I cento anni della Maserati

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Cento anni. Sono tanti, sono un periodo molto lungo e chiunque rischierebbe di mostrare i segni del tempo. Specialmente se si è un’azienda, specialmente se lo si è nel comparto automobilistico, segnato da una crisi che si protrae ormai da anni. E invece la Maserati questi cento anni se li porta benissimo, come dimostra la foto in alto, o come dimostra il successo della Ghibli.

Del resto i progetti per questo Marchio sono ambiziosi. Riporto da un mio vecchio post:
“…Nel quadriennio che arriva ci sarà la suv Levante, la coupé Alfieri con relativa versione cabrio, e la nuova Granturismo. L’intenzione sembra quella di dare filo da torcere alle grandi auto di lusso tedesche con un ulteriore scatto di esclusività, ricalcando però le strategie di Porsche, Aston Martin e Bentley: auto di lusso in più segmenti, dalle grandi berline ai suv, fino alle supersportive. Mi rallegra che si siano finalmente decisi a attuare questa strategia, ora servirà solo recuperare il terreno perso. Frazionamenti a 6 e 8 cilindri, benzina e diesel, con un nuovo V6 diesel da 340 cavalli…

Ma parliamo di questi cento anni. Per tutti gli amanti del Trudente fino a fine gennaio resterà aperta a Modena la straordinaria mostra “MASERATI 100 – A Century of Pure Italian Luxury Sports Cars.”, mostra, allestita all’interno dell’avveniristico Museo Enzo Ferrari. Una mostra che ripercorre la vita della Maserati attraverso diversi significativi modelli, sia da corsa che da strada. Una storia nata il 1 dicembre del 1914, a Bologna, su idea di Alfieri Maserati: una piccola officina che impegnava cinque dipendenti, di cui due erano Ettore e Ernesto, fratelli di Alfieri. I loro primi impegni riguardavano il preparare auto per fare su strada partendo dalle Isotta Fraschini, auto allora di gran classe. Un destino segnato fin dall’esordio.

La prima vettura Maserati fu la Tipo 26, prodotta nel 1926, e presentava per la prima volta il simbolo del Tridente, mutuato dalla fontana del Nettuno di Bologna, simbolo disegnato da un altro dei fratelli Maserati, Mario. Alla morte di Alfieri, nel 1932, l’attività fu portata avanti dagli altri fratelli, fino a giungere alla cessione del 1937, che mise la Maserati sotto il controllo dell’industriale Adolfo Orsi. La sede venne spostata a Modena, si iniziarono a produrre nuove auto tra cui la 250F, che con Juan Manuel Fangii vinse il Campionato di Formula 1 del 1957.

L’azienda intanto cresce, e sebbene dopo il 1957 si sia ritirata dalle corse continua a incrementare fama e vendite. Le 3500 GT e le 5000 GT furono auto molto apprezzate, così come la Mistral o la prima serie della Quattroporte. Nel 1967 fu prodotta la prima serie della Ghibli, che allora era un coupé elegante e potente. Nel 1968 la proprietà viene rilevata dalla Citroen: pare un nuovo passaggio verso un’ulteriore crescita, che si tradurrà anche in una sfortunata sinergia che darà vita alla Citroen SM, grossa berlina francese con le caratteristiche sospensioni pneumatiche e motore Maserati. Ma l’alleanza non da i frutti sperati e nel 1973 la Citroen annuncia la messa in liquidazione della Maserati, ridotta quasi alla bancarotta. Sembra la fine di un glorioso marchio.

Ma nel 1975 l’imprenditore Alejandro De Tomaso ne rileva la maggioranza, e con pazienza riesce a rimetterla in sesto. In questo lo aiuta anche il lancio della Biturbo, piccolo coupé (ma c’era anche spider) dal morire potente e dal costo contenuto. Arriva anche la nuova versione della Quattroporte, ma anche piccoli coupé dalla poca fortuna, come la Karif e la Shamal. Nel 1993 avviene un nuovo avvicendamento al comando, con De Tomaso che cede la proprietà alla Fiat. La Casa di Torino proverà prima a creare una sinergia fra Maserati e Alfa Romeo, poi invece la posizionerà come “cugina” della Ferrari. Con questa scelta presenta nel 2001 la Spyder, auto che segna il ritorno del Trudente sul mercato americano, e successivamente la Coupé, auto che ottengono un successo tale che già nel 2002 il mercato statunitense divenne il mercato principale.

E arriviamo ai giorni nostri: una nuova Quattroporte nel 2003, rinnovata nel 2013, la GranTurismo nel 2007, la MC12 costruita in serie limitata e creata per correre nel campionato GT, dove ottenne molti successi. Fino ad arrivare all’attuale Ghibli, berlina di dimensioni inferiori alla Quattroporte e prima Maserati con un motore diesel, e i prototipi di prossima uscita: il suv Levante e una coupé 2+2 che dovrebbe chiamarsi proprio Alfieri, in onore del fondatore della Maserati.

Una Casa nata piccolissima, divenuta grandissima, finita poi sul bordo del precipizio e infine tornata a grandi risultati. E la foto in apertura vuole testimoniare proprio questo, vuole rappresentare la tenacia di chi riesce a raggiungere nuove vette, creando non solo buoni prodotti ma anche lavoro, occupazione, valore aggiunto. Testimonia come questi cento anni non siano affatto un peso per Maserati, lanciatissima verso un futuro importante.

Il 1 dicembre il Comune di Bologna ha posto una targa dove nacque la Maserati, e l’invito a quell’evento recitava “I suoi secondi cento anni”: una scommessa sul futuro fatta con sguardo ambizioso, forti di una certezza: Maserati è sempre stata una specie di Cenerentola fra le Case automobilistiche sportive di lusso, spesso condannata ad avere pochi mezzi ma sempre capace di riprendersi e risalire. Speriamo che questo nuovo centennio sia quello buono per una sua definitiva consacrazione. Io me lo auguro di cuore.
Buon compleanno, cara Maserati.

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