Canone Rai: e se lo si abolisse?

In una ricerca condotta non molto tempo fa il Canone Rai risultava come una delle tasse più odiate dagli italiani. A ripetere quella ricerca probabilmente lo sarebbe anche oggi, col Canone di nuovo al centro dell’attenzione per via della riforma che lo vedrebbe integrato nella bolletta elettrica, misura atta a evitare le alte percentuali di evasione.

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Come si può vedere sopra, rispetto agli altri Paesi europei il costo del Canone Rai è basso sia in termini assoluti che in rapporto al reddito annuo medio. E l’idea del Canone nella bolletta, di cui si parla da parecchi mesi, vedrebbe un ulteriore diminuzione del costo che passerebbe dai 113,5 euro a un costo di 65/70 euro circa. Questo, secondo le stime, permetterebbe di incassare circa 1,8 miliardi di euro rispetto all’1,5 miliardi incassati oggi con una tariffa superiore: merito dell’azzeramento dell’evasione di questa tassa, che oggi si calcola in almeno il 25% del totale. Tutto bene quindi? No.

No principalmente per l’anacronismo di collegare questa tassa al possesso di una televisione. Punto esteso negli ultimi anni al possesso di ogni dispositivo elettronico su cui potenzialmente si può ricevere il segnale Rai. Anche avendo solo un tablet, ad esempio, si sarebbe soggetti alla tassa. Ecco, questo anacronismo lo trovo profondamente ingiusto, se non altro perché di gente che guarda in streaming la Rai da un tablet ne conosco veramente pochissima, roba che si contano sulle dita di una mano, e senza usarle tutte.

A questo punto non sarebbe più sensato slegarla dal concetto di possesso di un apparecchio televisivo o elettronico? Perché come giustamente si fa notare, in questo modo verrebbe pagato pure da chi non guarda mai la Rai, magari perché non possiede né una televisione né una radio, e che non si sognerebbe mai di guardarsela da un tablet o da uno smartphone. E se il problema sono questi ultimi, perché non prevedere per loro un costo di download per la app, o magari un piccolo abbonamento annuale dedicato?

L’idea di collegarlo alla bolletta elettrica comunque risale al 2006, al secondo governo Prodi, quando al Ministero della Comunicazione sedeva Paolo Gentiloni. Insomma, un’idea già accarezzata dalla sinistra ma mai applicata.

Per altro c’è anche un altro problema in questa operazione, ovvero il come considerare le seconde case sfitte, magari quelle al mare o in montagna usate per le vacanze, in cui non ci sono ne televisori ne radio. È giusto far pagare anche loro? A questo punto, in maniera molto salomonica, non sarebbe meglio provare serenamente a discutere dell’abolizione del canone?

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Categorie:Politica

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