Milano Merita di Più (di questo trasformismo)

Girando per l’internet mi sono imbattuto in questo tweet:



Riguarda il comitato civico “Milano Merita di più”, di cui riporto la presentazione:

“…Milano Merita è un comitato civico nato dall’iniziativa di un gruppo di milanesi che hanno deciso di mettere a disposizione le proprie energie e le proprie competenze senza altri obiettivi che lavorare assieme a un’idea, a un progetto di rilancio della città…”

Si lamentano che la città sia lasciata allo sbando, che le politiche attuate dall’amministrazione Pisapia siano soltanto ideologiche, che non ci sia rispetto per le forze produttrici e non ci sia sicurezza per i cittadini. Insomma, si dipinge per Milano un quadro fosco, come fosse una terra di frontiera. Il manifesto si chiude con un appello:

“…Invitiamo tutti coloro che pensano che Milano meriti di più a condividere con noi i propri suggerimenti, le proprie riflessioni, le proprie idee…”

Quasi una chiamata post ideologica a impegnarsi, una chiamata non schierata, che riguardi quella tanto discussa società civile che già fu discretamente importante nella vittoria di Pisapia. Una vittoria che oggi appare come una sconfitta sentendo le parole di Giulio Gallera, fondatore di Milano Merita, che dice:

“…Pisapia ha perso la sua sfida. È riuscito a trascurare le periferie e allo stesso tempo a trasformare il centro in una zona desertificata e abbandonata. Gli “ultimi” sono stati collocati e non accompagnati, i centri sociali hanno spadroneggiato, terreni sensibili come quello delle case popolari sono stati usati per giustificare prese di posizione e scelte ideologiche. Questa amministrazione non ha avuto voglia di essere accanto ai milanesi: a questo punto, i cittadini vogliono un cambiamento serio e risposte concrete. Risposte che passano dalla riscoperta di una grande alleanza con il privato, con l’autorevolezza delle istituzioni, con la veicolazione, finalmente, di una prospettiva di grande sviluppo. Milano deve tornare ad essere la città delle grandi opportunità…”

Insomma, Gallera vuole creare un progetto per rilanciare Milano coinvolgendo chiunque abbia a cuore la città e voglia impegnarsi in questa nuova rete civica. Ma chi è esattamente Giulio Gallera? Non c’è miglior risposta che guardare il suo profilo Twitter:



Ma anche dal suo sito internet si scopre la lunga militanza in Forza Italia, fin dalla sua fondazione nel 1994. Curioso però: un dirigente locale di partito, nonché consigliere regionale in quota al medesimo partito, che fonda una lista civica che non mostra legami col partito e che mira a intercettare un’area elettorale più vasta rispetto alla propria base elettorale di centrodestra.

Curioso perché questa moda delle fondazioni o delle liste civiche sta prendendo sempre più piede, rappresentando spesso un semplice vestito candido per una politica percepita come impresentabile dai cittadini. Un modo per propagandare le stesse idee, magari con più eleganza, senza il simbolo del partito, creando l’illusione che quella rete civica sia effettivamente libera e indipendente, quando invece risulta praticamente asservita alle esigenze elettorali del partito a cui fa riferimento in maniera occulta. E di esempi ne abbiamo, come i Fari di Tosi, piuttosto che le plateali liste lombarde Con Ambrosoli Presidente o Maroni Presidente.

Forse si illudono che un nuovo simbolo e la non citazione delle proprie radici politiche all’interno di questa compagine civica possa attrarre più persone possibili, ma il punto è che le persone sono stufe anche di questo trasformismo che cambia i simboli ma lascia inalterate idee, contenuti e persone. Se fossero davvero delle associazioni civiche, fatte da persone civiche, perché metterci a capo persone con una tessera di partito? Addirittura dirigenti di partito? Non sempre una bella confezione è indice di un bel regalo: spesso serve solo a mascherare una bella fregatura.

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Categorie:Politica

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