Blog pieno, urne vuote?

L’ultima tornata elettorale ci consegna un dato abbastanza interessante, che riassume molto bene quelli che sono i problemi interni del Movimento 5 Stelle. Mi riferisco al risultato elettorale conseguito nelle comunali di Reggio Calabria, di gran lunga inferiore rispetto a tutte le attese. Ma prima di arrivare qui occorre fare un salto indietro per osservare quelle che erano le premesse.

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Questi sono i dati relativi alle elezioni politiche del 2013 nel comune di Reggio Calabria. Il candidato più votato fu Silvio Berlusconi col 29,6%, poi il M5s con il 28,5% e solo terzo Bersani, con un 26,7%. Un’affermazione importante per il movimento, con un dato superiore a quella che poi sarà la media nazionale. Facciamo un passo in avanti e guardiamo alle europee dello scorso maggio:

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Qui si registra (come un po’ ovunque) il grande risultato positivo del Pd che ottiene il 34,74% dei voti, seguito dal M5s che ottiene comunque un nobile 21,25%. Calati rispetto alle nazionali dell’anno prima, ma tutto sommato non scomparsi: sono pur sempre il secondo partito sul territorio, una forza politica ormai davvero rilevante. Passiamo gli ultimi mesi e arriviamo alle comunali dello scorso fine settimana:

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Ecco, in questo turno elettorale invece il risultato appare quasi come una débâcle. Racimolare appena il 2,49% come candidato sindaco, e addirittura un 1,86% come lista, lascia alquanto esterrefatti. E le quasi 13.000 preferenze delle europee? Come hanno fatto a ridursi a poco più di 1.700 voti?

Ricordo che già dopo le elezioni del 2013 scrissi un post sui risultati usciti dal mio comune, rilevando una discrepanza di voti fra l’elezione politica nazionale e quella relativa alla regione. Si passo da 3.300 voti per l’elezione della Camera a 2.400 voti per l’elezione del presidente di regione. Già allora valutavo che questi spostamenti di voti erano probabilmente dovuti non solo a questioni ideali ma anche personali: si sa che nelle elezioni locali spesso giova un ruolo determinante la conoscenza dei candidati e la loro popolarità nei cittadini del comune, specialmente in comuni piccoli. Ma questo non basta a giustificare la picchiata verso il basso del M5s a Reggio Calabria.

A questo proposito Luigi Di Maio scrive questa cosa su Facebook:

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E mi viene da domandare: ma le dinamiche territoriali non valevano per le europee e le politiche? Se non avevano “porta voti”, come si giustificano i grandi risultati precedenti e il misero risultato odierno? Solo per questioni che ho sopra descritto? E infine, quel “Quando i cittadini vorranno, noi saremo pronti per realizzare un cambiamento autentico” non sembra un po’ uno scaricare la colpa sugli elettori? Sicuri che il Movimento non ne abbia commessi? Sottolineo ancora che la differenza di voti fra maggio e ottobre è grandissima, e non è passato così tanto tempo. Chi ci credeva allora ha smesso di crederci? E chi li ha votati allora che fine ha fatto: si è astenuto o ha votato addirittura per altri? E se è vero questa seconda ipotesi, quale sarebbe allora il vero peso politico del Movimento 5 Stelle?

Domande che continuano a rincorrersi ma che continuano a restare senza una vera analisi da parte degli interessati, cosa che in parte contribuisce a minare il consolidamento stesso del Movimento. Se ne renderanno conto?

E a farsi queste domande non sono solo io, ma anche gli stessi attivisti, addirittura lo stesso candidato sindaco a Reggio Calabria, Vincenzo Giordano. Afferma che “…alle europee, e ancora di più alle politiche, abbiamo beneficiato soprattutto di un voto di protesta. Questa dinamica non funziona più molto, ancor di più nell’ambito di elezioni locali. Ci è mancato il contributo di un voto d’opinione che crede nel Movimento 5 stelle. Il nostro elettorato è rimasto a casa…”, ed è un’accusa abbastanza pesante a quello che è il Movimento. E non si ferma qui, andando molto oltre con l’affondo. Ecco alcuni stralci:

“…Abbiamo avuto il caso dell’attivista arrestato per ‘ndrangheta, l’esclusione dalle liste delle regionali di Francesca Chirillo, attivista molto nota e sulla cui posizione nessuno ha mai spiegato nulla. Ha pesato anche l’espulsione dei quattro attivisti di Occupypalco, che hanno protestato al Circo Massimo. In tanti ci hanno chiesto di rendere conto di queste decisioni…

…questo mostra un Movimento duro con i suoi stessi attivisti, fa intendere una scissione interna. Questo perché nel Movimento non c’è la trasparenza che perseguiamo. Non possiamo nasconderci dietro un dito…

…Il fatto che [Grillo] non ci abbia dato una mano ha influito moltissimo. La città lo aspettava, alle europee era stato accolto benissimo, da solo aveva portato 5 o 6mila voti. Lo abbiamo cercato, gli abbiamo chiesto di venire, ma da lui nessuna risposta…

…Non si può parlare di trasparenza e di limpidità dei processi se da parte dello staff manca del tutto. Le faccio un esempio. Gli esiti delle nostre “comunarie” sono stati pubblicati ad un giorno e mezzo di distanza, e senza che ci fossero i dettagli dei singoli risultati. Tanti attivisti lasciano il movimento dopo episodi del genere. Io continuerò a spendermi da M5s per il mio territorio. Ma ripeto. Non si può concepire il web come un territorio dove sono presenti solo i grillini. Il web, la possibilità di controllare e verificare e il giudizio sulla trasparenza sono ormai patrimonio di tutti. E di questo bisogna tenere conto…”

Come vedete sono parole pesanti, accuse pesanti che probabilmente non passeranno inosservate, e sono anche la migliore testimonianza di un malessere crescente interno al Movimento che diventerà sempre più difficile da ignorare.

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Categorie:Politica

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