NonRecensione – 75: The Imitation Game

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Per un appassionato di elettronica e di informatica un film su Alan Turing è una di quelle cose assolutamente da non perdere. E infatti sono andato a vedere The Imitation Game subito, appena uscito. Un film su cui riponevo aspettative molto alte ma che, ahimè, sono state in parte deluse. Intanto, i voti: Comingsoon gli assegna un 8,6/10; Mymovies un 3,51/5; Imdb un 8,2/10.

Il film, con l’uso abbastanza sapiente di molti flashback, racconta la storia della reazione della prima macchina di Turing, un macchinario ideato e creato durante la Seconda Guerra Mondiale che aveva come scopo quello di decifrare i messaggi in codice dell’esercito tedesco, che si avvaleva di Enigma, un macchinario considerato impenetrabile per chiunque. Questo garantiva ai tedeschi un notevole vantaggio, perché Enigma era indecifrabile. Per questo Turing arrivò alla conclusione che solo un’altra macchina poteva “battere” Enigma. Dovette però prima convincere i suoi superiori e il team con cui lavorava, per riuscire infine a costruire quella macchina.

Tutto raccontato, dicevo, tramite flashback, dato che il film è ambientato negli anni cinquanta. Anni in cui Turing viene messo ai margini della società a causa della sua omosessualità, e viene costretto a delle cure ormonali che lo porteranno al suicidio. In tutto questo c’è però un particolare da raccontare, il motivo per cui dicevo che le mie aspettative sono state parzialmente deluse: ovvero che il film non è tanto un film su Turing o sulla sua vita, quanto sulla parte della sua vita riconducibile alla creazione della sua prima macchina. Il resto viene lasciato un po’ tristemente come un contorno un po’ sfocato: sia la sua vita privata, sia il suo percorso personale, sia la parte finale della sua vita.

Ad aggravare questo si aggiunge una costruzione quasi macchiettistica di Turing, forse necessaria per rendere al meglio l’eccentricità di molti suoi comportamenti ma che non giova molto al personaggio, comunque recitato davvero molto bene. Queste cose gravano sul film, tradendo quelle aspettative che indicavano il film come incentrato su Turing, anche se proprio Turing sembra piuttosto il comprimario della sua invenzione e della lotta contro Enigma.

Ottimo il cast: Benedict Cumberbatch è Alan Turing; Keira Knightley è Joan Clarke, membro del team di Turing, che lo sposerà per permettergli di fare quel lavoro; Matthew Goode è Hugh Alexander, brillante membro del team di Turing, che da suo grande rivale diverrà suo grande alleato; Mark Strong è Stewart Menzies, agente del MI6; Charles Dance è Denniston, alto ufficiale militare che comanda il team guidato da Turing; Allen Leech è John Cairncross, altro membro del team di Turing che, come lui per l’omosessualità, avrà un mistero da tenersi nascosto; Rory Kinnear è il detective Nock, la persona che negli anni cinquanta indaga su Turing.

La regia è affidata a Morten Tyldum, e l’ho trovata discretamente convincente. Un film discretamente fatto, più incentrato sulla lotta a Enigma piuttosto che sulla figura di Turing, ma che nel complesso funziona soprattutto per le meravigliose interpretazioni di Cumberbatch e della Knightley. Il mio voto finale è un 8/10, e la certezza che le svariate nomination agli Oscar sono davvero meritate.

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