NonRecensione – 73: Gone Girl

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All’inizio dubbioso, mi sono lasciato convincere d’andare a vederlo al cinema anche sulla scia delle innumerevoli discussioni che questo film aveva creato. Un film che divideva nettamente l’opinione delle persone: o amato o considerato poco più che mediocre. Io, per iniziare, parto come sempre dai voti ricevuti: Comingsoon gli assegna un 7,4/10, Mymovies un 3,62/5, Imdb un 8,3/10.

La storia è un thriller molto ben congegnato: Nick e Amy sono una giovane coppia apparentemente molto felice, sposati da 5 anni, trasferitisi da New York alla provincia del Missouri per stare vicini alla madre di lui che era gravemente malata. Un trasferimento che i due cercano di vedere come una ripartenza dopo che entrambi hanno perso il loro lavoro, ma che finirà per aumentare i problemi e l’ostilità fra i due coniugi. L’apice verrà toccato il giorno del loro quinto anniversario: a ogni anniversario organizzano fra di loro una specie di caccia al tesoro ma questa sarà molto particolare, in quanto Amy risulta scomparsa. Verrà poi data per morta, e Nick diverrà il principale indiziato: ogni dettaglio sembra incastrarlo sempre di più, ma la realtà non sarà esattamente come appare.

Tutto il film sembra strutturato nella corsa ad accumulare prove contro Nick, che via via verrà visto da tutti come l’unico plausibile colpevole dell’assassinio della moglie, un omicidio confermato dalle numerose chiazze di sangue rinvenute nella loro casa. Ma è tutto un piano di Amy, in un misto fra cinismo, odio, follia, illusione e rimbombo mediatico. Perché sarà proprio grazie ai media che Nick verrà inchiodato come presunto colpevole, ben prima della scoperta delle sempre più schiaccianti prove abilmente disseminate da Amy. Ma tutto verrà spazzato via in un istante dal ritorno della stessa Amy, sporca di sangue di un uomo che ha realmente ucciso. Con una casa assediata dalle tv, lei arriva in auto, parcheggia nel vialetto e va a svenire fra le braccia di Nick che la guarda appena fuori dalla porta di casa. E prendendola le sussurra una battuta che vale tutto il film: “Sei tornata, brutta stronza”.

Un film che fa molto parlare e che divide perché parla dell’oggi, parka della nostra società, parla (probabilmente) anche di noi o di parte di noi. Parla delle convenzioni e delle apparenze che vivono nello sguardo degli altri, che non conoscono la realtà che si cela dietro lo specchio che vedono, mostra tutto il male che possono provocare le perversioni più folli. Una specie di malefica tela di ragno che viene intessuta con meticolosa maestria, dove imprigionarsi con la persona scelta in modo da poter alimentare la finzione apparente di un rapporto perfetto destinato a durare per sempre. Una finzione però, a cui il mondo (noi) osserva con morbosa curiosità, indaga, incolpa, giudica e scatta selfie da mostrare orgogliosamente come conquista dell’effimero vuoto che contorna l’illusione.

Ben assortito il cast: Ben Affleck è Nick Dunne; Rosamund Pike è Amy Dunne, la moglie; Neil Patrick Harris è Desi Collings, un ex di Amy; Carrie Coon è Margo Dunne, sorella di Nick; Emily Ratajkowski è Andie Hardy, giovane amante di Nick; Kim Dickens è il detective Rhonda Boney, la poliziotta che indaga sul caso; Patrick Fugit è Jim Gilpin, altro detective collega di Rhonda; Tyler Perry è Tanner Bolt, famoso avvocato specializzato in casi come quello di Nick; Missi Pyle è Ellen Abbott, conduttrice tv di un programma spiccatamente femminista; Sela Ward è Sharon Sheiber, altra famosa conduttrice tv.

La regia è di David Fincher, e l’ho trovata davvero ottima. Un thriller ottimamente congegnato e tratto dal romanzo di Gillian Flynn, un film che ti tiene inchiodato alla poltrona fino all’ultimo secondo. Il mio voto è un sicuro 9/10.

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