Romanzo Quirinale, la seconda stagione

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E finalmente è arrivato il giorno dell’inizio delle votazioni per il nuovo Presidente della Repubblica. E dico finalmente perché, al netto di tutto quanto, questa attesa era diventata una specie di soap opera, o meglio un reality a eliminazione diretta. Ecco una pagellino (semiserio) di tutti i nomi usciti più o meno consapevolmente:

Romano Prodi: citato a più riprese da chiunque, già usato strumentalmente nelle elezioni presidenziali del 2013, in molti dicono goda di appoggi trasversali ma fattivamente pare abbia più nemici che amici.

Pierluigi Bersani: indicato da alcuni del M5s puramente in funzione anti renziana, è una di quelle cose che Renzi vorrebbe evitare assolutamente. Probabilità scarse.

Sergio Mattarella: nome esterno a quelli usciti dai colloqui con Forza Italia, andava bene finché non è stato indicato da alcune voci come la scelta ufficiale dal Pd. Da lì, pur di dar contro a Renzi è stato definito “poco conosciuto”, “dal profilo poco interessante” e “figura secondaria della politica”. Coerenza a mille.

Pierluigi Castagnetti: per la regola non scritta dell’alternanza, si dice che toccherebbe a un cattolico, e fra quelli dell’area di sinistra è spuntato anche il suo nome. Pare addirittura che chi denigra Mattarella, invece, incensi Castagnetti, in una specie di corto circuito quasi comico.

Raffaele Cantone: l’uomo scelto dal governo per combattere la corruzione potrebbe diventare il cavallo di razza su cui puntare per il Quitinale. Se non fosse che è stato ripetuto in lungo e in largo che si vorrebbe una figura politica, non tecnica. E poi, sinceramente, ce lo vedete Berlusconi che vota un magistrato come Presidente? Sembra quasi fantascienza.

Giuliano Amato: il suo è uno di quei nomi jolly usati a ogni elezione presidenziale. Di ampie capacità ed esperienza, è altrettanto inviso a circa il 98% della popolazione italiana che lo ha incoronato Re della Ka$ta, grazie ai suoi molteplici incarichi ricoperti e alle conseguenti molteplici pensioni (vere o presunte).

Emma Bonino: altro nome che ricorre a ogni elezione quirinalizia, a questo giro sembra declassata in partenza a causa del tumore che lei stessa ha comunicato di avere. Tanto di cappello per la sincerità è un grande in bocca al lupo per la guarigione, anche se son convinto che (pure stavolta) non avrebbe avuto alcuna chance. Nonostante si parli molto di un Presidente donna.

Anna Finocchiaro: e in merito ad un Presidente donna, la Finocchiaro pare uno dei nomi in pole position. Nonostante le tante polemiche sull’uso disinvolto della scorta e nonostante i problemi giudiziari del marito. Certo, avere il marito della prima Presidente donna accusato di abuso d’ufficio e truffa non sarebbe il massimo…

Pierferdinando Casini: sempre in tema cattolici il suo è un altro dei nomi in ballo, quello di uno che è riuscito a demolire ogni partito in cui ha militato, finiti tutti a rappresentare percentuali dello zero virgola qualcosa. Mitica è una frase di alcuni militanti dell’UdC quando lui era segretario, “Più casino, meno Casini”, gioco di parole che voleva indicare la necessità di farsi sentire di più e di avere meno confusione interna. Soprattutto dovuta proprio al segretario.

Pier Carlo Padoan: anche per lui vale il veto ai cosiddetti tecnici, e poi si aprirebbe il problema di chi mettere al ministero delle Finanze. Non ci sarebbe più Napolitano a imporre un asceta gradita all’Europa, saprebbe lo stesso Padoan fare altrettanto per non scontentare i partner europei?

Piero Grasso: considerato da alcuni una scelta di ripiego se altri nomi dovessero fallire, potrebbe pure incontrare il gradimento da parte di alcuni del M5s. Lui sta zitto zitto e ricopre il ruolo di supplente, stai a vedere che sta davvero cercando la zampata vincente.

Stefano Rodotà: candidato Presidente nel 2013 per i Cinque Stelle e per la sinistra dura e pura, oggi riceve solo un endorsement dalla votazione online de Il Fatto Quotidiano. Per altro risultando secondo, dietro a Giancarlo Magalli. In piena parabola discendente, sebbene non ancora spacciato, al momento il suo nome risulta desaparecidos.

Walter Veltroni: aveva promesso di andare in Africa quando si dimise da segretario del Partito Democratico, e in molti gli contestano questa promessa mancata. È difficile una sua elezione per un semplice motivo: farebbe a gara con Renzi per apparire in tv e per farsi intervistare, e a Matteo non piace essere messo in secondo piano. Soprattutto se il Presidente deve sceglierlo lui.

Piero Fassino: famosa la sua frase contro Beppe Grillo che voleva partecipare alle primarie del Pd, e infatti oggi abbiamo il Movimento 5 Stelle. Ve lo immaginate se da Presidente dovesse dire una frase tipo “Se l’Is ha così tanto coraggio provi a sfidarci e poi vediamo!”? Rischioso.

Roberta Pinotti: ministro della Difesa, pare essere famosa per l’estrema decisione che la rende temuta pure dai generali dell’esercito. Qualche tempo fa era fra i favoriti ma ora pare in discesa.

Mario Monti: non avesse avuto quell’esperienza da primo ministro probabilmente sarebbe stato il candidato ideale. Invece viene ricordato come leader di un governo dedito ai tagli e a riforme largamente odiate, come quella Fornero. Autoescluso.

