NonRecensione – 69: Interstellar

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Devo iniziare con un disclaimer: ho scoperto Christopher Nolan relativamente tardi, all’epoca della sua trilogia di Batman, ma da allora non ho potuto che innamorarmene follemente. Di base mi piace come lavora, mi piacciono i film che fa, e di conseguenza non garantirò qui di essere estremamente imparziale.
Premesso questo, Interstellar è uno di quei film destinati non solo a essere ricordati, ma anche a dare vita ad animosi dibattiti sulla storia e sulle teorie scientifiche su cui si poggia. Ma come primo passo, come sempre, vediamo i voti che raccoglie: Mymovies gli assegna un 3,9/5; Comingsoon un 7,3/10; Imdb gli da un 8,9/10.

La storia parte narrando della terra, del suo lento spegnersi, di come ormai non cresca quasi più nulla e le persone si siano date quasi tutte all’agricoltura perché il cibo sta ormai andando a finire. Colpa di un virus che via via ammazza ogni coltura, e di grandi tempeste di sabbia che coprono tutto, e fanno ammalare le persone. Una situazione in cui la scienza e la ricerca spaziale non vengono più insegnate, derubricate a semplice propaganda nella lotta contro l’Unione Sovietica, e dove nelle scuole il futuro dei ragazzini è quasi sempre predeterminato, senza grossa possibilità di scelta.

Anche Cooper, ex pilota NASA, fa l’agricoltore. Un giorno però, nella camera della figlia Murph, scopre delle anomalie gravitazionali che gli indicano delle coordinate Gps: incuriosito parte con Murph e, con grande stupore, arriva a una base segreta gestita proprio dalla NASA che si credeva ormai abolita. Qui scopre le reali condizioni del pianeta e del suo diventare sempre più inospitale per gli uomini, e viene messo al corrente dei progetti di esplorazione spaziale per cercare un nuovo pianeta da abitare, fuori dalla nostra galassia, progetto possibile grazie a un buco nero scoperto vicino a Saturno. Viene a sapere che già altre missioni furono lanciate per analizzare altri potenziali nuovi pianeti, lui e la sua missione avranno solo il compito di scegliere il migliore, da una rosa di tre, secondo i dati ricevuti. E scopre anche che dovrà fare attenzione a non sprecare tempo nel trovare un nuovo pianeta: il primo piano infatti prevede che la stazione NASA diventi un’enorme navicella per salvare gli ultimi umani e portarli sul nuovo pianeta, ma se non si facesse in tempo la missione diverrebbe quella di impiantare una nuova colonia umana partendo da un gran numero di embrioni congelati presenti sulla navicella della sua missione. Abbandonare gli ultimi sopravvissuti e ricominciare da capo.

Ma il tempo scorrerà diverso fra la terra e lo spazio, Cooper e il suo equipaggio dovranno compiere difficili scelte, confrontarsi con le proprie paure e coi propri egoismi, e anche con quelli di uno degli scienziati delle precedenti missioni. Ognuno dovrà confrontarsi soprattutto con se stesso, e con le sue paure: paura di abbandonare e “tradire” i figli, paura di inficiare le proprie scelte a causa dell’amore, paura di restare abbandonato e quindi mentire per essere salvato. Un intreccio fra scienza e fragilità umana che risulta sempre complesso, articolato, che Nolan sviluppa su piani differenti perché su tempi differenti accadono i fatti: uno scorrere sulla terra, un’altro scorrere nello spazio, un terzo scorrere sui pianeti da esplorare. Tutti collegati, non sempre immediatamente comunicativi ma sempre strettamente correlati fra di loro, come maglie di diversa fattura intrecciate nello stesso tessuto.

Un film ambizioso, che punta direttamente un mostro sacro del genere come “2001 Odissea nello Spazio”, ma che non disdegna citazioni e ispirazioni da altri film, elencati bene da Wired in questa classifica (film di cui vi consiglio la visione). E oltre ad essere ambizioso risulta, come ogni film di Nolan, come un meccanismo perfetto dall’ingranaggio complicato e raffinatissimo, che non si accontenta di accompagnare lo spettatore fin sull’orlo dell’immensità lasciando però delle risposte in sospeso, ma forza un po’ la mano e confeziona risposte che servono a chiudere il cerchio, a completare il meccanismo. Un tratto distintivo di Nolan, considerato da molti quasi come una raffinato ingegnere delle sceneggiature.

