Come sta la classe media italiana?

Si sa che in Italia la classe politica è avvezza a parlare tanto e su tutto, e uno degli argomenti che pare gli stia più a cuore è la sorte della tanto citata classe media. Quella, per intenderci, data in via di estinzione una volta si, e una forse. Ma come sta questa classe media che tutta la politica corteggia, salvo poi tartassarla senza ritegno? SWG, con due domande, ne traccia un contorno nel contesto economico e lavorativo:

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L’immagine sopra traccia una veloce suddivisione delle condizioni economiche di questo ceto, facendo risaltare ancora di più la grande differenza esistente fra le varie aree del Paese. Quelli che si possono permettere almeno un paio di spese extra sono solo il 46% del totale, di cui solo il 7% sta così bene da potersene permettere diverse. Circa un terzo delle persone invece riesce solo a coprire lo stretto necessario, mentre ben il 15% ammette di faticare a coprire anche quello. La certificazione del progressivo impoverimento del ceto medio.

La posizione geografica poi non fa che rendere più stridente questa situazione: la parte di ceto medio che, diciamo, sta ancora bene, varia da un 57% dell’area di nord-ovest (Piemonte, Lombardia, Liguria, Valle D’Aosta) a un 33% dell’area sud (Puglia, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Abruzzo). Tra nord e sud vi è uno scarto di oltre il 20%, un pesante handicap che schiaccia chi vive nelle regioni meridionali, costantemente blandite con promesse di aiuti che, alla fine, si disperdono e non riescono mai ad arrivare. Politiche per il sud che continuano a restare drammaticamente assenti, relegando un terzo dell’Italia ad arrancare senza possibilità di risalita.

A contribuire a questa condizione di progressiva povertà ha pesantemente contribuito la mancanza di lavoro, e quindi di salario. Paura che stringe in una morsa anche chi un lavoro lo ha:

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Poco più della metà degli intervistati (52%), nel caso di perdita del lavoro, non sanno se ne troverebbero uno nuovo. Bassissima la percentuale dei più ottimisti, quelli che pensano di poterne trovare uno nuovo nel giro di qualche settimana: sono solo il 4%. Addirittura un 13% non sa nemmeno rispondere, tanto oggi è difficile cercarne uno. La recente riforma del lavoro, il famoso Jobs Act, dovrebbe nelle intenzioni del governo invertire questo trend, ma è ancora presto per valutarne l’eventuale impatto positivo. Tornando all’immagine sopra riportata, anche qui colpisce il solco profondo fra nord e sud nel gruppo di quanti non sanno se troverebbero un nuovo lavoro.

Colpisce come nelle isole (Sardegna e Sicilia) questo gruppo rappresenti i due terzi degli intervistati. Colpisce come una percentuale simile, stavolta, non si rilevo soltanto nella zona sud, ma anche in quella centrale (Lazio, Toscana, Umbria, Marche). E anche qui si evidenzia come il nord abbia percentuali più basse, mediamente circa 15-20 punti percentuali in meno. Nel nord-est (Veneto, Trentino, Emilia Romagna, Friuli) solo il 42% non sanno se troverebbero un lavoro, percentuale di poco più alta al nord-ovest (46%). La paura di non trovare lavoro colpisce duramente a sud perché proprio a sud le industrie vanno chiudendo, delocalizzando, dopo che per tanti anni videro l’apertura e lo sfruttamento di grandi poli industriali. I nomi delle città in queste situazioni drammatiche li conosciamo tutti: Termini Imerese, Taranto, Brindisi, Porto Vesme, tanto per citare le prime che mi vengono in mente. Su questa pagina del Fatto Quotidiano trovate una cartina della crisi che racconta in modo spietato le innumerevoli situazioni critiche del nostro Paese.

All’inizio mi chiedevo come stesse questa tanto bistrattata classe media. Alla fine di questo post posso azzardare a dire che si sente impaurita, abbandonata, sempre più compressa fra una crisi che li aggredisce in maniera sempre più violenta e uno Stato che continua ad affastellare promesse riuscendo a concretizzarne solo una minima parte. Tutti parlano, anche il governo Renzi, di voler rilanciare il Paese, ma un vero rilancio dell’Italia non potrà prescindere da un recupero della classe media e da una riduzione del gap esistente fra nord e sud. Dimenticarsi di questi due aspetti vorrà dire restare inesorabilmente zoppi, con buona pace di chi non perde occasione di ricordare che dovremmo metterci a correre.

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Categorie:Sondaggi

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