Obama chiede i poteri di guerra contro ISIL

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Sull’ISIL tanto tuonò che alla fine piovve: Obama ha chiesto (e praticamente ottenuto nonostante si debba ancora discutere) dal Congresso i poteri di guerra per combattere il gruppo terroristico, con un’operazione stabilita su un arco temporale di 3 anni.

Obama però ci tiene a rassicurare tutti, “non sarà un nuovo Afghanistan o un nuovo Iraq”, aggiungendo che l’eventuale uso di truppe di terra avverrà solo se strettamente e assolutamente necessario. È la classica via di mezzo fra il gruppo dei Democratici che non vuole essere coinvolto nell’ennesima guerra al terrore, e il gruppo dei Repubblicani che invece spinge per un’azione ancora più decisa e importante. Il documento presentato dal Presidente e che dovrà essere votato dal Congresso usa infatti termini che molti Democrats definiscono “troppo laschi”, lasciando spazio a eventuali operazioni di terra (per accontentare l’altro schieramento politico) che Obama circoscrive subito a interventi di salvataggio o blitz mirati delle forze speciali.

Anche se Obama già si riteneva pienamente legittimato ad agire in base alla analoga richiesta che George W. Bush fece al Congresso nel 2002 per la guerra in Iraq, questo passaggio sancisce ufficialmente l’inizio della guerra degli Stati Uniti al Califfato. Un passaggio che, oltretutto, rischia di dare riconoscimento politico (e forse anche giuridico) a uno stato che, in realtà, non esiste e non è riconosciuto da nessuno. Un riconoscimento che è già stato parzialmente e implicitamente dato dalla Giordania, con le sue massiccio azioni di guerra “contro la capitale Al-Raqqa e i palazzi del potere”.

Giordania che oltre a non esclude operazioni di terra per sradicare il terrorismo di ISIL, si è resa protagonista di una singolare iniziativa: ha scarcerato Abu Muhammad al Maqdisi, influente religioso jihadista, considerato come uno dei padri spirituali di Al Qaida, per sfruttarlo nella propaganda contro l’Islamic State, dato che i due gruppi terroristici sono fra loro rivali. La vecchia politica de “il nemico del mio nemico è mio amico”. Una cosa adottata in tempi lontani dagli Usa proprio con Osama Bin Laden, l’ex leader proprio di Al Qaida.

Comunque sia Obama mostra ottimismo, affermando che “Noi siamo all’offensiva, l’ISIL è sulla difensiva, e perderà”, una valutazione che pare più dettata da esigenze di compattamento interno della Coalizione che da una reale analisi. Perché se è pur vero che i miliziani di Is sono stati respinti indietro dai curdi a Kobane e se il Califfato è stato colpito duramente dai raid aerei giordani, è altrettanto vero che le risorse di questo gruppo terroristico sono molto ampie è assolutamente da non sottovalutare.

Gli Stati Uniti quindi si impegneranno per tre anni a combattere i terroristi di Is, in un quadro geopolitico che vede profilarsi un altro grande impegno per gli americani: lo scenario dell’Ucraina. Infatti, data la notizia che da marzo le truppe americane addestreranno proprio l’esercito ucraino, si potrà prevedere un crescente impegno anche diretto degli Usa in quella guerra. Una mossa che non piacerà alla Russia, e che rischierà di alimentare nuove tensioni: alla luce dell’impegno sopra discusso contro l’ISIL, sarà stata una scelta ben ponderata?

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Categorie:Attualità, Politica

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