Matteo contro Matteo

IMG_0468.JPG

Hanno iniziato da subito ad accusarlo di rivalsa, di invidia, a dire che è un “rosicone”, che ha detto quelle cose per vendetta. Ed effettivamente Matteo Richetti a “In 1/2h” di Lucia Annunziata ha sparato bordate non indifferenti al Partito Democratico e a Matteo Renzi: colpi pesanti che non potranno non lasciare dei segni profondi.

Sgombero subito il tavolo da un sospetto: si, molto probabilmente Richetti ha agito anche per un sentimento di rivalsa per alcuni comportamenti avuti nei suoi confronti che ha reputato ingiusti. Un sentimento di rivalsa, come detto prima, che però ci terrei non andasse a offuscare le critiche che ha mosso. Perché se la tempistica è ampiamente criticabile, il contenuto è altrettanto degno di nota e di riflessione.

Le critiche al governo le condivido solo in parte, tipo l’accusa di annunciare cose e poi rimangiarsele. Sul TFR ad esempio non c’è marcia indietro, lo conferma lo stesso Renzi nella sua Enews, anzi dice:

“…Ecco perché mi piacerebbe che dal prossimo anno i soldi del TFR andassero subito in busta paga mensilmente. Questo si tradurrebbe in un raddoppio dell’operazione 80 euro, più possibilità d’acquisto, un altro tassello verso il modello Italia: noi infatti abbiamo scelto di non ridurre i salari, come hanno fatto altri paesi, ma di fare le riforme per creare competitività. Questo dal punto di vista filosofico. Dal punto di vista pratico, invece, il problema è evitare di affossare la liquidità delle piccole medie imprese che potrebbero soffrire la necessità di pagare subito la mensilità in più. In realtà, anche alla luce delle misure della BCE, il sistema ha notevoli riserve di liquidità. Per questo, quando martedì presenteremo alle parti sociali la proposta – riapriremo persino la sala verde di Palazzo Chigi, quella degli incontri coi sindacati…

Condivido maggiormente le critiche fatte alla gestione del Pd e a come lo si vuole e lo si vorrà intendere. Renzi, alle primarie del 2013, si proponeva come quello che voleva rivoluzionare il partito per poi rivoluzionare il Paese. Un progetto ambizioso, che oltre a essere tracciato andava anche fatto partire, ma che invece è rimasto incagliato. Certamente avrà pesato il fatto che Renzi, dopo pochissimo tempo, sia diventato primo ministro, ma questo non può rappresentare una scusa al sostanziale immobilismo della segreteria di partito.

Dice Richetti: “…C’è un solco profondo fra il partito e i suoi elettori, colmato solo da Matteo Renzi, come se lui avesse reso credibile e votabile se stesso e non il Pd…. Vi pare abbia torto? Io trovo abbia colto uno dei punti cruciali: Renzi incarna e viene indicato come il nuovo, come il portatore di rivoluzione, ma il Pd è rimasto sostanzialmente quello di prima. E lo è rimasto anche perché ai vertici ci sono ancora sostanzialmente quelli di prima, con le logiche di prima.

Mi hanno detto che i cambiamenti non sono dovuti e vanno conquistati, ed è una cosa sacrosanta. Ma per conquistare un cambiamento profondo e radicale di mentalità e di meccanismi, occorre un cambiamento anche di persone: se lo faccio lasciando ai posti di potere chi già c’era prima e ha semplicemente scelto (in buona fede) di cambiare leader da sostenere, allora rischio che il mio annunciato cambiamento si annacqui parecchio. E un cambiamento diluito perde inevitabilmente tutto il suo sapore e tutta la sua sostanza.

Con questo non voglio dire che chi c’era prima sia da buttare via. Vorrei però che a tutti sia chiaro che se si appoggia, si favorisce, si contribuisce a un progetto fallimentare, allora si deve avere il buon gusto di farsi da parte. Ma da noi nessuno realmente vuole farlo, nessuno vuole mollare il piccolo feudo di potere conquistato nel tempo. E tutto questo è ben spiegato dallo stesso Richetti: “…Il partito è attraversato da funzionari che mal sopportano Renzi: quando arriva gli fanno grandi applausi, quando se ne va continuano come nulla fosse….
E penso che ognuno, io compreso, possa facilmente indicare delle doppie facce simili fra i dirigenti locali del Pd.

Di fondo serve attuare quella rivoluzione nel partito promessa alle primarie del 2013. La polemica sul tesseramento di questi giorni è figlia anche di questo, di una situazione poco chiara su cosa è oggi e su cosa dovrà essere domani il Partito Democratico. Alla fatidica domanda: “Perché una persona dovrebbe tesserarsi al Pd?”, cosa si risponde?

Anche su questo tema Renzi risponde tramite le Enews: “…Ma quella parte del PD che chiede una discussione sulla forma partito, su come si sta insieme, sulle regole interne, sul rapporto partito-governo pone un tema che per me è un tema vero. Per questo la Direzione sarà convocata dal presidente Orfini per discutere di forma partito (direi per iniziare a discutere) credo il 20 ottobre…

E vivaddio aggiungerei, si è già fatto passare abbastanza tempo per un tema centrale per il cambiamento del Pd. Perché non deve restare solo Renzi a essere credibile e ad attrarre consenso, tutto il Pd deve diventare credibile e deve attrarre consenso, e oggi non lo è affatto. È questo uno dei maggiori compiti di un leader: non solo tracciare una strada credibile da percorrere, ma tracciarla in modo che possa proseguire e possa essere credibile anche senza di lui.

Annunci


Categorie:Politica

Tag:, , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: