NonRecensione – 71: Magic in the Moonlight

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I film di Woody Allen esercitano sempre un fascino particolare su di me, e di certo non poteva essere altrimenti per un suo film che tratta di magia. Intanto iniziamo subito dai voti: Mymovies gli assegna un 2,98/5; Comingsoon un 6,3/10; Imdb un 6,8/10.

Il film è ambientato alla fine degli anni venti nel sud della Francia dove Sophie, una giovane e bella ragazza, ha conquistato i favori di una ricca famiglia conquistando la signora Grace, fingendo di essere una vera medium. Qui Howard, un illusionista, cerca di smascherarla senza successo. Decide allora di rivolgersi al grande illusionista cinese Wei Ling Soo, che altri non è che il suo amico Stanley Crawford, un gentiluomo inglese presuntuoso, razionale, insopportabile e dedito a smascherare finti medium. Ma questa indagine scaverà nel profondo di Stanley, fino a portarlo a dubitare del suo stesso raziocinio. Esiste davvero qualcosa oltre questa vita? Esiste davvero la magia?

Come sempre Allen confeziona un film delicato e complesso, una specie di declino di “un’era magica” in cui medium e illusionisti andavano di gran moda, in cui l’esotico era fonte di gioia, con passaggi nel film che possono sembrare solo apparentemente scontati ma che in realtà costituiscono un intricata trama che verrà sciolta solo alla fine. Anche la scelta dell’ambientazione di questo film a tratti crepuscolare non appare come casuale: siamo alla fine degli anni venti, in un periodo in cui si vive il declino di quella ricca era jazz che fa molto Gatsby, in cui lusso, leggerezza e allegria vanno scemando per lasciare posto a un periodo più razionale, quasi cupo e meno denso di sogni e speranze. Anche se la zia di Stanley cercherà sempre di ricordare al suo materialista nipote come non tutto sia spiegabile e riconducibile al mero ragionamento scientifico.

Ottimo il cast: Emma Stone è Sophie Baker, la giovane medium; Colin Firth è Stanley Crawford; Marcia Gay Harden è la signora Baker, madre di Sophie; Simon McBurney è Howard Burkan, l’illusionista; Eileen Atkins è la zia Vanessa, zia di Stanley; Jacki Weaver è Grace, la signora ammaliata dalle doti magiche di Sophie; Hamish Linklater è Brice, figlio di Grace, innamorato di Sophie.

La regia di Woody Allen è sempre piacevole, un po’ lenta in alcuni tratti ma tutto sommato godibile. Meravigliosi come sempre i dialoghi, col protagonista che sfoggia (come sempre quando non recita lo stesso Allen) una parlantina e uno spirito di risposta degno del regista. In conclusione il mio voto è un 7,5/10.

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