Giovani di nulle speranze

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Per diversi motivi che ora non starò qui a elencare per non tediare inutilmente chi legge, mi sono ritrovato a scartabellare fra gli annunci di case in affitto a Milano. Intendiamoci, nulla di esagerato: un bilocale, con metratura dai circa 45/50 metri quadri circa. Per due persone (e un cane) sarebbe una soluzione decorosa e accettabile.

E qui cominciano subito i dolori. A parte gli annunci di bilocali di 30/35 metri quadri a circa 600 euro mensili, sulle metrature da me cercate i prezzi si aggirano sui 650/750 euro al mese. Ora: comprendete che per uno che guadagna 1300 euro mensili (e la compagna 800 circa) e ha già delle rate da pagare, la questione diventa improba. Aggiungiamoci le bollette, abbonamenti ai mezzi pubblici, costi di mantenimento dell’automobile, eventuali spese di lavoro e abbiamo una situazione difficilmente sostenibile. Immaginate se dovesse uscire una qualche spesa imprevista, tipo una spesa dentistica. O se fosse necessario comprare un paio di occhiali da vista. Il bilancio del mese andrebbe velocemente in bancarotta.

È la realtà italiana, dove i giovani vengono considerati carne da macello (e non solo per la questione lavoro). Mi venne da ridere non molto tempo fa, quando leggendo su un social trovai lo status di un giornalista. Scrisse che il figlio piccolo, con un semplice esempio, rese plasticamente la sperequazione esistente fra giovani e anziani: disse che era curioso vedere i primi con auto brutte e vecchie e i secondi con auto belle e nuove. Un po’ come per le case: i giovani senza possibilità di comprarne (o affittarne nel caso delle abitazioni) una, gli anziani con le disponibilità economiche di farlo.

Ecco: io vorrei che gli interventi sul mercato del lavoro, sulle tipologie di contratto e sugli ammortizzatori sociali servissero anche a questo, ovvero a dare più potere ai giovani di autodeterminarsi, di scegliere come e dove vivere. Interventi che mi auguro possano andare in questa direzione, perché la forbice sulle condizioni sociali sta diventando di un’ampiezza ormai insostenibile.

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Categorie:Riflessioni

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2 replies

  1. La risposta a questo genere di problema è nota a livello europeo, ma non in Italia. Si chiama tassazione sugli immobili. No, non scemenze come l’Imu (che esenta i palazzinari) o la Tasi (che ti tassa in quanto persona). Una bella tassa piatta sui metri quadrati, con credito di imposta ad personam, perfettamente redistributiva; possibilmente incendiaria nei confronti di chi lascia vuoti gli edifici. Vedrai che la troviamo subito la casetta, ce ne sono a milioni sfitte.

    Non si può. Significherebbe far saltare il banco, cioè le banche: che hanno scommesso sulla nostra delirante bolla immobiliare, e che vedrebbero trasformare le proprie attività in passivi. In Italia abbiamo fatto una cosa semplicissima: abbiamo puntellato il portafoglio immobili delle banche per salvarle (scudo fiscale…) e abbiamo dato un calcio nel sedere ai giovani lavoratori. Che ora emigrano per ogni dove. Incommentabile, ma così è andata.

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    • Riguardo all’estero penso che la tua analisi sia vera ma non completa. Qui in Italia il problema case lo vedo come un insieme di molti fattori, come quello della tassazione che ben descrivi ma anche come la tradizione di essere i possessori di case. Abbiamo affitti e mutui che spesso si equivalgono, o hanno differenze minime, mentre spesso all’estero gli affitti sono molto più convenienti di un acquisto.

      Mi stupì anni fa constatare come le stesse persone ricche, a Parigi, vivessero in appartamenti in affitto. Case lussuose, incredibili, ma in affitto come un impiegato di banca.

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