Ultima fermata: Ucraina

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A distanza di tempo torno a scrivere di Ucraina e della guerra che la sta martoriando, una situazione che diventa più esplosiva ogni giorno che passa. Ne scrivo giusto per infilare alcune notizie e alcune dichiarazioni, utili (spero) per delineare meglio un quadro sempre più torbido. Ormai si registrano anche attacchi con artiglieria pesante, bombardamenti con missili ultimamente si sono registrati a Mariupol, a Kramatorsk e a Donetsk, e in tutti i casi si sono registrati morti civili. Ma iniziamo da un punto fondamentale: cosa chiedono i due schieramenti coinvolti in questa guerra? Questo articolo de La Stampa lo sintetizza abbastanza bene:

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A sostegno dell’Ucraina c’è quasi tutta l’Europa (come si potrà vedere dalla cartina riportata sotto) ma anche gli Stati Uniti. Anche se, va precisato, il blocco europeo non è poi così compatto come può sembrare.

Negli scorsi giorni si è tenuto un incontro trilaterale fra Russia, Germania e Francia, durato ben tre ore e svoltosi senza alcun membro di nessuna delegazione, un faccia a faccia da cui è trapelato poco o nulla. Si sa soltanto che il piano che Merkel e Hollande hanno portato a Putin sarebbe basato sui precedenti accordi di Minsk (che nessuno poi rispettò), e che a detta di Hollande rischiano di essere l’ultima carta da giocare prima di un’escalation militare. Accordi che sostanzialmente prevedono un immediato cessate il fuoco, l’arretramento di tutte le armi pesanti, lo scambio di prigionieri, una larga autonomia ai territori conquistati dai ribelli, il ritiro di tutte le formazione illegittime armate e dei mezzi militari e un più efficace controllo dei confini. Gli unici punti che potrebbero essere modificati sono la ridefinizione della linea di cotone fra i due schieramenti, riconoscendo le conquiste fatte nel frattempo dai ribelli, e la sostituzione degli osservatori Osce con i caschi blu dell’Onu.

Accordi su cui Putin potrebbe ragionare seriamente, vista anche la condizione economica russa non proprio positiva, colpita anche dalle sanzioni economiche imposte dall’Unione Europea. Sanzioni che però generano malcontento anche in alcuni stati europei, dando a Putin la possibilità di giocare d’attacco in questa trattativa, “offrendo” a Francia e Germania (entrambe in vario modo critiche su queste sanzioni, specialmente la Germania) la possibilità di sganciarsi da Washington. Dovesse mai avvenire uno scenario simile, si sancirebbe tra l’altro la fine dell’Europa, che tornerebbe a trovarsi divisa in blocchi di alleanze contrapposte.

A. REUTERS/Maxim Zmeyev (UKRAINE - Tags: POLITICS CIVIL UNREST TRANSPORT TPX IMAGES OF THE DAY)

A questo si aggiunge che gli Stati Uniti stanno seriamente valutando l’opportunità di inviare armi e munizionamento all’esercito ucraino. Stati Uniti che per bocca del vicepresidente Joe Biden non ci vanno leggeri: “…Putin chiede nuovi piani di pace mentre le sue truppe marciano nelle campagne ucraine: ignora ogni accordo che ha firmato in passato. Non gli permetteremo di ridisegnare la mappa d’Europa. Noi e l’Ue dobbiamo stare fermamente uniti a sostegno dell’Ucraina che sta lottando per la sopravvivenza…”.

Mosca dal canto suo condanna la possibilità che gli Stati Uniti armino l’esercito ucraino, affermando che si tratterebbe dell’inizio di una vera escalation militare che potrebbe portare ad un allargamento del conflitto. Denunciano inoltre una rapida militarizzazione di tutta l’Ucraina, sottraendo denaro utile a fronteggiare le disastrose condizioni economiche in cui versa il Paese. Mosca che accusa la NATO di volersi espandere a est, nonostante in passato abbia garantito di non volerlo fare, e accusando gli stessi Usa di voler imporre la propria volontà.

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Nel frattempo anche il generale Frederick Hodges rilascia dichiarazioni importanti. Il Comandante delle truppe Usa in Europa afferma senza mezzi termini che “i russi si stanno mobilitando per una guerra che loro pensano scoppierà entro cinque o sei anni”, ammonendo l’Europa di prepararsi a questo scenario. Prosegue dicendo che “non sarà Putin o chi sarà al vertice del Cremlino a dichiararla, ma dalle loro azioni si capisce che stanno anticipando cose che accadranno, che loro saranno coinvolti in qualche tipo di guerra nei prossimi cinque, sei anni”.
Parallelamente anche il generale Breedlove, comandante supremo delle forze NATO in Europa dichiara “Non credo che dovremmo escludere la possibilità di un’opzione militare in Ucraina”. Della serie: fate pure tutte le trattative di pace che volete, ma tenete calde le armi.

Su tutta la vicenda comunque c’è una buona sintesi in questo articolo di EastJournal, che sottolinea l’aumento di forze della NATO in est Europa: Jens Stoltenberg ha annunciato il dispiegamento di 6 nuovi battaglioni nei Paesi dell’est, in particolare in Lituania, Bulgaria, Lettonia, Estonia, Polonia e Romania, facendo passare il numero di effettivi da 13.000 a 30.000. Un contingente addestrato per mobilitarsi e essere dislocato in teatro di guerra in brevissimo tempo. E l’articolo sottolinea poi anche una dichiarazione che io reputo importante per valutare i rischi che si stanno correndo: dice Aleksander Danyluk, consigliere del Ministro della Difesa ucraino, che “il viaggio di Merkel e Hollande da Putin è un tentativo di salvare la UE e non l’Ucraina”.

