Tagli, tagli, tagli

A parlare con le persone ci si rende sempre conto come chiunque abbia una ricetta validissima per risanare questo Paese, ognuno che dice di “sapere perfettamente cosa si dovrebbe fare”, probabilmente sottintendendo che chi è al governo in quel momento non lo sa fare. E in tutte queste soluzioni, spesso coagulate nelle risposte dei sondaggi, emerge spesso un punto comune: l’esigenza di tagliare tasse e sprechi e colpire l’evasione.

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Come si può vedere sono addirittura richieste più importanti della riforma del lavoro, poi importanti della riforma della giustizia, più importanti della riforma della legge elettorale o della riforma costituzionale. La cosiddetta spending è uno degli argomenti principe fra le richieste delle persone, fra le loro personali idee per risollevare il Paese, unita alla necessità di tagliare le tasse, cosa che spesso rientra nella più vasta idea di riforma del fisco.

Anche per questo risulta strano e curioso come l’attuale esecutivo si dimostri un po’ troppo “timido” verso una seria campagna di spending review, preferendo spesso secchi tagli ai trasferimenti agli enti locali in modo da scaricare su di loro l’onere di tagliare o rivedere i servizi. E le centrali uniche d’acquisto? E il taglio delle partecipate? E gli accorpamenti dei comuni più piccoli? Insomma, il piano messo a punto da Cottarelli che fine ha fatto?

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I cittadini sono concordi, ad esempio, che le regioni abbiano margine per tagliare. Ma basta imporre un taglio generalizzato di 4 miliardi? Non era meglio indirizzare quei tagli a comparti o procedure ben precise? Non era meglio ottenere quella somma da interventi precisi discussi proprio con le regioni?

Senza contare il punto della riforma del fisco, necessaria per abbassare le tasse, dato che la pressione fiscale è sempre più alta.

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Ne è un’indiretta conferma questo dato, che vede più della metà delle persone concordi nel dire che la Tasi è più onerosa dell’Imu. Tasi che già verrà rivista il prossimo anno, con Renzi che punta a imporre una tassa unica per i comuni che inglobi l’attuale Tasi e la Tari, la tassa sui rifiuti. Ma a poco servirà se le aliquote diverranno più salate.

Renzi ha ottenuto molto consenso alle primarie del Partito Democratico prima, e nella sua azione di governo dopo, anche per le grandi promesse di rinnovamento e di disboscamento dei privilegi e delle rendite di posizione che rappresentano una cappa asfissiante per questo Paese, per le promesse di grandi e profonde riforme sugli sprechi, per le tante parole dette contro le varie corruzioni. Ma dopo otto mesi di governo ancora si aspettano prese di posizione importanti su questi temi, si aspettano quelle azioni che dovrebbero incidere in profondità non nella carne viva del Paese, ma nel grasso in eccesso accumulato in decenni di indolenza.

In merito è interessante questa intervista a Cottarelli, dove ad esempio conferma come il capitolo sulla riduzione delle partecipare e sul taglio delle prefetture sia rimasto lettera morta. E dove afferma che “…Occorrerebbe cambiare la testa di chi scrive le leggi, mi rendo conto che non è semplice. Sarebbe un passo avanti se i collaboratori più stretti dei ministri controllassero meglio i testi che vengono approvati. E poi in Italia si fanno troppe leggi. Ogni settimana si sente l’urgenza di scriverne qualcuna. Più ce ne sono, più è difficile applicarle, maggiore è il livello di discrezionalità…”.

Intanto il Paese langue. Alcune cose sono state impostate, ma tante altre ancora giacciono come lettera morta in attesa che qualcuno abbia il coraggio di affrontarle. Recentemente Renzi ha avuto modi di dire che per fare buone riforme non serve creare dello scontento, ma temo si sbagli profondamente. Per la situazione in cui versa questo Paese, creare del malumore con le riforme è quasi una condizione necessaria se si vuole davvero andare a toccare quell’intreccio di rigagnoli di spesa pubblica che si perdono in migliaia di sprechi che vanno a favore dei “soliti noti”.

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Categorie:Sondaggi

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