Citroën SM: “Il bolide 3+1”



Solitamente le grandi storie sono coronate dal classico lieto fine, quello del famoso “e vissero tutti felici e contenti”. Spesso questo accade anche per i grandi progetti automobilistici, quelli arditi dove il coraggio viene sempre premiato, ma purtroppo non è il caso della Citroën SM, un progetto faraonico per l’epoca che procurò moltissimi problemi ai suoi produttori. Una macchina che su di me esercita un fascino inspiegabile, un po’ come tutte le auto particolari.

Tutto nacque dalla volontà della Citroën di produrre una vettura d’alta gamma per nobilitare il marchio, una vettura che facesse concorrenza alle più blasonate auto tedesche. Un progetto che nacque alla fine degli anni cinquanta ma che vide la luce solo agli inizi degli anni settanta, una gestazione lunga e complicata che non preannunciò nulla di buono. Si voleva creare una coupé turistica potente, veloce, elegante e comoda. I bozzetti furono molti ma nessuna linea convinceva la dirigenza, addirittura scartarono un progetto presentato dall’atelier Bertone, disegno firmato da un giovane designer molto promettente: Giorgetto Giugiaro. Ma non era l’unico problema.

Il motore fu un altro capitolo dolente: si partì testando versioni potenziate del 4 cilindri che già equipaggiava la DS, ma si passò a testare nuovi progetti a 6 e 8 cilindri. La svolta si ebbe nel 1968: la Citroën acquisì il controllo della Maserati, e quindi il capitolo motori parve risolto. Dapprima fu proposto un V8 3 litri derivato dalla Indy, ma fu scartato semplicemente per una ragione: oltrepassava il limite dei 16 cavalli fiscali. Allora l’ingegner Giulio Alfieri, della Maserati, progettò ex novo un V6 2.7 litri da 170 cavalli, capace di spingere la SM a circa 220 km/h, un vero record per una coupè a trazione anteriore. Il comfort invece era garantito dalle sospensioni idropneumatiche, un marchio distintivo della Casa francese, e in più c’era lo sterzo Diravi, un sistema meccanico che induriva progressivamente lo sterzo all’aumento re della velocità, lasciandolo morbidissimo ad auto ferma, e poi una specie di antesignano del sistema ABS, coi freni che erano tutti e quattro a disco. La linea invece fu frutto del lavoro di Robert Opron, designer della Citroën.



Alla fine vide la luce venendo presentata nel marzo del 1970 al Salone di Ginevra. Una presentazione che ottenne un successo insperato: tutti ne lodarono la linea avveniristica, la grande potenza e l’estremo comfort. Il cofano lungo, le ruote posteriori carenate, la coda tronca ricca di cromature, la linea a goccia, erano tutte caratteristiche che le diedero un’aura futuristica e avveniristica, che destarono molto l’attenzione di tutti. Nonostante la lunga gestazione e i tanti problemi incontrati in fase di sviluppo, sembrava destinata a un grande successo.

Soluzioni tecniche raffinate e equipaggiamenti particolarmente ricchi giustificarono un prezzo di lancio molto alto, 42.000 Franchi. Il prezzo era più alto rispetto a molte concorrenti più famose, e alcuni acquirenti espressero dubbi circa i costi di manutenzione della vettura, ma ciò non influì sulle vendite. Su quelle intervennero negativamente i rialzi del prezzo di vendita, che all’inizio del 1971 raggiunse già i 50.500 Franchi, poi le difficoltà della manutenzione che doveva essere frequente dato la complessità della vettura, ma che colse completamente impreparata la Citroën, non in grado di far fronte ai problemi di gioventù della SM. Addirittura negli Usa mancava una rete di assistenza Citroën, cosa che di fatto lasciò gli acquirenti in balia del destino. La mazzata finale arrivò nel 1973, con la crisi petrolifera.



La SM ormai era in fase discendente, anche se sarebbe più opportuno parlare di caduta libera. Un progetto talmente ambizioso che la Citroën si trovò con i conti in rosso e in grave crisi, situazione che si risolse con l’acquisizione della stessa Citroën da parte di Peugeot, che mise successivamente in liquidazione la Maserati (rilevata dalla De Tomaso) e tolse dal mercato la SM. In 5 anni, dal 1970 al 1975, si produssero 12.920 esemplari di SM.

Vennero infine prodotte alcune versioni speciali: cinque con un allestimento specifici perle pattuglie autostradali della polizia, due versioni allungate e cabrio date all’Eliseo come auto presidenziali e una da destinare alla squadra da rally. Era morta la SM, l’auto che al suo debutto i francesi soprannominarono Sa Majesté. Un regno breve, ricco di asperità e terminato con la derisione di molti. Un peccato se si pensa al perché fu nata. Ancora oggi questa nobile decaduta viene ricordata in un misto fra curiosità e ilarità, quasi come un oggetto extraterrestre: come ruppe gli schemi lei, quasi nessuno mai. Aurevoir, Sua Altezza.



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Categorie:Motori

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