Marchionne, il “Grande Cattivo”

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Ogni volta che voglio parlare di Sergio Marchionne sento rimbombarmi attorno le mille voci di altrettante persone che lo criticano, lo attaccano, lo accusano, lo dipingono in sostanza come pessimo manager. Insomma, Marchionne dovrebbe essere talmente incapace da affondare definitivamente il Gruppo Fiat. Dovrebbe, appunto, ma le ultime notizie confermano il contrario.

Non che mi stupisca, sia chiaro, sulle capacità manageriali di Marchionne ho sempre creduto, anche quando ho avuto da criticarlo. Intanto partiamo da questo articolo de La Stampa, che ci fornisce qualche spunto. All’epoca dell’idea di acquisire Chrysler in tanti lo criticarono, ritenendo la mossa come controproducente e sbagliata. Per alcuni Chrysler era addirittura un’azienda decotta, praticamente fallita (vero Telese?). Oggi vediamo il marchio Chrysler in piena rinascita, il marchio Jeep che mostra numeri di crescita vertiginosi, il marchio Dodge rimodellato e rilanciato, il nuovo marchio Ram costituito appositamente per pick-up e grossi fuoristrada che cresce in modo costante.

A questo si uniscono i buoni risultati anche per i marchi italiani: Ferrari sempre in crescita, esplosione di Maserati che mostra percentuali di crescita incredibili, la stessa Fiat in spolvero grazie all’allargamento della gamma 500 e alla nuova Panda, Alfa Romeo finalmente pronta con un programma organico e sensato. Se vi paiono dettagli.

I buoni risultati di vendita e di critica dell’Alfa Romeo Giulietta sono un fatto. Il grande exploit dell’Alfa Romeo 4C (che sta dando più lavoro del previsto, già ne parlai) è un fatto. Il grande successo della Maserati Ghibli è un fatto. Il successo della 500, nelle varie versioni, è un fatto. Il buon riscontro commerciale della Panda è un fatto. Il discreto ritorno dell’operazione Freemont è un fatto. Così come è un fatto il successo del nuovo Jeep Renegade, gemello della 500X, che ha portato a concludere la cassa integrazione a Melfi dove vengono prodotte, prevedendo anche oltre 1.300 nuove assunzioni. Mica male per uno considerato un incapace.

Certo: Fca sta restando ferma nel campo delle auto elettriche e ibride, anche se è una mezza verità. Vero che rimane indietro in termini di commercializzazione, ma falso quando la si considera indietro nel campo tecnologico. Un po’ quello che sostiene questo articolo de Linkiesta, dove si afferma che questa arretratezza sarà una pesante zavorra per Fca. Ma non commercializzare un prodotto non significa esserne a digiuno: Fiat ha già presentato modelli della 500 sia elettrici che ibridi, ibrido per altro abbinato a un motore a due cilindri estremamente parco nei consumi ma brillante nell’erogazione della potenza, un motore che a vinto premi internazionali molto importanti. Modelli ibridi per i marchi americani sono già in programma e in uscita nei prossimi anni: anche qui il punto è la tempistica della commercializzazione, non il possedere o meno la relativa tecnologia. Perché le tecnologie le ha, vanno solo implementate.

Si giudica miope la strategia di Marchionne di non puntare a tecnologie avanzate, tipo l’autopilota: al CES si dice che entro 10 anni ci sarà la prima macchina che guida da sola, ma ciò non significa che sarà competitivo venderla. Chiarisco meglio: le auto elettriche sono decenni che esistono, ma solo negli ultimi anni inizia a essere competitivo venderle (e neppure poi tanto, visti i prezzi che hanno). Nei primi anni novanta esisteva la Panda Elettra, costava uno sproposito e aveva dati di autonomia minimi, neanche 100 km. Oggi le autonomie delle elettriche sono cresciute di poco (130/150 km) ma i prezzi sono rimasti stellari, dato che la Mitsubishi iMiev costa circa 36.000 euro. Come reagireste se vi chiedessero quella cifra per una Panda elettrica?

