Considerazioni sull’elezione di Sergio Mattarella

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Dopo il post semi divertente di ieri, oggi butto giù alcune considerazioni un po’ più seria sull’elezione di Sergio Mattarella a Presidente della Repubblica.

Detta semplice, come ho scritto appunto ieri, Renzi ha fatto una mossa Kansas City. Detta un po’ più ampia, le cose da analizzare sono diverse, e presentano diverse sfaccettature.

Prima di tutto si può sottolineare come Renzi si sia rabbonito Berlusconi fino all’ultimo minuto possibile, facendo circolare molti nomi tipo quelli della Finocchiaro o addirittura di Bersani. Tutta gente che a Berlusconi poteva star bene, sebbene il leader di Forza Italia come prima scelta puntava su Amato. Berlusconi avrebbe potuto accettare anche Mattarella, ma avrebbe voluto avere il ruolo di quello che aveva deciso quel nome insieme a Renzi, non di quello che lo ha subito come nome scelto dal Partito Democratico. Nel primo caso avrebbe fatto la figura di quello che può ancora comandare qualche leva del potere, nel secondo caso, nella realtà di ciò che è successo, ha fatto la figura di quello che veniva costretto all’angolo, incapace di reagire ai colpi subiti.

Non va scordato come Mattarella non sia mai stato tenero con Berlusconi, anzi, è sempre stato uno che parlava poco ma colpiva duro, e in profondità. E i giudizi su Berlusconi sono sempre stati molto pesanti.

A questo aggiungiamo l’ulteriore annullamento di Alfano, reso ancor più irrilevante di quello che è: una banderuola buona per girare ad ogni alito di vento. Prima si associa a Forza Italia, protesta per come è stato scelto il nome di Mattarella, punta i piedi, dice di non starci, ma poi converge sul nome, anzi:

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Rivendica con orgoglio di averlo votato. Ma come: non era inaccettabile il modo con cui era stato proposto? Senza contare che le fibrillazioni in Ncd sono state molte, con Sacconi dimessosi da capogruppo e con la De Girolamo data addirittura in uscita dal partito.

C’è poi da considerare la minoranza Pd zittita, accucciata a un nome che non potevano contrastare, pena il diventare ancora più irrilevanti di quanto sono oggi. Renzi ha fatto credere loro credere di essere stati determinanti per imporgli il nome di Mattarella, quando in fondo la mossa di candidarlo era pianificata e soppesata da molto tempo. Una mossa così spregiudicata, azzardata e machiavellica non la si mette a punto in qualche giorno.

Poi abbiamo Sel che è come scomparsa dall’orizzonte, anche lei irretita da Mattarella e incapace di ritagliarsi un ruolo autonomo su questa scelta. Non per nulla Vendola disse che se quel nome fosse stato proposto dal Pd allora sarebbe stato difficile rifiutarlo. Così è stato.

E poi abbiamo tutta l’area di centro smottata su Mattarella, nonostante i mugugni sul metodo. Ma contavano politicamente poco già prima, questo loro convergere appare quasi funzionale a mantenere lo spicchio di potere acquisito.

Unici a rompere le scatole potevano essere quelli del Movimento 5 Stelle, ma votando da subito Romano Prodi, accogliendo quindi l’assist offerto dalla minoranza del Pd. Allora li si sarebbe rischiata davvero una spaccatura all’interno del Pd, con una resa dei conti sanguinosa e davanti agli occhi di tutti. Ma tatticamente i Cinque Stelle valgono ancora zero, e in politica la tattica e il tempismo sono spesso fondamentali.

Da oggi però si apre il dopo, e la mossa di Renzi non credo sarà senza ripercussioni: il colpo incassato dal centrodestra è forte, così come l’accerchiamento della sinistra appare asfissiante. Sul primo punto potrebbe avvantaggiarsene Salvini, che già si è detto pronti ad accogliere eventuali transfughi di Forza Italia e Ncd, mentre il secondo appare come una grossa pietra al collo delle intenzioni di costruzione di un nuovo soggetto a sinistra del Pd. Rodotà dice che serve ripartire da Sel e dal sindacato, ma senza quelle parti di sinistra perdenti. Il rischio è che resti praticamente da solo.

Intanto Mattarella avrà da subito alcune importanti incombenze: i dossier sulle riforme (legge elettorale, a Titolo V, riforma della Costituzione) e la scelta del suo staff, quei consiglieri che lavoreranno al suo fianco per i prossimi sette anni. Anche da lì potremo avere delle indicazioni sulla salute del cosiddetto Patto del Nazareno e su che binari viaggerà questa presidenza, e di conseguenza su che tipo di vita avrà il governo Renzi.

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Dal canto suo lo stesso Renzi ha detto che le riforme vanno avanti, che non si aspetta scossoni sebbene Berlusconi e Forza Italia debbano decidere cosa vogliono fare. E con l’opposizione interna di Raffaele Fitto che diventa ogni giorno più pressante, per Berlusconi non sarà facile trovare una quadratura del cerchio buona a tenere insieme il partito e continuare con le riforme come prima.

Di fondo mi resta infine una sensazione: sarebbe stupido credere che una mossa politica così ben congegnata sia fine a se stessa, ovvero alla semplice elezione del Presidente. Penso che questa spregiudicata e vincente mossa di Matteo Renzi nasconda anche motivazioni di lungo respiro, progetti che riguarderanno il futuro di questa legislatura. E questa mossa consegna anche una nuova chiave di lettura alle famigerate larghe intese che non appaiono più come finalizzate al conservare lo status quo, ma utili a Renzi che le ha sfruttate per realizzare le riforme costituzionali. Per il resto, ognuno alla sua partita. Un gran modo per zittire tutti quelli che nel Patto del Nazareno ci infilavano qualsiasi cosa, scelta del Presidente compresa.

Chiudo con una curiosità, il conteggio dei voti per Mattarella fatto dalla Bacchiddu:

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Un modo per contarsi e per provare a contare, una ricostruzione molto attendibile che di fatto mostra come Forza Italia sia una polveriera, con molti onorevoli pronti a non seguire le indicazioni ufficiali di votare scheda bianca e con la convergenza su Mattarella pure di molti fuoriusciti dal M5s.
Come detto prima, vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane: se è vero che qualcosa si è smosso, i risultati potrebbero essere anche imprevedibili.

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Categorie:Politica

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