programma Constellation della NASA fosse rivolto ad arrivare dapprima sulla Luna, e poi a tentare uno sbarco su Marte. Programma fortemente ridimensionato da Obama nel 2011, mantenendo in vita comunque lo sviluppo delle capsule Orion, che dovranno essere in grado di portare nello spazio fino a quattro astronauti.

Ma anche altri ragionano di un eventuale sbarco su Marte: lo fa l’ESA, con il Programma Aurora, ma lo fa anche la Mars Society, organizzazione non profit internazionale nata negli Stati Uniti nell’agosto del 1998 su iniziativa di Robert Zubrin, con lo scopo di promuovere a livello politico l’esplorazione del pianeta Marte. Ma anche la Russia ha sviluppato una propria proposta, il Progetto Marpost, che ha l’obiettivo di realizzare delle missioni orbitali miste, con sonde automatiche e con navicelle con astronauti, attorno a Marte, preludio per un successivo sbarco.

L’argomento pare quindi non essere un tabù, sebbene il dibattito pubblico sia comprensibilmente ancora ridotto e circoscritto fra addetti ai lavori e appassionati. Ma le prossime generazioni dovranno concretamente affrontarlo, senza precludersi neppure le opzioni che possono apparire più difficili, come appunto quella di trovarsi su un pianeta Terra morente e non più recuperabile. Una prospettiva terribile che racchiude una sfida eccezionalmente incredibile.

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Categorie:Attualità

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