L’eliminazione delle premesse

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In questo inizio di 2015 dovremmo deciderci a dichiarare una scomparsa, quella delle premesse. Una scomparsa che ha colpito indistintamente in ogni ambito, senza possibilità di scampo: le premesse sono definitivamente sparite. Ma, esattamente, cosa sono?

Recita la Treccani: “Condizione o ipotesi che costituisce il presupposto per la realizzazione di un fatto. […] Fatto o condizione che prelude a un evento, concorrendo anche a determinarlo. […] Con accezione più generale, ogni verità che si presenti come condizione teorica e storica di altre verità; in senso ancora più ampio, considerazione o affermazione preliminare”.
Una spiegazione tutto sommato sintetica, precisa, senza sbavature. Le premesse sono quelle cose che, in soldoni, ci permettono di capire i fatti che viviamo. Per capire, ad esempio, perché siamo andati a sbattere con la macchina per un colpo di sonno è necessario analizzare le premesse che hanno portato a quell’improvviso crollo fisico, non possiamo derubricarlo semplicemente alla stanchezza. Sarebbe come indicare un comodo colpevole, uno a portata di mano. Perché in realtà ero stanco?

Ho cominciato a ragionarci seriamente dopo gli attentati terroristici di Parigi, quando nei notiziari è cominciata a rimbalzare la solita frase “Da oggi siamo in guerra”, oppure “Questo è l’inizio di una nuova forma di guerra mondiale”. Come se tutto abbia origine da lì, da quel momento, dall’immantinente. Come se dietro non ci fosse alcuna storia, alcun passato, alcun pregresso da analizzare, capire. Nulla. Si fissa l’inizio di qualcosa da un dato punto, cancellando il passato. Un po’ come accadde dopo l’attentato dell’11 settembre. Un po’ come accadde con gli attentati a Madrid, con quelli a Londra, con quello alla maratona di Boston. Ma il discorso può espandersi.

Banalmente pensate ai libri: spesso contengono all’inizio una premessa, utilizzato per raggiungere uno scopo illustrativo oppure dichiarativo. Un modo per chiarire, ad esempio, delle condizioni che hanno influenzato, condizionato, contribuito a dare origine alle cose narrate o descritte nel libro.

Pensate a quando vi parlano della povertà del Terzo Mondo. Conoscete le premesse di questa condizione? Conoscete il colonialismo? Alcuni si, molti in modo semplicistico e superficiale, tanti altri no. Semplificano tutto parlando di inferiorità di quei popoli, o di poca volontà. Nessuno guarda in faccia alle premesse perché spesso vorrebbe dire piazzarsi davanti allo specchio e osservare le rughe della propria società e le proprie imperfezioni sedimentate da secoli di sfruttamenti e sottomissioni.

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Oggi molti si stupiscono dell’Is chiedendosi da dove sono usciti questi terroristi, come si sono organizzati, da dove hanno preso spunto, ma glissano se nel discorso si introducono le variabili di Guantanamo e di Abu Ghraib. Ma queste variabili non sono altro che alcune delle premesse che hanno generato la nascita di questo gruppo terrorista: perché allora fare finta di nulla, perché non ricordarle? Forse perché, semplicemente, non sarebbero organiche alla narrazione di pericolo che si vuole trasmettere quando si dice “Da oggi siamo in guerra”. Si cancella con un tratto di penna ciò che c’era prima, le colpe che c’erano prima.

Altri ancora si stupiscono della scelta di Snowden, quella di rendere pubbliche tutta una serie di informazioni e di violazioni commesse dall’organismo per cui lavorava, l’Nsa. Se ne stupiscono e magari condannano pure il gesto, bollandolo come pericoloso per la sicurezza nazionale. Ma le premesse che lo hanno portato a compiere quella scelta, quanti le hanno davvero evidenziate, analizzate? Il conto delle persone che lo hanno fatto, come sempre, rischia di essere molto basso.

Ci hanno abituati, ma non è che abbiano dovuto fare poi molta fatica, a ragionare in questo modo, come se un dato evento avesse origine in quel momento senza avere un prima che l’ha generato. Un modo di ragionare che spesso risulta slegato da ogni realtà precedente, che viene comodo per lavarsi la coscienza da eventuali colpe precedenti. Facendo cominciare tutto in quell’istante si può passare meglio come le vittime innocenti che subiscono, anche se fino al giorno prima le bestie che hanno fatto subire gli altri eravamo noi. Merito di narrazioni parziali costruite appositamente per ottenere consenso, magari per scelte impopolari come la diminuzione di alcuni diritti in nome della sicurezza.

Il rischio è che ci si trasformi in un popolo senza memoria che ignora il passato, le famose premesse, impoverendosi in analisi sempre più parziali e senza senso. La storia non può avere inizio da un punto astratto a noi favorevole, la storia è un flusso continuo in cui le premesse esistono, per ogni cosa. Anche se ormai si tratta di un “dettaglio” in via di estinzione.

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Categorie:Riflessioni

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