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Infine, riporto le previsioni sui possibili scenari pubblicate da Formiche, in cui si delineano tre scenari diversi: uno di normalizzazione, uno di escalation militare e uno di “pace fredda”. Ve li riporto, perché uno di questi potrebbe rappresentare il futuro che ci aspetta:

Normalizzazione
L’Ucraina preserverebbe la propria integrità territoriale (a parte la Crimea, ormai perduta), le aree russofone avrebbero una larga autonomia amministrativa (una sorta di regioni a statuto speciale) e Kiev rimarrebbe la capitale sovrana di uno Stato federale indipendente, ma di fatto nell’orbita russa. In altre parole, qualcosa di simile alla soluzione prospettata dall’Osce. Unione Europea e Nato, in questo caso, dovrebbero allentare le proprie spinte per la partnership, accontentandosi di amichevoli situazioni commerciali con l’Ucraina e di sicurezza ai confini. Soluzione accettabile per la Russia, non mortificata, e anche per Stati Uniti e Ue, che vedrebbero cautamente normalizzarsi – senza avventure – anche le relazioni con Mosca. Probabilmente anche larga parte del popolo ucraino la accetterebbe di buon grado, soddisfatto dal miglioramento delle condizioni economiche e dalla fine di quest’esperienza di tipo balcanico. Una sorta di finlandizzazione che tuttavia, nell’attuale radicalizzazione della lotta tra ucraini e russofoni sembra assai remota e, oggi, ancora poco percorribile.

Escalation
Questo ovviamente è lo scenario peggiore, che – secondo una ricerca dell’Università di Praga (Ondrej Ditryche, su International Spectator) – a seconda del livello di instabilità sviluppato in Ucraina, potrebbe presentarsi sotto diversi sub-scenari. Un intervento militare della Russia, limitato a strappare il Donbass dal controllo centrale, ma senza annetterlo, come aveva fatto con la Crimea: il rapporto con Usa, Nato ed Eu sarebbe ulteriormente compromesso, ma, con ogni probabilità, senza un diretto intervento militare alleato. Se questo primo colpo di mano dovesse fallire per la resistenza ucraina, allora si potrebbe presagire un’avanzata russa verso Kiev, oltre il Dniepr. Anche questo, tuttavia, non provocherebbe un intervento militare occidentale diretto, ma solo l’istituzione di una linea di separazione sotto l’egida dell’Onu e dell’Osce. Ma il sub-scenario più pericoloso, fortunatamente il meno probabile, sarebbe un’avanzata russa step-by-step verso Occidente. In questo, Stati Uniti e Nato potrebbero non reagire in forma preventiva e la capacità di Putin di creare, come oggi, situazioni ambigue per rompere la coesione europea all’interno e all’esterno della Nato, riuscirebbe in pieno nel proprio intento. Il terzo sub-scenario sarebbe catastrofico: guerra di Usa e “volonterosi” contro la Russia o, in alternativa, conseguimento dei propri scopi da parte di Mosca, con disfacimento totale della Nato e del rapporto transatlantico. Il Pivot to Asia troverebbe finalmente reale attuazione.

Pace “fredda”
Dopo tanti scenari, si ritorna più o meno alla situazione attuale, prolungata indefinitamente nel tempo. L’Occidente non si muove, ma continua a supportare l’integralismo ucraino, con forniture di armi e atteggiamento politico. Parimenti la Russia di Putin – conscia della propria debolezza politica ed economica – continua nell’atteggiamento di negare responsabilità e di intervenire a distanza, senza superare eventuali linee rosse. L’Onu, non essendoci linee di demarcazione, non si impegnerebbe in un nuova missione peace keeping. Difficilmente, perché il rischio sarebbe eccessivo per tutti, l’Ucraina continuerebbe ad essere “allettata” verso forme più strette di collaborazione da parte Nato e Ue. Le relazioni economiche con la Russia, dettate da reciproche esigenze, continuerebbero solo sotto traccia. Con il tempo, tanto tempo, la situazione interna ucraina troverebbe comunque, se non altro per stanchezza da logoramento, qualche forma autonoma di tacita composizione.

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Non resterà che vedere a cosa condurranno i prossimi negoziati in programma oggi pomeriggio, anche se generalmente regna un clima di grossa sfiducia attorno alla risoluzione diplomatica di questo conflitto. Lo stesso Obama ha chiamato Putin ammonendolo a fermarsi altrimenti il prezzo da pagare aumenterà. Lo ha comunicato la Casa Bianca tramite un comunicato molto duro: “Se la russia continuerà le sue azioni aggressive in Russia inviando soldati e armi e finanziando i ribelli, il prezzo da pagare per Mosca aumenterà”, a cui Mosca a risposto affermando nella telefonata si è parlato della crisi in Ucraina, della necessità di una soluzione diplomatica e la necessità di tutelare i diritti di tutti i cittadini ucraini, compresi quelli di lingua russa a est del paese.

Chiudo riportando due aspetti che nulla hanno a che vedere con la guerra in Ucraina oggi ma che potrebbero significare molto in caso di escalation militare: l’offerta di aiuto di Mosca alla Grecia, e la proposta di Cipro che si è detta disponibile ad ospitare due basi militari russe sul suo territorio. Ricordando le parole del generale Hodges, queste rinnovata rete di possibili alleanze russe potrebbe destare molta preoccupazione.

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Categorie:Attualità, Politica

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