Tasse e fiducia

Passata l’estate torno a guardare alcuni sondaggi pubblicati da SWG su diversi argomenti, e osservo alcune risposte abbastanza divertenti. Si parla, in un certo senso, di fiducia nel proprio Paese.

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Un dato che in parte parla di quella fiducia che si prova verso il proprio Paese, e che negli italiani è ormai ai minimi storici. Una fiducia dettata nella cura che lo Stato mette nell’occuparsi dei cittadini, nell’equità con cui lo fa. Ma solo l’11% sente di aver ricevuto più di quanto ha dato, mentre ben il 74% si sente in pareggio o, peggio, in credito, per aver dato più di quanto ha ricevuto. Un quando che dipinge un Paese che vive su una grossa sproporzione fra quello che prende e quello che restituisce: basti pensare all’altissima pressione fiscale, non compensata da servizi degni di questo nome. E così ogni volta che ci troviamo a che fare con mezzi pubblici scadenti, con liste di attesa interminabili negli ospedali, con una cronica inefficienza dell’amministrazione pubblica, con gli sprechi di denaro in inutili opere pubbliche, ogni volta noi sentiamo come se i nostri soldi venissero buttati via, bruciati in fatture gonfiate o in un’inefficienza che disperde i tanti soldi versati. Sentiamo tradita la nostra fiducia.

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Ed è anche per questo se il 51% delle persone si trova più o meno d’accordo con lo sciopero fiscale che vorrebbero attuare le due regioni amministrate dalla Lega Nord, la Lombardia e il Veneto. Sciopero che scaturisce dal pericolo di nuovi tagli alle spese sanitarie del governo centrale, con conseguente rischio di taglio sui servizi. Si è talmente disamorati della politica e della cosa pubblica, si è talmente diffidenti che si preferisce violare la legge per preservare i proprio guadagni, a fronte di tasse altissime che non garantiscono servizi adeguati.

Il problema di fondo in questo caso è l’altissima percentuale di evasione ed elusione fiscale, cifre che sono davvero impressionanti. Secondo questo studio pubblicato su Internazionale in aprile, la differenza fra quanto il fisco dovrebbe incassare e quanto effettivamente incassa è di 90 miliardi di euro. Risorse che permetterebbero non solo di far ripartire i consumi, ma permetterebbero di attuare tutta una serie di riforme che renderebbero questo Paese fra i più competitivi al mondo.

A testimonianza che il problema è assai grave e sentito, anche l’OCSE ha presentato un piano in 7 punti per combattere evasione ed elusione fiscale in tutta Europa. Un piano approvato e appoggiato anche dal G20, che dovrebbe vedere la sua piena operatività in oltre 40 Paesi nel 2017, anche se alcune si spera di renderle attuabili subito dal 2015.

”…Sono indicazioni tecniche che mirano a ristabilire la sovranità fiscale…” ha dichiarato Pascal Saint Amans, responsabile del progetto per l’OCSE, che mirano soprattutto a colpire i grossi colossi che stabiliscono le loro sedi in Paesi con fiscalità vantaggiosa in modo da accumulare piccoli tesori esentasse da decine di miliardi di euro in un meccanismo che oggi è completamente legale.

E sarà proprio andando a recuperare queste somme che si potrà non soltanto recuperare nuove risorse per far funzionare lo Stato, ma anche recuperare quel vincolo di fiducia e collaborazione fra politica e cittadini, elemento necessario affinché tutti si possano salvare, nessuno escluso.

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Categorie:Sondaggi

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