Abolire l’orario di lavoro

Richard Branson, patron della Virgin, è uscito con una nuova idea: abolire l’orario di lavoro, perché “contano i risultati, non le ore che passi in ufficio”. L’idea gli è arrivata dalla figlia, che gli ha fatto leggere un articolo che parlava di Netflix e di come questa azienda, con questa politica, abbia visto aumentare la qualità e la quantità di lavoro svolto.

“Ho un amico la cui società ha fatto la stessa scelta e che ha visto un miglioramento in ogni ambito, arrivando a un picco sia rispetto alla creatività che alla produttività dell’azienda. Ciò permette [ai lavoratori] di avere più tempo per la famiglia e per coltivare i loro interessi, perché così una persona felice, lavora meglio”.

Un’idea controcorrente per molti, sebbene già applicata da altri (oltre a Netflix la usano anche Google e l’amministrazione comunale di Göteborg, in Svezia), che potrebbe essere utile per ricalibrare gli impegni lavorativi che oggi occupano sempre più ore durante le giornate. Ma non tutti i commenti sono positivi:

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A parte che, ad esempio, non è esattamente come lavorare a cottimo, perché non si viene pagati a numero di pezzi prodotti ma per il raggiungimento di obiettivi (che una volta raggiunti ti lasciano libero). A parte che non si parla di vivere per lavorare, dato che proprio in questo modo si può avere più tempo proprio per vivere. A parte che considerare questo come l’anticamera dello schiavismo fa un po’ ridere, considerando (anche) come spesso sia sempre stata esaltata l’organizzazione in aziende come Google, che di queste libertà lavorative ne fanno un vanto.

A parte tutto questo, e facendo tesoro di alcune persone che vedo quotidianamente lavorare, comprendo perché così tante persone attaccano e criticano questa idea: hanno semplicemente paura di doversi organizzare da sole, di non avere il compitino da fare, di diversi esporre in prima persona per assumersi delle responsabilità. Sono quelli che preferiscono scaricare sui colleghi le rogne vere e quelle presunte, sbolognando tutto il possibile così da poter essere giustificati in caso qualcosa non vada bene. Sono un po’ quelli del “Faccio il minimo indispensabile, tanto non mi pagano abbastanza”, anche se il loro stipendio, per scaldare una sedia, sarebbe già sproporzionato.

Un comportamento pavido e paraculo, che in parte spiega il degrado della qualità del nostro mondo lavorativo. Si preferisce la comoda sicurezza di un lavoro scandito da un orario stabilito, in cui nessuno mai controlla lo standard lavorativo e in cui raramente ti viene chiesto conto di quello che fai, piuttosto che l’intraprendenza di diversi porre degli obiettivi e doversi applicare seriamente per raggiungerli. Un popolo che, al posto dell’innovazione, preferisce l’asfissiante abbraccio dello status quo.

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Categorie:Attualità

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