Aiuti e insulti

Chiedere aiuto è spesso un atto di coraggio e di umiltà, e lo è perché, solitamente, quando si batte per tanto tempo il tasto della non necessità degli altri per lavorare e ci si ritrova poi a dover chiedere una mano, andare a chiedere aiuto comporta il lasciare da parte ogni spavalderia e ogni orgoglio. Ed è controproducente accusare di qualcosa le potenziali persone che possono aiutarti: sarebbe come sputare nel piatto che si vorrebbe mangiare.

È un ragionamento valido in ogni campo, e lo è soprattutto in politica. Per dire: se sono in una maggioranza che è in difficoltà e ha bisogno di una mano, sarà conveniente lanciare velate accuse o piccolo insulti alla minoranza? A voi l’ardua risposta.

Una cosa che è accaduta anche a Senago: un consigliere di maggioranza si dimette ma la surroga non si riesce a fare perché in consiglio comunale manca il numero legale. Colpa di due consiglieri di maggioranza che, da molto tempo in lotta contro la propria maggioranza e il proprio partito (il Pd) restano assenti. Le opposizioni non fanno altro che cogliere al volo l’occasione per mandare un segnale politico, et voilà, niente numero legale. Quattro consigli comunali già andati vuoti. Fortunatamente al quinto i due consiglieri “ribelli” (chiamiamoli così) si presentano e la surroga viene portata a termine.

Al che Renzo Cavenago, il consigliere subentrato a quello dimissionario, dopo i primi due consigli comunali scrive un post sul sito della sua lista civica dal tenore non esattamente morbido.

Parte con “…Pur di non darmi la possibilità di fare il consigliere comunale, un po’ di consiglieri non si sono presentati in Consiglio. Era
un atto dovuto il loro? E chi se ne frega. Ormai la lotta politica da noi si fa con i metodi dell’Is: senza pietà…”
. Un giudizio un po’ dispregiativo di ciò che fanno le minoranze, senza per altro domandarsi perché sia stato fatto. Se lo chiede però successivamente, o meglio, delinea uno scenario tutto suo sulla scorta di non si sa quali elementi.

Dice che se proprio si voleva far cadere la giunta bastava una mozione di sfiducia, oppure una dimissione di tutti i consiglieri. “…Invece tirano la corda, mandano messaggi mafiosi, discutiamo che una soluzione poi la si trova…”.
Ora, non vorrei essere puntiglioso, ma affermare che qualcuno manda messaggi mafiosi è un’accusa un po’ pesante, che servirebbe provare. Perché mandare messaggi politici non equivale a mandare messaggi mafiosi, ed è offensivo e calunnioso che qualcuno lo pensi facendo confusione. Senza contare che se davvero si fosse voluto mandare a casa l’amministrazione si sarebbe agito diversamente, lo si sarebbe chiesto esplicitamente, senza paure.

Chiosa poi con un “…Per altri invece è solo la triste gioia di una vendetta a lungo sognata. Ci sta. Ognuno trova le sue soddisfazioni all’altezza delle sue aspirazioni. Basta non chiamarla politica…”. Anche qui, trovo penoso che si parli di presunte vendette così, con estrema facilità. Come se fosse una cosa normale. Come se non fosse un’altra accusa pesante, offensiva. Ma del resto è ormai diffusa in alcuni la convinzione di sapere e conoscere le intenzioni degli altri, anche senza mai avergliele chieste. Saranno dei veggenti?

Ma nuove vette si toccano con una mirabolante mail inviata a Giuseppe Sofo, consigliere di minoranza di Vivere Senago, in cui il livore raggiunge picchi ancora più alti. Si accusa il consigliere di Vivere Senago di essersi adeguato alla “politica della vendetta” che contraddistingue (secondo lui) la politica senaghese.
Ecco ancora che si giudicano gli altri, senza per altro aver mai parlato della questione in oggetto. Un’accusa nata dopo aver letto un post sul sito di Vivere Senago, probabilmente senza comprenderlo. Bastava chiedere di discuterne, prima di accusare. Bastava chiedere di chiarire. E invece, niente.

Lancia accuse di riempirsi la bocca della parola politica ma di perdersi dietro a rancori adolescenziali.
Come già fatto notare (pubblicamente) si potrebbe chiedere, in tema politica, che fine ha fatto quel dialogo fra forze politiche che era stato promesso, quei percorsi condivisi tanto decantati e mai attuati. Ma atteniamoci a questa nuova infornata di accuse, evitabile (ahimè, sarò ripetitivo) proprio col dialogo. Perché la buona politica si fa proprio col dialogo, si fa accettando le buone idee anche se arrivano dagli avversari politici, cosa non riscontrata fino ad oggi. Perché una buona idea lo è a prescindere. Sarà troppo difficile da capire? Forse è più comodo cercare di passare per vittime?

L’apice, la punta più alta della mail si tocca quando si accusa il consigliere di minoranza di non avere il coraggio di assistere al consiglio comunale, accusa abbastanza divertente, ma soprattutto quando afferma che Sofo sarebbe andato in Africa a fare l’eroe. Eroe farsi un anno di volontariato in un villaggio in Africa? E la dose la rincara affermando che Sofo starebbe dando l’immagine di un vigliacchetto che non sa prendersi le proprie responsabilità (cito testualmente).

Arrivare a muovere accuse personali a una persona è sempre un comportamento abbastanza meschino, specialmente se tali accuse risultano senza alcuna base. Prima ci si lamenta di presunte vendette e presunti attacchi personali, e poi ci si lascia andare proprio a insulti personali. Della serie: fate quello che dico ma non fate quello che faccio, classico esempio di chi preferisce puntare il dito verso gli altri senza nemmeno curarsi delle proprie contraddizioni.

Ma torniamo all’inizio, al chiedere aiuto: immaginate la situazione, è immaginate questa persona, insieme alla maggioranza, che viene a chiedere aiuto per passare l’impasse politico generato dai due consiglieri di maggioranza. Una cosa che ci sta, per carità. Però, alla luce di quanto esposto sopra, permetterete che mi scappi da ridere, anche perché queste accuse piovono nel pieno di questo impasse, con la maggioranza intenta a ricercare un accordo. Chiedo: con un post e una mail simile, avrà pensato di esser d’aiuto alla sua maggioranza?

Ecco, dopo questa valanga di accuse cosa pensereste se questa persona venisse a chiedervi aiuto? Quale sarebbe la vostra reazione?
In conclusione della mail trova anche spazio per denigrare anche il lavoro dei comitati sul tema vasche di laminazione, affermando che i comitati mettono patetici striscioni a uso interno che però legalmente non servono a nulla.

Patetici striscioni. Non contano niente. Credo che queste parole si commentino da se, senza ulteriore spreco di parole.

Post scriptum:

Mi prendo ogni responsabilità per aver pubblicato dei contenuti di una mail privata. Lo faccio per esigenza di trasparenza e chiarezza, lo faccio perché sono stufo di persone che vantano anime candide in pubblico e poi si lasciano andare a squallide accuse e infime insinuazioni in privato. Io preferisco scriverlo qui, pubblicamente. Sarebbe ora non solo di cambiare politica ma di cambiare approccio alla politica.
A ognuno le proprie riflessioni.

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Categorie:Riflessioni, Senago

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