Ansaldo Breda e Ansaldo STS passano alla Hitachi

Genova - Ansaldo - visita Napolitano

In questi giorni siamo stati tutti presi dal caso Mondadori Rcs, con tanto di ennesima raccolta firme del mondo letterario e accademico, da tralasciare un altro grande fatto: la cessione di Ansaldo Sts e Breda alla Hitachi. Due importanti aziende italiane passano di mano e diventano giapponesi, e non sono mancate le voci che hanno subito gridato all’attentato all’italianità delle aziende.

Come comunica il Quotidiano, “hanno firmato accordi vincolanti per l’acquisto da parte di Hitachi dell’attuale business di AnsaldoBreda, a esclusione di alcune attività di revamping e di determinati contratti residuali, e dell’intera partecipazione detenuta da Finmeccanica nel capitale sociale di Ansaldo Sts, pari a circa il 40% del capitale sociale”. Come dichiarato dal suo amministratore delegato Mauro Moretti, ciò significherà che Finmeccanica potrà concentrarsi esclusivamente su aerospazio, difesa e sicurezza, mentre il settore trasporti (Ansaldo Breda) andrà in mano a Hitachi, che tramite il suo presidente Hiroaki Nakanishi ha fatto sapere che “L’acquisizione si inquadra nella strategia di Hitachi volta alla crescita del ‘Social innovation business’, mediante la combinazione di tecnologia It con le nostre valide soluzioni infrastrutturali”. Il loro obiettivo è rendere Hitachi Rail uno dei leader di settore, diventando uno dei primi fornitori al mondo di soluzioni per il settore ferroviario.

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Hitachi ha anche garantito l’occupazione e le fabbriche italiane di Ansaldo Breda e di Ansaldo STS, affermando che questo impegno era uno dei punti vincolanti del contratto firmato. Soprattutto per Ansaldo STS le parole del numero uno di Hitachi sono di puro miele: “Tuttavia, Ansaldo STS è una società così ben gestita che non era possibile pensare che al rispetto della forza occupazionale grazie al valore delle professionalità”. Ma a Pistoia, stabilimento che ha un ciclo produttivo completo, dal commerciale alla progettazione fino alla costruzione, l’attenzione resta alta: lo confermano Jury Citera, delegato Fim-Cisl e Marco Fontana, delegato RSU. Il loro timore è diventare semplicemente un sito produttivo, perdendo tutti i restanti compiti su cui si è sviluppata un’ottima professionalità.

Ma chiarimenti vengono chiesti anche per aziende di Reggio Calabria in merito al futuro delle Officine Omeca, controllate dalla Ansaldo Breda. E pure a Napoli il sindaco De Magistris fa sentire la sua voce sull’accordo, affermando che “È da tempo che denuncio l’attività di desertificazione industriale e di macelleria sociale messa in campo da questo Governo”. Una posizione non certo favorevole a questa cessione, già dipinta come negativa: “Un pezzo di storia e dell’industria della nostra città e del nostro Paese viene consegnato agli stranieri”, commenta ancora il sindaco, lasciandomi (se mi si permette) un sorriso in faccia.

Negativa anche la posizione della Fiom che dà un giudizio completamente negativo: “l’Italia perde un altro dei settori strategici, come è senza dubbio quello del trasporto e del segnalamento ferroviario, nel quale era leader nel mondo. Bisogna fermare la vendita”. E a me il sorriso di prima resta. Aggiunge poi Salvatore Cavallo, delegato Fiom:

“L’amministraore dele­gato di Finmecca­nica non ha data alcuna rassicurazione sul man­te­ni­mento dei livelli occu­pa­zio­nali né sem­brano inten­zio­nati a rima­nere nel capi­tale. Quando la sta­tu­ni­tense Gene­ral Elec­tric ha acqui­sito la fran­cese Alstom, lo Stato ha tute­lato l’interesse nazionale man­te­nendo il 20% delle quote. Da noi l’unica cosa che è stata fatta è girare com­messe per i pros­simi due anni. Pas­sati i 24 mesi cosa resterà? L’Hitachi probabilmente avrà i pro­pri pro­getti, sviluppati in Giap­pone, da far costruire e sicu­ra­mente ci sarà qual­che posto del mondo più eco­no­mico di Napoli”.

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Si paventa poi il rischio di delocalizzazione interna, ovvero dello spostamento degli stabilimenti dal sud al nord Italia, processo già iniziato in alcuni casi dalla stessa Finmeccanica. La Selex di Giugliano verrà trasferita a Roma, sebbene ci potrebbe essere una soluzione negli stabili del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali di Capua. Lo stabilimento Alenia di Capodichino dovrebbe chiudere e trasferire le sue attività a Torino Caselle, lasciando li solo la manutenzione. La paura è che si vogliano delocalizzare al nord ricerca e sviluppo, lasciando al sud solo le produzioni, attività più semplici e concettualmente più povere.

Però mi chiedo: davvero vedere aziende italiane in mano estera è un fatto negativo a prescindere? Davvero le aziende straniere svuotano e depauperano il capitale umano e tecnologico che acquistano? Forse basterebbe osservare la Lamborghini, da anni nelle mani dei tedeschi del Gruppo Vag, per rendersi conto che queste paure non si avverano sempre. Anzi può capitare il contrario: nuovi investimenti in ricerca, nuova linfa, miglioramenti contrattuali. Addirittura la Lamborghini ha potuto pensare non solo ad aumentare la produzione, e quindi i guadagni, ma anche a progettare vetture in segmenti dove prima non aveva alcuna esperienza. Praticamente uno scenario opposto alle paure di tanti, sindacati compresi. E non si può imputare da subito a Hitachi scelte aziendali compiute da Finmeccanica, come la chiusura e lo spostamento di alcuni stabilimenti, è ingiusto e sbagliato.

Al momento, più che le parole di Finmeccanica credo facciano testo quelle della Hitachi, che ha espressamente parlato di alta preparazione delle maestranze italiane e della loro valorizzazione. E d’accordo che la predisposizione degli italiani davanti alle buone parole è sempre ridotta all’osso, a causa delle innumerevoli promesse andate a vuoto, ma dato che i giapponesi non mi sembrano venditori di fumo, un minimo di credito penso lo si debba dare. Le opportunità anche per Ansaldo di rafforzarsi ci sono e di bastonate non ne sono state annunciate, quanto meno aspettiamo prima di dichiarare di aver già la testa rotta.

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Categorie:Attualità

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