Il confine fra giusto e sbagliato

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L’episodio di cronaca è ormai già tristemente noto: tre ragazzi di 24 anni deridono un ragazzino sovrappeso di 14 anni, arrivando a sparagli aria nel retto tramite una pistola collegata a un compressore. Ora il ragazzino è ricoverato in ospedale in gravi condizioni mentre i tre ragazzi sono fermati, uno con l’accusa di tentato omicidio e gli altri due di concorso in tentato omicidio.

Finita la cronaca, ci sarebbero le considerazioni da fare. Partendo dalle dichiarazioni dei familiari del ragazzo di 24 anni accusato di tentato omicidio: “…Hanno fatto una enorme stupidaggine ed è giusto che tutti quelli che vi hanno preso parte paghino, ma che paghino il giusto. Non è un tentato omicidio né altro, sono tutti bravi ragazzi che si prendevano in giro tra loro. Non hanno capito che il compressore, con quella potenza, avrebbe fatto danni. Per loro era un gioco…”

Non hanno capito che il compressore avrebbe fatto danni? Mi si dice che questi ragazzi che lavorano in un autolavaggio dove c’è il compressore incriminato, che quindi usano tale compressore per lavoro, non conoscevano minimamente questo strumento. Non ne conoscevano le potenzialità di offesa, di far male. Forse pensavano che il manometro che indica la pressione fosse una cosa piazzata li a caso? Non si sono mai chiesti se quell’aria che esce a forte pressione potesse fare male? Non ci hanno davvero mai pensato?

Ma ciò che più mi ha fatto pensare è, in generale, la difesa fatta dai genitori. “…Sono tutti bravi ragazzi che si prendevano in giro tra loro…”. Giustificano questa violenza come se fosse una cosa normale, come se fosse una piccola leggerezza, una cosa da nulla, un gioco. Ma questa cosa da nulla ha portato un ragazzino in ospedale, in gravi condizioni. E non si sa ancora bene quanto gravi.

Un giustificare queste azioni che tradisce in loro uno sfilacciamento della società, un deteriorarsi del concetto di giusto e sbagliato, che agisce come una bomba ad alto potenziale sul tessuto della società in cui vivono che pare sempre più sulla via di una lenta disgregazione. È lo speculare di “…Era un bravo ragazzo, salutava sempre…, anche se poi il tizio in questione era un pluriomicida torturatore e cannibale. Perché ci sentiamo in dovere di difendere queste persone? Amore familiare? Spirito di protezione? O una qualche forma di cinico egoismo che ci spinge a preoccuparci solo di noi o di chi ci è vicino?

Episodi che quasi non ci scandalizzano più, che tanti inquadrano in un (quasi) normale contesto di cronaca, come se fosse normale giocare così, come se fosse normale una cosa simile. Sentire poi la madre del ragazzo di 24 anni che ha materialmente fatto questa cosa difenderlo dicendo che non è stata cattiveria, che diceva di denunciare tutti e tre e non solo suo figlio, sentirla dire che “…Mi dispiace per la madre del ragazzino ma mio figlio è un bravo ragazzo, non farebbe nulla di male, e poi non era solo in questa storia…” a me mette una tristezza infinita. Cercare scappatoie in questo modo è quasi abominevole.

Nessuno che ammetta la colpa senza tirare in ballo giustificazioni, senza cercare scorciatoie. Tutti che definiscono ragazzate delle vere e proprie aggressioni, di una violenza e di un sadismo che non ha giustificazioni. Non ha giustificazioni la bambina aggredita perché nera, il ragazzino picchiato sull’autobus perché handicappato, la vecchietta fatta volteggiare come una trottola, questo ragazzino seviziato perché sovrappeso. Non hanno giustificazioni eppure sempre più persone smaniano per ridimensionarle, per disinnescarle, per dire che non sono cose poi così gravi. E invece sono vere e proprie piccole tragedie.

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Categorie:Cronaca, Riflessioni

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6 replies

  1. Anche se non sono mai avvenuti episodi così estremi, pure nella mia classe liceale, ogni volta che qualcuno decideva di torturare un nostro compagno con atti di puro sadismo, se la cosa saltava fuori il colpevole (o più frequentemente i colpevoli) cercavano di pararsi il culo con l’alibi “Era uno scherzo.” Come se lo scherzo tutto giustificasse, come se lo scherzo fosse un lasciapassare per qualsiasi porcata.
    Per me invece è un’aggravante: non solo hai fatto del male ad un tuo compagno, ma l’hai fatto senza avere nemmeno un motivo valido, semplicemente per divertimento.

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    • A 24 anni infili la pistola di un compressore nel culo di qualcuno “per scherzo”. Basterebbe solo questo a rispondere che no, non solo non è uno scherzo ma è molto oltre. E difendersi affermando che era uno scherzo è semplicemente un’offesa.

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      • Hai ragione, tirando fuori quell’alibi hanno offeso la nostra intelligenza. Ma adesso quei ragazzi venderebbero la mamma per salvarsi il culo, figurati quanto gliene frega di insultare la nostra intelligenza. Grazie per la risposta! : )

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      • (Rispondere è sempre un piacere 🙂 )

        Per quello non meritano attenuanti ne compassione. Avessi avuto 16/17 anni potevo pensare davvero a una leggerezza, a 24 dovresti essere una persona molto più cosciente di ciò che fa in determinate situazioni e con determinati oggetti. Invece esprimono un livello che pare peggio di quelli delle scimmie del Borneo (tanto per dire).

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