Toyota: dall’anzianità di servizio al merito

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In un momento di crisi globale e di ricerca di soluzioni per migliorare le produzioni senza intaccare o depauperare la propria forza lavoro, dal Giappone arriva una proposta interessante per quanto riguarda le retribuzioni degli operai.

Ne parla il Sole 24 Ore di questo cambiamento epocale proposto da Toyota, che mira a slegare la retribuzione dei lavoratori dal concetto di anzianità per legarlo a doppio filo a quello di merito. Ma come funzionerà? I dipendenti verranno valutati ogni due anni in base a elementi come la produttività o la capacità di lavorare in team, e il loro stipendio verrà rivisto ogni sei mesi, valutando di volta in volta eventuali aumenti o benefit.

Addirittura l’accordo prevede la riassunzione, su base volontaria, di personale over 60 ormai pensionato ma in possesso di particolari qualità o know-how da trasmettere ai lavoratori più giovani, in modo da aumentare la qualità del lavoro.

Obiettivo dichiarato è quello di eliminare il gap fra le retribuzioni delle persone più anziane e quelle delle persone più giovani, in modo da aiutare quest’ultime ad avere maggiori possibilità di benessere e da attrarre maggiormente i giovani talenti. Un vero cambiamento radicale di approccio proposto da Toyota ai sindacati, che spero possa essere applicato il prima possibile. E che auspico possa ottenere proseliti anche all’estero.

Non è un mistero che anche da noi si parla molto di eventuali adeguamenti salariali per sostenere la classe media e far ripartire i consumi, e trovo che questo potrebbe essere una via molto interessante per ottenere un duplice risultato: migliorare le produzioni e premiare i dipendenti migliori. Per un Paese come l’Italia che tanto ha iniziato a discutere (spesso a vuoto) di meritocrazia, sarebbe una scelta molto indicata.

Resta da capire se anche i nostri sindacati siano di questa idea, se siano disponibili a questo modo radicalmente nuovo di intendere i contratti di lavoro. L’opportunità potrebbe essere ghiotta, un confronto sarebbe auspicabile. Cgil, Cisl e Uil troveranno mai il coraggio di fare questo passo nel futuro?

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Categorie:Attualità, Motori

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