NonRecensione – 79: Birdman

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La prima volta che ho visto il trailer sono rimasto parecchio perplesso. Poi sono venuto a sapere delle nomination a raffica per gli Oscar, ben nove. Poi ho letto i commenti entusiasti di tanti amici. Insomma, mi sono lasciato convincere e sono andato a vederlo, e ne sono rimasto letteralmente entusiasmato. Intanto, i voti: Mymovies gli assegna un 3,73/5; Comingsoon un 3,4/5; Imdb un 8,1/10.

Questa è la trama: Riggan Thomson, interpretato da Michael Keaton, è un grande attore di Hollywood caduto in disgrazia dopo i successi ottenuti recitando nel ruolo di “Birdman”, un supereroe con un costume da uccello che può volare. Per archiviare la sua immagine da divo del cinema di film mediocri ma di grande successo, Thomson adatta un racconto di Raymond Carver per una rappresentazione teatrale, nella quale recita da protagonista. Il film racconta le difficoltà nel trovare il cast, i costi di produzione, le tensioni fra gli attori, lo scetticismo della critica nei confronti dell’operazione e i tormenti di Thomson stesso, ossessionato dal suo vecchio personaggio.

Un film a metà strada fra il reale e l’onirico, con Riggan che sente continuamente la voce del suo vecchio personaggio, che si vede a tratti addirittura inseguito da esso, che pensa di avere i superpoteri del personaggio che interpretava anche se in realtà non li ha. Memorabile la scena in cui si butta da un tetto e inizia a volare per la città dirigendosi poi verso il teatro, dove in realtà si scopre che c’è arrivato in taxi, non volando. Un film che racconta l’ego di una persona che una volta era una star mondiale, e ora si deve arrangiare come può. Un film che racconta complessi intrecci d’amore, in cui si confonde il sentimento d’amore con il disperato bisogno di approvazione, per dimostrare a se stessi di essere ancora qualcuno.

Nota curiosa vuole che il personaggio di Riggan sia interpretato da Michael Keaton, che deve la sua notorietà proprio a un supereroe, Batman. Riprese continue che non spezzano praticamente mai la scena, dando vita a un respiro continuo, ammaliante, che ti conquista e ti tiene con gli occhi incollati allo schermo. E il rullare di una batteria che accompagna tutti i momenti salienti del film, come una specie di colonna sonora nella colonna sonora.

Un film con un sottotitolo che spiega molto, “L’imprevedibile virtù dell’ignoranza”. L’ignoranza incarnata da Riggan, ex attore considerato buono solo per quei blockbuster dove la recitazione conta zero, ma contano di più gli effetti speciali e l’esaltazione infantile del pubblico. L’ignoranza che gli viene spiattellata in faccia dalla critica del Times, che promette di distruggere con il suo articolo lo spettacolo di questo attore sul viale del tramonto, disposto a giocarsi tutto, materialmente e metaforicamente. L’ignoranza di un uomo che ha vissuto per il suo successo, distruggendo un matrimonio e venendo considerato come un fantasma da una figlia con tanti problemi e una fresca disintossicazione dalla droga.

Meraviglioso e azzeccato il cast: come detto Michael Keaton è Riggan Thomson; Zach Gelifianakis è Jake, il suo agente e produttore; Edward Norton è Mike Shiner, talentuoso ma irascibile attore di teatro ingaggiato da Riggan per lo spettacolo; Andrea Riseborough è Laura, attrice con cui Riggan ha una relazione, presente nello spettacolo; Amy Ryan è Sylvia, ex moglie di Riggan; Emma Stone è Sam, figlia di Riggan, che lo aiuta come assistente; Naomy Watts è Lesley, la quarta attrice dello spettacolo di Riggan, e ha una relazione con Mike; e infine Lindsay Duncan è Tabitha Dickinson, la critica del New York Times.

La regia è di Alejandro González Iñárritu, e l’ho trovata strepitosa: i lunghi piano sequenza, il montaggio fluido e continuo che creano una specie di lunghissima storia che non viene mai interrotta, come se fosse un unico, lungo respiro. Il mio voto finale è un 9,5/10: un film assolutamente da non perdere. Io intanto farò il tifo per loro agli Oscar.

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