Un’alternativa potrebbero essere le fuel cell, che riprendono in parte il sogno dell’auto a idrogeno, ma anche quelle hanno un costo alto sebbene vantino dati tecnici assai migliori. E anche qui la Fiat non è affatto indietro, avendo già fatto prototipi funzionanti proprio di Panda fuel cell, usate anche per un viaggio dimostrativo fino in Germania molti anni fa. Insomma, non so quanta tecnologia vada comprata per mettersi al pari degli altri, visto che in larga parte la Fca già la possiede. Marchionne giustamente fa un ragionamento di scala e di sostenibilità della produzione, e per aziende come Fiat e Chrysler è vitale, visto il dissesto in cui erano immerse fino a pochi anni fa. È vero, come si dice nel pezzo de Linkiesta, che chi prima arriva su una tecnologia avrà poi un grosso vantaggio in termini di immagine (si pensi alla Toyota con l’ibrido), ma questo non si tramuta automaticamente in un vantaggio tecnologico.

Tornando al capitolo alleanze, dopo l’integrazione con Chrysler Marchionne ha sempre detto che sarebbe stato necessario trovare almeno un altro partner per creare quella solidità necessaria a navigare tranquilli. In quest’ottica già provò alcuni anni fa a comprare Opel, poi rimasta sotto il controllo GM, e a interessarsi successivamente a Peugeot. Interessamento, quello per la Casa francese, mai approdato a nulla di concreto. C’è poi l’alleanza strategica con Suzuki che ha portato nel recente passato al commercializzare il piccolo fuoristrada Sedici/SX4, e a fornire motori alla Casa giapponese. Poi c’è alleanza con Mazda per creare un piccolo spider a marchio Fiat sulla base della prossima Mx5. Entrambe le Case sono indicate come potenziali futuri acquisti del gruppo Fca, anche se non sarà una cosa facile visto che proprio Suzuki ha già mandato a monte alcune collaborazioni col gruppo Vag che era intenzionato proprio a rilevarla. Vedremo quali mosse verranno fatte in futuro.

È divertente però rilevare come gli argomenti di critica a Marchionne (perché guai a non criticarlo) si siano spostati dal lavoro, dalla questione lavoratori e dai modelli, alla presunta arretratezza tecnologica di Fiat. Cosa su cui ho già avuto modo di scrivere ampiamente in passato per smontare in buona sostanza questa sballata idea che Fiat non investa in ricerca. È restia a implementarla sulle produzioni di serie, che è cosa diversa.

Un argomento di critica che invece non viene mai mosso a Marchionne è l’assenza di corposi programmi sportivi, Ferrari a parte. Perché se si esclude la Formula1 e i campionati GT con le Ferrari 458, c’è il nulla. Qualche monomarca e poco più. Si forniscono i motori per le monoposto di F3 e amen. Ma dico: visto che tante Case investono nelle competizioni anche per ritorni di immagine, riuscendo ad averne, perché non può farlo anche Fiat? Penso alla Mini, alla Volkswagen Polo e alla Citroen nei rally e nei rally raid, penso a Toyota, Porsche, Audi nelle competizioni di durata con barchette ipertecnologiche ad esempio. Sono progetti certamente dispendiosi, ma sarebbero anche formidabili vetrine per promuovere i propri modelli.

Insomma: non basta che abbia salvato il Gruppo Fiat, non basta che abbia creato un gruppo automobilistico mondiale con molti Marchi dal futuro più solido, non basta che abbia sfornato modelli di auto di successo, non basta che comunque investa in ricerca (sebbene non la implementi tutta nelle produzioni), non basta stia rimettendo in sesto i bilanci, addirittura quasi non basta che riesca a creare nuovi posti di lavoro in Italia. Per Marchionne non basta mai, sono sempre pronte delle polemiche e delle accuse. Ma sapete una cosa? Pare che più lo si critichi, più lui riesca ad ottenere buoni risultati. E allora prego, criticatelo pure: il successo di Fca potrà essere assicurato.

Post scriptum:
Marchionne ha addirittura vinto, in primo grado, una causa col fisco, che dovrà restituirgli circa 3,9 milioni di euro che versò nel 2012 a titolo prudenziale, in riferimento al prelievo addizionale del 10% previsto sui compensi percepiti dai manager aziendali nei piani di incentivazione tramite pacchetti azionari. Solo che questa norma pare sia applicabile solo per le società finanziarie, non per le industrie, da qui lo storno del versamento. Ci sarà molto probabilmente un ricorso in appello, ma intanto il manager col maglioncino incassa un’altra vittoria. Alla faccia di chi lo accusava (pure) di evasione fiscale.

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