Questo è un film che mischia sapientemente spunti scientifici, grazie all’aiuto del fisico teorico Kip Thorne famoso per i suoi studi sui buchi neri, sulle stelle di neutroni, sui cunicoli spazio-temporali e sulla possibilità di viaggiare nel tempo tramite quei cunicoli. E li mischia con una buona dose di fantascienza, immaginazione, di espedienti narrativi che fanno traballare alcune teorie scientifiche, ma che nulla tolgono alla trascinante carica emotiva di tutta la storia. Anche la parte finale, che probabilmente merita più di una visione per esser meglio compresa, interseca scienza, fantascienza e sentimenti, con l’elaborazione dell’amore come grandezza fisica che va oltre le normali dimensioni conosciute dall’uomo, arrivando all’iperbole di mostrare un tesseratto che rappresenta una sfaccettata finestra spazio-temporale col passato, nello specifico con la stanza della figlia, una finestra che da accesso contemporaneamente a ogni istante di vita vissuta dentro quella camera. Qui Cooper scoprirà che quelle entità che gli suggerirono le coordinate Gps, quelle anomalie gravitazionali non erano altro che messaggi dal futuro mandati da lui stesso, espediente narrativo creato da Nolan e utile a Cooper per “comunicare” con la figlia e trasferirle importanti informazioni sulla composizione del buco nero, informazioni utili per risolvere una teoria necessaria a salvare le ultime persone vive sulla terra.

Oltre tutto questo resta la sapiente regia di Nolan, che alterna scenari e immagini mozzafiato a ricostruzioni spaziali da lasciare a bocca aperta, che usa sapientemente le inquadrature e gioca a far contrastare scene di estrema tensione nello spazio con musiche particolati con successive scene di silenzio assoluto, in grado di restituire vividamente la sensazione di galleggiamento e indeterminatezza che ti lascia il nulla cosmico. Musiche che sono di Hans Zimmer, molto diverse dalle solite a cui eravamo abituati ma comunque efficaci nel contesto generale del film.

Un film insomma che narra l’audacia delle persone e la loro capacità di sperare senza arrendersi mai, che a sua volta contiene l’audacia di un regista che sposta il limite sempre più in alto, che osa senza paura raccontando una storia come nessuno mai prima. Un film in cui la scienza viene prima presentata come nemica, come inutile in un contesto agreste in cui l’uomo è dedito solo a sopravvivere e non più a vivere. Un’umanità ridotta a fare da guardiano a un mondo morente, che piano piano uccide anche loro, che rinnega e tiene nascoste quelle pulsioni da esploratore perché considerate sbagliate, nonostante la ricerca e la scoperta siano sempre state fonte di ricchezza e di progresso per l’umanità. E insieme è anche un potente film sui sentimenti e sull’amore, sulle energie che fa smuovere e che alimenta. Il tutto in un turbinio di stupore, meraviglia, desiderio, quasi incanto, che costringono lo spettatore a non distrarsi mai ma che non pesano eccessivamente sulla pur estrema lunghezza della pellicola.

Grandioso, come ogni film di Nolan, il cast: Matthew McConaughey è Cooper, il pilota agricoltore; Mackenzie Fox è Murph, la figlia di Cooper da piccola; Jessica Chastain invece è Murph da grande; Ellen Burstyn è invece Murph da vecchia; Casey Afflek è Tom, l’altro figlio (da grande) di Cooper; John Lithgow è Donald, suocero di Cooper che lo aiuta nell’azienda agricola; Anne Hathaway è Amelia Brand, scienziata e astronauta che sarà nell’equipaggio spaziale con Cooper; Michael Caine è il professor Brand, scienziato della NASA a capo delle spedizioni spaziali e padre di Amelia; Matt Damon è il dottor Mann, uno degli scienziati mandati su uno dei pianeti da esplorare; David Gyasi è Romilly, altro scienziato-astronauta nella squadra di Cooper; Wes Bentley è Doyle, quarto membro della squadra di Cooper.

La regia di Christopher Nolan è, per me, come sempre meravigliosa. Nulla ho da aggiungere a quanto già detto, solo vi consiglio assolutamente di andarlo a vedere, magari più di una volta per meglio comprendere le mille cose che un film del genere vi serve davanti agli occhi. Il mio voto finale è un pieno 9/10, e la sicurezza che questo è uno di quei film di cui si discuterà a lungo.

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