L’Expo dopo l’Expo, capitolo secondo

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Una settimana fa parlai di Expo e di come potrebbero essere le prospettive per il sito espositivo dopo la stessa Expo. L’articolo che citavo era di Stefano Boeri, che tracciava tre punti cardine su cui impostare un’azione volta al recupero e al riutilizzo di tutta l’area, e che accennava anche ad alcune idee da poter sviluppare. Ma ovviamente siamo (ancora) al livello della speranza, di concreto non c’è nulla. Fra un anno Expo sarà finito, cosa succederà dopo?

Una visione (questa volta negativa) ce la da questa inchiesta del Corriere della Sera, che è andata a vedere le condizioni del sito espositivo di Hannover. Quell’esposizione, quella dell’anno 2000, era davvero assai ambiziosa: il titolo era “Uomo, natura, tecnologia – Uno nuovo mondo sorge”, e aveva il compito di mostrare come sarebbe stato il mondo nel futuro. Aveva il compito di prefigurare come sarebbero state le nostre città in futuro.

Invece, a distanza di 14 anni, è tutto abbandonato e in rovina. Addirittura il padiglione olandese, una specie di astronave composta da tre piani di orto verticale con in cima dei mulini a vento per generare energia, è abbandonato, arrugginito, in rovina, e funge oggi solo da ricovero per sbandati e senza tetto. Ma perché questo disastro? Principalmente perché fu un flop di pubblico, con 18 milioni di visitatori al posto dei previsti 40 milioni, e un buco di bilancio finale da 1 miliardo di marchi. E subito corre un brivido lungo la schiena, viste le non rosee previsioni di pubblico per l’Expo di Milano: un buco di bilancio simile sarebbe una mazzata insostenibile per la già fragile e compromessa economia italiana.

Un bagno di sangue che ha coinvolto anche gli espositori: parla Gianfranco Da Lozzo, gelataio, a cui offrirono una piazzola di 24 metri quadri per 6.000 euro al mese che tanto, gli dissero, i gelati li venderai al triplo. Un ragionamento folle: come possono chiedere affitti così abnormi “suggerendo” di vendere il mio prodotto al triplo del prezzo? Eppure si faceva, eppure si fece. E oggi il sito è per metà abbandonato con alcuni padiglioni ancora pericolosamente in piedi, e per metà è diventato un centro direzionale. Triste destino che anche qui richiama Expo Milano, che vedrà alcune palazzine restare per essere usate come uffici e centro direzionale. Le brutte sensazioni aumentano.

Unico vantaggio di quell’Expo fu che il terreno dove sorse era la continuazione della fiera di Hannover, e quindi la parte diciamo storica continua a funzionare, a fare fiere, ad attrarre persone. Dalla parte di Expo, a parte gli uffici, una scuola universitaria e il museo di Expo, aperto solo la domenica dalle 11 alle 16, c’è il più totale abbandono. Unico sito sfruttato è la grande arena, dove si tengono dei concerti. Poco, tremendamente troppo poco per non dichiarare fallimentare quella esperienza.

Ma senza fossilizzarci solo su Hannover possiamo andare a guardare questa gallery del 2009 sull’Expo di Siviglia, altro esempio di abbandono delle strutture e dell’area. Oppure potremmo ricordare un’altra piccola Expo, quella di Genova del 1992, indetta in onore dei 500 anni della scoperta delle Americhe: furono annunciati 1,2 milioni di visitatori ma alla fine ne arrivarono solo 800.000, incassando solo 13 miliardi di lire anziché i 45 preventivati. Un altro flop.

E così il pensiero corre alla nostra Expo, che inizierà il prossimo anno, e che già lamenta uno scarso interesse, con la vendita dei biglietti che procede a rilento. Molti si sono già precipitati ad annunciare che le stime sui visitatori dovranno essere dimezzate, sebbene ci sia ancora tempo per recuperare e rilanciarne l’immagine. Gli stessi albergatori lamentano un sostanziale disinteresse, e una sostanziale non conoscenza, per l’evento. Visti i tanti ritardi accumulati e i tanti problemi sorti e mai del tutto affrontati, creare interesse su Expo sembra davvero una corsa a ostacoli contro il tempo, esattamente come lo fu per Hannover. Non lo sentite il brivido dietro la schiena?

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Categorie:Attualità

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