Regioni, provincie e aree omogenee

Parlando della riorganizzazione dello stato (abolizione provincie, riorganizzazione delle regioni) i buoni propositi sono sempre molti ma, come si sa, le strade che conducono all’inferno sono spesso lastricate di buone intenzioni. Ad esempio, dalla tanto sbandierata abolizione delle provincie non si è ancora ben capito esattamente quali vantaggi e quali risparmi potrà concretamente dare. In questo processo si inserisce questa proposta del Partito Democratico volta a ridurre le regioni, presentata dagli onorevoli Roberto Morassut e dal senatore Raffaele Ranucci.

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Come si può vedere dall’immagine le regioni diverrebbero 12, dopo una serie di fusioni e, nel caso di Roma, scorporazioni. Nulla si aggiunge a questa sommaria spiegazione, se non che i due proponenti ritengano necessaria una revisione di questi enti. E per carità, hanno anche ragione, ma si dovrebbe capire con quale logica sono state fatte queste nuove divisioni. Perché lasciare Roma come regione a se? Che fine farebbero le regioni a statuto speciale? Manterrebbero questo statuto o no? E come si modificherebbero i consigli regionali: regioni più grandi vorrebbero dire consigli regionali più grandi?

Ma soprattutto: se da quando sono nate (anni ’70) ad oggi le regioni si sono già “corrotte” diventando centri di incredibili sprechi, perché insistere nel tenerle in vita? Perché si è puntato all’abolizione delle provincie e non delle regioni? Personalmente me lo chiedevo già parecchi mesi fa, prendendo ad esempio la suddivisione federale della Svizzera: 41.285 km quadrati di territorio suddiviso in 26 cantoni. Noi in Italia abbiamo 301.340 km quadrati di superficie e 20 regioni. In rapporto erano più omogenee le provincie, che erano 110.

Comunque esisterebbe un’altra proposta presentata dalla Società Geografica Italiana, che prevede un riordino territoriale dello stato che darebbe vita a 35 entità territoriali, basate su realtà urbane contigue.

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Come afferma la stessa società, “…Gli assetti delineati sono stati tracciati a partire dalle reti infrastrutturali legate alla mobilità, ai trasporti e alle comunicazioni, presenti sul territorio o in avanzata fase progettuale incrociate con le interazioni tra l’ambiente e la società secondo un modello geografico in progressiva evoluzione…”. Insomma una suddivisione più studiata e ragionata rispetto ad un semplice accorpamento delle regioni per diminuirne il numero. Senza contare che più che con una diminuzione delle regioni, un vero risparmio si otterrebbe ottimizzando le aree da gestire, e in quest’ottica quest’ultima proposta permetterebbe potenzialmente risparmi maggiori.

Aree omogenee di cui si parla anche in questo articolo su Gli Stati Generali, in cui si spiega per bene quali potenzialità potrebbero avere e quali benefici potrebbero apportare.

Alla fine si evidenzia ancora come la politica proceda per tentativi spesso goffi e raffazzonati, senza ascoltare proposte ben più sensate e articolate proposte da altri soggetti. E questo continua ad essere un grosso limite del governo Renzi, partito con sogni di grandi riforme ma arenato nel dover contrattare ogni virgola coi poteri che voleva spazzare via. Riforme che richiederebbero di operare in profondità, ma che non trovano nessuno pronto a incidere fino alla carne viva del Paese.

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Categorie:Politica

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