Massimo D’Alema: pare che dovesse essere candidato nel 2013 in contrapposizione a Prodi durante l’assemblea del Pd, ma che poi la Finocchiaro che doveva proporre la sua candidatura non disse nulla. Il buon Massimo la prese così bene che (pare) mandò in vacca l’elezione di Prodi disintegrando il Pd. A parole tutti lo ammirano, sotto sotto tutti lo temono. Improbabile. A meno di enormi ribaltoni.

Gianni Letta: se cercate la parola “eminenza grigia” sull’enciclopedia troverete una sua foto. Uomo che conosce tutti e conosce tutto, ha l’incredibile capacità di passare completamente inosservato pur mantenendo un potere incredibile. Più che Presidente sarebbe ottimo come consigliere ombra.

Enrico Letta: dopo essere stato pugnalato alle spalle da Renzi, le sue chance che il fiorentino lo candidi sono ridotte a zero. E del resto, se dovesse avvenire una sua elezione gli scioglierebbe subito le Camere. Così, per divertimento.

Mario Draghi: alto profilo, conosciuto in tutto il mondo, con grandi capacità e visione politica. Infatti ha già fatto sapere che non gli interessa. E poi, se eleggessimo lui, chi ci metteremmo alla Bce? Ve lo immaginate se ci finisse un tedesco?

Dario Franceschini: altro nome più o meno neutro che potrebbe piacere a molti, è sostanzialmente un Presidente poco ingombrante. Per alcuni sarebbe veramente verybello, tanto da rendere verycontenti. Tutti gli altri sperano di non vederlo più neanche come ministro.

Paola Severino: ministro della Giustizia sotto il governo Monti, è conosciuta per essere una donna tutta d’un pezzo e difficilmente malleabile. Sarebbe capace di far trottare il governo come un battaglione di reclute in addestramento, e la cosa potrebbe anche essere interessante. Per questo non ha molte opportunità.

Luca Cordero di Montezemolo: trombato da Presidente della Ferrari, qualcuno vorrebbe riciclarlo come Presidente della Repubblica dopo averlo già riciclato come nuovo Presidente di Alitalia. Avrebbe già chiesto a Giorgietto (Giugiaro) se sarebbe possibile ridisegnare un’azione di governo più filante ed aerodinamica. Inimmaginabile.

Paolo Gentiloni: da poco diventato ministro degli Esteri, è più che altro indicato per le modalità con cui è arrivato alla nomina, il famoso “metodo Gentiloni”. Prima si sono fatti miriadi di altri nomi e infine, nel colloquio/confronto fra Renzi e Napolitano è sbucato vincente lui. Metodo che verrà replicato per il Presidente della Repubblica?

Beppe Grillo: qualcuno ha addirittura proposto lui, che però non se lo sogna nemmeno. Fare l’opposizione, dopo tutto, è la cosa più divertente che c’è.

Silvio Berlusconi: qualche pasdaran di Forza Italia lo vorrebbe Presidente, ma francamente sarebbe troppo. Per questa opzione spingono anche una parte dei tifosi del Milan, metti mai (dicono) che si torni a vincere qualcosa.

Vittorio Feltri: proposto dal tandem Salvini-Meloni, viene descritto come un uomo libero e corretto. Certo, e tutti noi siamo ricchi sfondati. Fantasioso.

Lorenza Carlassare: giurista e costituzionalista italiana, è la donna che ha probabilmente scalzato Rodità dai cuori pentastellati. Ma lei gli ha già dato il due di picche declinando l’offerta.

Nino Di Matteo: magistrato, anche per lui varrebbe il no ai tecnici. E comunque sarebbe curioso ritrovarsi Presidente colui che voleva portare alla sbarra mezzo Quirinale per la trattativa Stato-Mafia. Irrealizzabile.

Ferdinando Imposimato: magistrato, politico, avvocato e presidente onorario della Suprema Corte di Cassazione, a detta di molti parlamentari pentastellati è il candidato preferito. Dovesse vincere il sondaggio online fra gli iscritti del Movimento subirà probabilmente la stessa sorte di Rodotà: votato solo da loro. Idealista.

Elio Lannutti: Presidente Adusbef, un passato da parlamentare, è quello che vorrebbe chiamare alla sbarra Draghi per condannarlo per crimini economici contro l’umanità. Ce lo vedete da Presidente della Repubblica rapportarsi con la Bce e l’Europa? Sarebbe comico.

Salvatore Settis: archeologo e storico dell’arte, è un nome che piace molto agli ambienti di sinistra. Potrebbe addirittura convincere molti nel Pd, anche se sappiamo che l’imprevedibilità del Pd è seconda solo a quella Divina. Incognita.

Paolo Maddalena: giurista e magistrato italiano, ha scritto insieme a Settis il libro “Costituzione incompiuta”. Essendosi occupato molto di ambiente, e viste le condizioni del nostro Paese, potrebbe anche essere una scelta intelligente. Probabilmente proprio per questo non verrà mai fatta.

Gustavo Zagrebelsky: giurista italiano nonché giudice della Corte Costituzionale dal 1995 al 2004, molto critico sulle riforme scelte dal governo Renzi, il che lo rende praticamente indigeribile a larga parte del Pd e a quasi tutto il centrodestra. Era già stato inserito dal M5s nelle Quirinarie del 2013, riproposto ora non credo avrà più successo.

Giancarlo Magalli: candidatura nata per scherzo dal sondaggio lanciato da Il Fatto Quotidiano, lui rivendica questa “ribellione” dei lettori che a suo dire l’avrebbero scelto perché gli altri nomi sarebbero improponibili. Sarà contento Rodotà che era secondo in classifica. L’ha presa talmente sul serio che ora ha pure un blog sull’Espresso. Se eletto, temo che per il discorso di fine anno potrebbe introdurre il televoto per scegliere fra il discorso numero uno, il discorso numero due e il discorso numero tre. Fantascientifico.

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Categorie:Politica

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