L’assoluzione della Commissione Grandi Rischi

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Noi siamo quel Paese dove si portano a processo i componenti di un comitato scientifico, con l’accusa di aver tranquillizzato una parte dal popolazione prima del tragico terremoto del 6 aprile 2009. Come recita la sentenza di primo grado:

“…I sette scienziati della Commissione Grandi Rischi che si riunirono all’Aquila cinque giorni prima del sisma devastante, lasciarono il loro “sapere” chiuso in un cassetto, e si prestarono a una “operazione mediatica” – voluta dall’allora capo del dipartimento della Protezione Civile Guido Bertolaso – che “disinnescò” in una parte della popolazione “la paura del terremoto” e indusse 28 delle 309 vittime della tragedia del 6 aprile 2009 “ad abbandonare le misure di precauzione individuali seguite per tradizione familiare in occasione di significative scosse di terremoto, con tragiche conseguenze…”

In sostanza dissero alla popolazione di non temere, che non c’erano rischi. O meglio, durante la loro riunione svilupparono un documento in cui si stabiliva che era impossibile prevedere un terremoto devastante, che era possibile ci fosse ma non probabile. Dice ancora il giudice bella sentenza:

“…Non dovevano dunque prevedere il sisma, ma valutare il rischio sulla base delle loro effettive conoscenze e calibrare una corretta informazione. Non si contesta quindi un mancato allarme, ma una inidonea valutazione del rischio e una inidonea informazione…”

Quindi il punto non era neanche il mancato avvertimento di allarme, ma la qualità della valutazione dei rischi dovuti alla situazione in analisi. Ma cosa dissero quindi in questa riunione?

Ci aiuta il Fatto Quotidiano che pubblica il verbale integrale della seduta. E si può leggere, fra le altre cose, che è “…Improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703, pur se non si può escludere in maniera assoluta…”.

Proseguendo si legge che si “…evidenzia come sia estremamente difficile fare previsione temporali sull’evoluzione dei fenomeni sismici. Si può fare riferimento alla conoscenza storica, da cui emerge l’elevata sismicità del territorio abruzzese…”. E poi, “…la casistica è molto limitata, anche perchè terremoti così piccoli non venivano registrati nel passato. In tempi recenti non ci sono stati forti eventi, ma numerosi sciami che, però, non hanno preceduto grossi eventi (esempio in Garfagnana). Ovviamente essendo la zona di L’Aquila sismica, non è possibile affermare che non ci saranno terremoti…”.

Leggendo ancora si può trovare che “…se si guarda una faglia attiva, la sismicità è in un certo modo sempre attiva, manifestandosi attraverso scorrimenti lenti, piccoli terremoti e, talvolta, terremoti forti. Quindi la semplice osservazione di molti piccoli terremoti non costituisce fenomeno precursore…”. Passaggio importante: uno sciame sismico, come riportato anche prima, non rappresenta obbligatoriamente l’anteprima di un terremoto forte e violento. Si sottolinea come fra le due cose non ci sia una correlazione obbligatoria.

E veniamo ai giorni nostri, alla sentenza di appello che di fatto scagiona la Commissione Grandi Rischi, condannata invece in primo grado (come abbiano visto sopra). Scagionati i tecnici ma incolpata la parte politica e di comunicazione della Protezione Civile, che nella conferenza stampa rassicurò i cittadini aquilani. Rassicurazione che portò molti cittadini a non mettere in atto provvedimenti di protezione a cui erano soliti in situazioni simili. Nell’articolo ci si chiede: “…A cosa servì la Commissione Grandi Rischi, se non a mettere in piedi l’operazione mediatica per rassicurare la popolazione che voleva Bertolaso? In tal caso non hanno anch’essi una responsabilità? Perché forse il tema principale che ha fatto venire a galla questo processo è se ci sia o meno autonomia da parte della scienza nei confronti della politica…”.

E se il punto invece fosse non tanto l’autonomia della scienza dalla politica, quanto la manipolazione della scienza da parte della politica? Quale colpe avrebbero gli scienziati se fosse la politica a manipolare e travisare un messaggio scientifico a proprio uso e consumo? La relazione di quella sera, di quella famosa riunione, è riportata sopra: il messaggio di fondo non fu quello di dire che non c’era alcun pericolo, il messaggio di fondo era che non si poteva prevedere un terremoto catastrofico sebbene per loro, per le informazioni in loro possesso, fosse un’eventualità remota. Remota ma non impossibile, però.
Se poi chi riporta il messaggio lo riporta in modo parziale, che colpa ne ha chi ha composto il messaggio originale e integrale?

Tutto questo potrebbe, dovrebbe avere ripercussioni sui procedimenti in carico a Bertolaso, allora capo della protezione civile, responsabile di ciò che venne comunicato ai cittadini aquilani. Comunque sia, per capire meglio questa sentenza di assoluzione si dovranno aspettare le motivazioni che verranno depositate prossimamente.

Resta però in me, sempre alla luce della relazione di quella famosa riunione, la curiosità di capire come ci si possa scandalizzare così tanto dall’assoluzione degli scienziati. Avevano responsabilità in materia di ordine pubblico? No, quella spettava al sindaco e ai vertici della Protezione Civile, al limite alla Prefettura. Devono essere responsabili se qualcuno ha manipolato il loro messaggio? Potrebbero esserlo se si provasse del dolo nell’aver lasciato in essere tale manipolazione, ma se invece non se ne fossero accorti? È plausibile? È provabile invece il contrario, ovvero il punto del dolo?

E soprattutto, una delle domande per me più importanti: con i dati in loro possesso in quel momento, la valutazione che fecero fu corretta, possibile, oppure fu parziale e superficiale? Che col senno di poi è sempre facile ragionare, molto meno lo è ponendosi con gli strumenti e le informazioni disponibili nel momento esatto in cui avvenne quella scelta.

P.s.: sempre a riguardo dei processi su questo terremoto, questa sentenza di assoluzione la trovo francamente molto più grave e degna di sconcerto. Assolte persone che costruirono male un palazzo che crollò, provocando la morte di nove persone, perché le perizie presentate al processo furono troppo generiche. Questa non merita nessuna indignazione pubblica?

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Categorie:Attualità

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