Piccole considerazioni politiche di fine anno

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Matteo Renzi il rottamatore. Matteo Renzi il rinnovatore. Matteo Renzi il giovane. Quante speranze sono state riposte nell’ex sindaco di Firenze, oggi Presidente del Consiglio? Molte, forse troppe a giudicare dal disincanto e dalla rabbia di molti che, oggi, si sentono da lui traditi. Capita quando si cerca di puntare sempre più in alto, di arrivare sempre più in là, senza riuscire tuttavia ad arrivarci.

La fine dell’anno è storicamente usata da chiunque per fare un’analisi dei mesi passati, per soppesare quanto si è raggiunto e quanto si è fallito, sfoderando poi i tanto famigerati buoni propositi per l’anno nuovo. Lo facciamo tutti: dal prossimo anno andrò in palestra, dal prossimo anno sarò più tollerante coi colleghi, dal prossimo anno la smetterò col cibo spazzatura. Promesse, che non sappiamo esattamente se potremo mantenere.

Uno dei problemi di Renzi è stato proprio questo: le promesse che non ha potuto, o voluto, mantenere. Ricordate quando durante le primarie del 2012 teorizzava la necessità di spazzare via tutti i centri di potere ormai incancreniti su loro stessi? Lo ricordate quando insisteva sulla necessità di porre profonde riforme in ogni campo? Lo ricordate quando insisteva su argomenti che oggi sembrano spariti dall’orizzonte politico? Indubbiamente allora era molto bravo a raccontare i problemi di questa povera Italia, e molto coraggioso nel chiedere una svolta radicale, e lo è stato anche per la prima parte di quest’anno.

Come dimenticare l’esplosivo dinamismo che sprizzava da ogni dove nei primi mesi di governo? Pareva che ci si occupasse di tutto, che si facesse di tutto, che si fosse presa di gran lena una nuova strada. Solo che, guardando oggi col senno di poi, la strada non appare poi così nuova e gli argomenti trattati non sembrano poi così tanti. Come direbbe qualcuno, pare che Renzi per governare abbia dovuto scendere a patti con quelli che diceva di voler mandare via, scelta imperdonabile per i tanti che l’hanno scelto per via della sua narrazione rivoluzionaria.

Per dirla come tanti giornalisti, e come ben scritto in questo articolo su Gli Stati Generali di Christian Salmon (che anche se lungo invito a leggere), pare che Renzi da velocista sia diventato un fondista. Ma uno che puntava tutto su velocità e potenza può avere anche il fiato e la resistenza? Quando molti mesi fa qualcuno se lo chiedeva sembrava più una distinzione di poco conto ma oggi, guardando indietro, si intuisce come questa valutazione sia necessaria non solo per interpretare il futuro del Presidente del Consiglio e del suo governo, ma sia necessaria anche per valutarne il percorso fin qui compiuto e le promesse non mantenute, come quella sulle accise di cui avevo parlato qualche giorno fa.

Ricordo ancora le parole di Oscar Farinetti in un convegno politico di fine settembre del 2013. Disse: “Non idolatreremo Renzi, se sbaglierà glie lo diremo in simpatia, ma gli saremo tutti vicini per vincere”. Era il tempo delle primarie del Pd, e quelle parole mi rimasero impresse: non idolatrarlo, fargli notare gli errori. Due modi di fare abbastanza sconosciuti nel mondo politico italiano, ma incredibilmente necessari. Oggi dovremmo chiederci: abbiamo davvero evitato di idolatrare Renzi? Abbiamo davvero fatto notare dove secondo noi sbagliava? Ma soprattutto: Renzi ha evitato di farsi idolatrare, di porsi in modo da apparire come un idolo? Ha saputo evitare di circondarsi di quegli yesman e di quelle persone disposte a dargli ragione solo per compiacerlo? Ha saputo ascoltare quanti, nell’arco dei mesi, gli hanno fatto notare errori e cantonate? Le risposte alle ultime tre domande sembrano un drammatico no.

Dicevo della rabbia e del disincanto che molti hanno nei suoi confronti, anche dopo esser stati suoi entusiasti sostenitori: due condizioni dovute ad un eccesso di entusiasmo, a un livello di aspettativa esageratamente pompato da renderlo praticamente irrealizzabile. Si doveva ricordarlo, si sarebbe dovuto ricordarlo, eppure si è fatto finta di nulla turandosi naso, orecchie e occhi pur di non dover abbandonare un sogno che ci piaceva davvero tanto.

Ne parlavo in questo post accennando proprio a quella doppia illusione di chi prima ha creduto alle promesse di Renzi, e poi è finito per riversargli addosso tutta la propria bile. Perché in fondo siamo così, nessuna mezza misura: o amiamo, o odiamo. Un sano distacco non riusciamo proprio ad ottenerlo.

Cosa resta, quindi? Un terreno nuovo probabilmente, su cui lo stesso Renzi dovrà fare molta più attenzione. Ed è nuovo perché anche la sua comunicazione è cambiata: fino all’inizio dell’estate sembrava una macchina perfetta in grado di sorpassare e sbrogliare ogni problema, oggi invece appare farraginosa, in alcune parti addirittura arrugginita al punto da rischiare di bloccarsi. Qualcosa nel mentre si è rotto, qualcosa si deve essere inceppato se il poco che si sta facendo non si riesce più a farlo filtrare, a farlo arrivare alle persone.

Così se prima tutti pensavano a un Renzi iperattivo che si occupava di tutto oggi invece traspare l’immagine di un Renzi seduto, molto indaffarato a cercare nuovi equilibri per sopravvivere, una sorta di andreottiano “tirare a campare”. Alla fine noi restiamo fermi a chiederci: era davvero questo quello a cui aspiravamo?

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Categorie:Riflessioni

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