Cosa sta accadendo al Movimento 5 Stelle?

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Quando si parla di lotte interne al partito la mente corre subito al Partito Democratico, da sempre diviso e lacerato in correnti varie ed eventuali. Ma non è da meno il Movimento 5 Stelle, fin da subito protagonista di espulsioni più o meno motivate di suoi attivisti. Gli ultimi in ordine cronologico sono stati Massimo Artini e Paola Pinna.

Della loro situazione ne parlava giusto ieri il Fatto Quotidiano in questo articolo, in cui viene fatta anche una piccola analisi dell’irritualità di questa richiesta. Infatti scrivono che “…per la prima volta, al contrario di quanto previsto dal codice di comportamento, la decisione non è passata dalla sfiducia dei Meetup o dal voto dell’assemblea congiunta dei parlamentari…”, e quindi mi viene da chiedermi: chi ha deciso di votare queste espulsioni? Chi ha fatto la richiesta? Perché queste cose non vengono menzionate?
Certo, magari nei prossimi giorni qualcuno pubblicherà che da qualche Meetup sia partita la richiesta, ma una pubblicazione posteriore alla votazione risulterebbe alquanto dubbia e poco credibile, oltre che non trasparente.

E che la notizia di questa votazione fosse giunta improvvisa lo si capisce anche dall’annullamento all’ultimo minuto della conferenza stampa sul reddito di cittadinanza voluta dai parlamentari cinquestelle. Si deduce che loro non ne sapessero assolutamente nulla, e intanto già ci sono scontri fra i vari deputati, con da una parte i ribelli Segoni, Rostellato, Rizzetto, Mucci e Baldassarre, e dall’altra i fedelissimi Castelli, Carinelli e Petrocelli. Il problema di fondo, comunque, pare essere davvero la rendicontazione dei soldi, anche se la questione è più vasta.

Prima di tutto occorre sottolineare come siano 16 i portavoce che risultano inadempienti con le pubblicazioni dei rendiconti sul sito dedicato, gestito dalla Casaleggio Associati. Sito che a sua volta ha generato ampie discussioni per la scarsa chiarezza riguardo alla sua gestione, coda delle polemiche della scorsa estate quando la stessa Casaleggio Associati aveva smesso di usare un server per i gruppi parlamentari gestito dallo stesso Artini. Anche Vittorio Bertola, capogruppo M5s in consiglio comunale a Torino che avevo intervistato qualche tempo fa, sulla sua pagina Facebook esprime delle perplessità:

“…1) Non conosco direttamente i fatti contestati ai due parlamentari sotto accusa, per cui prima di poter esprimere una posizione vorrei sentire anche la loro versione; mi sarei aspettato che nella proposta di espulsione non ci fosse solo una lunga perorazione a favore del sì, ma anche, con altrettanto spazio, una spiegazione a difesa del no, di modo che si potesse votare in maniera informata; se i votanti non sono informati correttamente il voto non è democratico e nemmeno significativo, come giustamente dice il Movimento tutti i giorni lamentandosi dei talk show nazionali.

2) Dato che, come dice il post in neretto, “nel Movimento 5 Stelle le regole vengono prima di ogni cosa”, allora andava rispettata la regola (una delle poche che abbiamo) che dice che le espulsioni devono venire prima decise dai gruppi parlamentari e soltanto dopo messe in votazione online; giusta o sbagliata che sia, la regola è quella e non è accettabile che chiunque abbia accesso al blog possa far partire una espulsione a seconda di come si sveglia la mattina.

3) Nella sostanza, è giusto pretendere il rispetto dell’impegno a rendicontare le proprie spese, ma ci sono diversi altri parlamentari che non stanno rispettando questo impegno; anche a livello locale, parte delle recenti discussioni deriva dal ritardo di oltre un anno nella rendicontazione di una cifra molto significativa in gestione al gruppo regionale. Dunque non si capisce perché, nel caso, cacciare solo questi due e non tutti quelli che non rendicontano…”

Rendicontazioni mancanti pure nei gruppi locali quindi, e per un tempo assai lungo. Ma pare che la questione non interessi molto, nonostante si dice sia nota. Come mai questa disparità di trattamento? Chi decide cosa perseguire e cosa tollerare? E infine, non si diceva che le regole sono uguali per tutti? Perché allora usare metri di valutazione diversi a seconda di chi è coinvolto?

In serata poi c’è stato anche un confronto fra Beppe Grillo e alcuni deputati, che però hanno descritto la discussione come un muro contro muro, con Grillo assolutamente irremovibile nelle sue posizioni. Anche le richieste di un confronto sono cadute nel vuoto, e le indicazioni dei deputati sul fatto che il Movimento non è più quello di una volta hanno ricevuto una lapidaria risposta: “Il Movimento va alla grande e va tutto bene”. Un po’ come dire, fai pure ma di ciò che dici non m’importa nulla.

Di fondo il Movimento sta davvero attraversando una fase di evoluzione come disse Bertola nella mia intervista, di cui riporto uno stralcio molto esemplificativo:

“…Sicuramente, è in atto la transizione da movimento basato sul volontariato e sull’entusiasmo a partito fatto di politici professionisti, anche se limitati per dieci anni dalla sacrosanta regola dei due mandati, che però crescentemente viene e verrà aggirata con un continuo transito di persone dalle posizioni elettive a quelle nominate o di staff e viceversa, permettendo una lunga permanenza in politica e nel sottogoverno. D’altra parte, una persona che per forza di cose, andando in Parlamento, deve lasciare per cinque anni il proprio lavoro e vivere del compenso da politico, cos’è se non un politico professionista? Si tratta di una transizione inevitabile e il Movimento dovrebbe gestirla con meno ipocrisia e più lungimiranza, e con regole più strette per evitare le degenerazioni. La sensazione è invece che gli eletti possano fare qualsiasi cosa, anche comportamenti francamente poco coerenti con lo spirito originario del Movimento, purché non mettano in dubbio la linea politica; l’unica cosa mal vista è il dibattito interno…”

Che sia questo il punto sulla disparità di trattamento fra quanti non rendicontano, ovvero una discriminazione fra chi esprime critiche al Movimento e chi invece se ne resta zitto?

Il rischio, dal mio punto di vista, è che il Movimento rischi di avviarsi verso una lenta disgregazione, perdendo tutto quel bagaglio di entusiasmo ed esperienza che ha accumulato fino ad oggi. Un Movimento che ha saputo incanalare il malessere dei cittadini trasformandolo in una forza propositiva e positiva, ma che una volta dispersa in mille rivoli risulterà nuovamente ininfluente e sostanzialmente inascoltata.

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Categorie:Politica

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