Considerazioni (italiane) sparse dopo la vittoria di Syriza in Grecia

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Al di là della felicità o meno della vittoria di Syriza e di Alexis Tsipras, la nota positiva che dovrebbe essere colta da tutti è la potenziale stabilità che dovrebbe dare un risultato simile. Ottiene una vittoria netta, arrivando quasi a sfiorare la maggioranza assoluta, cosa utile anche in prospettiva per l’elezione del presidente della Repubblica, primo vero scoglio da affrontare dopo le elezioni. Ma l’importante risultato di Syriza, in Italia, viene visto in modo curioso.

Tutti si sono ritrovati a festeggiare, per motivi differenti. Festeggia la sinistra che rinfaccia a Renzi di non esser di sinistra, festeggia la compagine renziana che così ora “sfida” la sinistra-sinistra a governare, festeggiano Salvini e la Meloni per la posizione di Tsipras contro questa Europa, insomma festeggiano un po’ tutti. E ognuno lo fa rinfacciando agli altri qualcosa. È una specie di appropriazione e riuso del risultato a proprio beneficio, una libera interpretazione che cambia di significato a seconda dall’angolazione da cui si guarda. In parole povere, tante strumentalizzazioni.

E proprio la sinistra che per prima usa Syriza come carburante per l’ipotetico partito a sinistra del Pd, un partito che punterebbe al 20%. Un ipotetico partito che però viene demolito dalle parole di Rodotà, uno dei padri nobili della sinistra, che dice: “…Chi pensa di ricostruire un soggetto di sinistra o socialmente insediato guardando a Sel, Rifondazione, Alba e minoranza Pd sbaglia. Mentre capisco la scelta del Papa straniero Tsipras, non condivido l’idea di una Syriza italiana. È una forzatura. In Italia i partiti di sinistra hanno perduto capacità interpretativa e rappresentativa della società, nulla di nuovo può nascere portandosi dietro queste zavorre…”.
E tanti saluti all’idea di cercare uno Tsipras italiano, che non potrebbe mai essere uno come Cofferati. Quell’uscita di Vendola la considero come una pessima battuta venuta male.

Se poi alle parole di Rodotà ci aggiungiamo come Dimitris Liakos, economista responsabile del programma di Syriza, consideri Renzi un alleato contro l’austerità, allora il cortocircuito italiano sulle valutazioni di Syriza pare prossimo al suo culmine. Che viene raggiunto con le parole dello stesso Tsipras: “…Io sono come Renzi, voglio cambiare verso all’Europa. Personalmente Renzi non lo conosco ma i nostri staff hanno preso contatti e la nostra sintonia è naturale…”.
Ma come: non doveva essere il grimaldello per la sinistra italiana da usare contro Renzi? Soprattutto non era la chiave di volta della minoranza Pd guidata da Civati per mostrare a Renzi un modello alternativo? Ma a cosa dovrebbe essere alternativo se il diretto interessato esprime “naturale sintonia” proprio con Renzi?

Gilioli in merito parla di asticelle da posizionare, cioè l’asticella del compromesso e della mediazione. Quasi certamente Tsipras non potrà mantenere tutto quello che ha promesso in campagna elettorale, ma forte del risultato ottenuto potrà mediare ad un livello prossimo alle sue richieste. E lo potrà fare perché internamente il risultato delle elezioni gli consegna una maggioranza quasi assoluta, dato che gli mancano solo due voti per averla, mentre a livello europeo si potrà fare forte di una compattezza concreta e stabile del proprio esecutivo, cosa mai avuta negli ultimi anni da nessun altro governo greco.

Renzi questa posizione di forza non la ha per via di come ha scelto di conquistare il potere: ha scalato un governo che sta sopra un parlamento frammentato figlio delle elezioni del 2013, senza una chiara maggioranza e incline all’inciucio da larghe intese. Una mezza zappa sui piedi, diciamolo pure, e per quanto Renzi si vanti del quaranta e rotti per cento delle europee, quel risultato non influisce quasi per nulla sulle dinamiche parlamentari. Viene usato alla bisogna come randello, ma senza vistosi risultati.

In questo non considero l’asticella di Renzi prossima allo zero, ma modulata sulla situazione esistente. Gilioli si riferisce a Francesco Piccolo e al suo libro “Il desiderio di essere come tutti”, parlando di asticelle molto basse e di compromesso al ribasso, cosa che molti renziani si “augurano” anche per Tsipras in modo da, diciamo così, disinnescare la sua spinta a sinistra. Una sorta di riedizione dei compromessi che vengono fatti anche in Italia, ma che non trovo paragonabili per l’estrema diversità delle due situazioni, proprio a partire dalla composizione e dalla ripartizione dei due parlamenti. Ognuno dei due modulerà la propria asticella in base alla condizione, non tenendola cioè fissa in un punto ma variandone l’altezza a seconda del momento, della richiesta, dell’obiettivo. Questo, credo, è ciò che intendeva Piccolo.

In sostanza in Italia piovono le tante tirate per la giacchetta al povero Tsipras e al suo grande risultato: ora avrà gli occhi addosso di tutti, chi sperando in un suo successo e chi invece in un suo inciampo. Io mi limito a osservare rilevando un primo apprezzabile risultato: una ritrovata stabilità di governo che alla Grecia mancava da molti anni. È questo il vero risultato positivo, utile e necessario per avviare tutta quella serie di vere riforme che il Paese necessita. Un grande in bocca al lupo ad Alexis Tsipras allora, sperando che fortuna non gli volti le spalle.

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Categorie:Politica

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