Le analisi spericolate di chi ha fallito

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Poi mi chiedono perché io non prenda la tessera del Pd. Una domanda che mi rivolgono spesso, a onor del vero, a cui oppongo sempre la solita risposta: entrare in un partito in cui, fra l’altro, soggiornano (letteralmente) ancora alcuni personaggi non è nei miei progetti, né a breve né a lunga scadenza. E non mi riferisco a persone come Civati o come Tocci, voci del dissenso che ritengo importanti per consentire quella pluralità necessaria all’interno di ogni movimento politico, penso semmai a quelle persone che hanno avuto le loro chance, che hanno vissuto delle opportunità e se le sono giocate malamente. Quelli che hanno rappresentato per molto o per breve tempo il potere, o che ne sono stati al suo fianco, ma che non hanno saputo portare a casa nessun risultato importante e duraturo. Quelli che nonostante questo, nonostante i loro fallimenti restano ancora a pontificare, a indicare il vero bene della sinistra vera™, come se fossero i custodi millenari di ciò che è di sinistra.

Ed è da una di queste persone, ovvero dal blog di Chiara Geloni, che leggo queste parole, e l’unica reazione che mi viene è quella di scuotere il capo. Scuoto il capo quando leggo ”…Renzi non riesce a rispettare niente di quello che non può sottomettere. Purché tutto ciò abbia una caratteristica: stare dalla sua stessa parte. Se sono avversari no, va bene: allora Renzi diventa ragionevole, cordiale, capace di mediazione…” e mi chiedo sinceramente dove abbia visto tutto questo spirito accondiscendente verso gli avversari. Probabilmente la visione è frutto del classico doppiopesismo molto in voga in parte della sinistra: quando tocchi i miei ritengo eccessivo anche il peso di una piuma, quando tocchi gli altri ritengo scarso anche il peso di un grattacielo.

Si imputa a Renzi di aver ucciso l’Ulivo, ma vorrei sommessamente far notare che in realtà mai nessuno fino ad oggi si è preoccupato di farlo veramente sbocciare questo Ulivo. Anche quando fu fondato il Partito Democratico, passo ufficiale che doveva essere il terminale del progetto Ulivo, anche allora quasi nessuno di preoccupò davvero di dar vita non solo al partito ma ad una base davvero unita, a un popolo che si riconoscesse come popolo democratico, e non popolo diessino e democristiano. Una divisione profonda che è rimasta, e che tutt’oggi ancora vive i suoi (spero) ultimi colpi di coda. Ecco, le dirigenze passate in merito cos’hanno fatto per affrontare questo problema? Mi pare ben poco. È talmente ipocrita rivendicare la costruzione di qualcosa che poi, fattivamente, non si è mai davvero costruito, che ogni polemica in merito diventa quasi surreale.

Tralascio poi tutta questa finta elegia di Veltroni e di quello che avrebbe fatto: basti ricordare come venne spesso duramente attaccato perché (pure lui) considerato troppo morbido con Berlusconi e con il centrodestra, fiaccato dall’interno con continui attacchi e polemiche che ricalcavano un modus operandi che si vorrebbe riproporre di nuovo oggi. No, Veltroni non avrebbe mai rappresentato indifferentemente destra e sinistra, semmai erano molti suoi compagni di partito a dipingere lui come afferente al centrodestra, e quindi dannoso per la vera sinistra vera™. Allora era lui, Walter, a essere esponente di quella politica pop che veniva tacciata di essere vuota, senza spessore, retorica, plastificata, in sostanza poco di sinistra. Oggi le stesse accuse si muovono a Renzi, mentre Veltroni subisce una repentina riabilitazione ad uso e consumo interno di una parte del Pd. Un po’ come dire: abbiamo strumentalizzato già una volta le tue posizioni quindi tranquillo, lo faremo ancora.

Forse un giorno, quando personaggi simili avranno smesso di infestare i circoli del Partito Democratico, potrò pensare pure io di iscrivermi a questo partito. Fino ad allora, me ne terrò ben lontano.

P.s.: Sempre in risposta alla Geloni c’è un bell’articolo di Dario Ballini apparso su Europa. Vale davvero la pena dargli una lettura.

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Categorie:Politica

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